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Sorriso Terme Resort, il Riesame rigetta il ricorso

ISCHIA.  Le controversie relative alle normative sugli scarichi delle strutture alberghiere continuano a provocare notti insonni agli imprenditori isolani. Come molti ricorderanno, meno di due settimane fa, nell’ambito dell’attività di polizia giudiziaria in campo ambientale e demaniale coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli – V Sezione “Urbanistica ed Ambiente”, la Guardia Costiera di Ischia aveva dato esecuzione a tre provvedimenti di sequestro preventivo emessi dal Tribunale di Napoli su istanza dei Sostituti Procuratori della Repubblica,  le Dottoresse Persico, Rametta e De Pasquale. In particolare, i decreti di sequestro interessarono la totalità o porzioni di tre strutture site rispettivamente nei Comuni di Ischia (Giardino Eden) e Forio (Sorriso Thermae Resort & Spa e Hotel La Scogliera). Più specificamente, le attività di polizia giudiziaria riguardarono fattispecie in campo ambientale e demaniale, per presunti ed illeciti di abusiva occupazione per quanto concerne la struttura “Giardino Eden”, mentre per le altre due strutture furono rilevate irregolarità inerenti appunto  gli scarichi, facendo riemergere una problematica che ha periodicamente agitato il settore alberghiero nell’ultimo quinquennio. Nel caso del Sorriso Terme Resort il problema è originato da una questione giuridica, più che tecnica. Infatti sotto tale denominazione vengono indicate quelle che di fatto sono tre strutture separate: l’hotel Oasis, il Villa Sorriso, e una terza struttura. Esse fanno capo a diversi titolari, così come differenti sono le licenze e soprattutto gli impianti di depurazione e le condotte verso le fognature. Corrispondentemente, detengono differenti autorizzazioni. La Procura sembra invece non riconoscere la separazione tra le strutture, interpretandole come un insediamento unitario col risultato che il totale dei posti letto di ciascun albergo finisce per superare il limite massimo (240 posti) entro il quale è richiesto un determinato tipo di autorizzazione (quello per civili abitazioni), mentre nella prospettazione dell’accusa una volta oltrepassato quel numero non si è più in presenza di scarichi assimilabili a quelli delle civili abitazioni, cioè domestici, ma di scarichi che pur non essendo classificabili come rifiuti speciali sarebbero da considerare come scarichi di struttura industriale. Come tali finirebbero nella famigerata tabella C, per cui diventa necessaria una particolare autorizzazione dell’Ato (Ambito territoriale ottimale).  La difesa, sostenuta dall’avvocato Giuseppe Di Meglio, dopo il diniego del Tribunale del Riesame punta ora a ottenere una proroga, affinché si possa chiarire la realtà della situazione fattuale delle tre strutture, ottenendo l’autorizzazione richiesta e dunque adeguandosi anche formalmente alle normative chiamate in causa dalla Procura. L’auspicio è che il tutto possa andare a posto in tempi ristretti, viste le negative ripercussioni che si genererebbero in caso contrario: il periodo natalizio è ormai alle porte, e le attività alberghiere riporterebbero danni pesantissimi che è facile immaginare.

 

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