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Stop all’attività di ristorazione per “Il Giardino Mediterraneo”

DALLA REDAZIONE

ISCHIA. Stop all’attività di ristorazione per il “Giardino Mediterraneo”, l’azienda agricola meta di tanti amanti dei pregiati vini di produzione locale, che ha sede alla Via Nuova dei Conti di Ischia, dove si gode di uno scenario incantevole. L’antica cantina è infatti affiancata da una terrazza panoramica, posta in cima a una collina raggiungibile tramite una monorotaia, dove gli avventori hanno sempre apprezzato il paesaggio degustando prodotti tipici accompagnati dai vini prodotti in loco. L’azienda, che opera appunto nell’ambito della produzione vinicola, esercita infatti anche l’attività agrituristica. Proprio quest’ultima è stata sottoposta all’attenzione dello Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) e Tributi Locali del Comune di Ischia, in seguito ad accertamento tecnico effettuato presso le strutture della società lo scorso 19 ottobre. Dalla verifica è risultato che un locale adibito a cucina e le aree pertinenziali con tettoie, attrezzate con tavoli e sedie, sono utilizzate abusivamente per l’attività di ristorazione. In particolare, dall’accertamento è emerso che in adiacenza al locale cucina, di circa 35 metri quadrati con altezza inferiore ai tre metri, già accertato nel 2002 e costituito da muratura portante e solaio latero-cemento, è presente anche un locale di circa tre metri quadrati e mezzo, adibito a servizi igienici. Davanti a tale manufatto è stata realizzata una tettoia sostenuta da pali di legno, con copertura in ondulato plastico di altezza media pari a oltre due metri. Anche sul lato nord della cucina è stata rinvenuta un’altra tettoia (abusiva) lunga sette metri e larga sei, costituta da una struttura lignea portante e copertura in doghe di legno, ricoperte e impermeabilizzate da uno strato d’asfalto. Infine, sul lato orientale risulta un terrazzamento di circa venti metri quadrati, anch’esso abusivo, pavimentato ed attrezzato con tavoli e sedie per accogliere gli avventori del ristorante. Sono queste le strutture che, come riportato nell’accertamento a firma del tecnico comunale, il geometra Ciro Di Meglio, vengono contestate perché utilizzate nell’attività ristorativa. Nel provvedimento emesso lo scorso 26 ottobre, viene rilevato che la società “Il Giardino Mediterraneo”, è sì titolare dell’autorizzazione agli effetti sanitari  n.595/2004 per l’attività di vinificazione, imbottigliamento e deposito di vino, oltre che per  quella agrituristica con somministrazione di alimenti, ma viene altresì stabilito che i locali e le pertinenze sopra descritte non risultano autorizzati, né compresi, nei titoli autorizzativi in possesso della società. Inoltre, i locali adibiti a cucina, servizi igienici, nonché la tettoia di circa trentaquattro metri quadrati e di oltre due metri d’altezza, sono interessati dall’Ordinanza di demolizione n.159 del 16 ottobre 2002. Tale circostanza, come si legge nel provvedimento, collide col fatto che le attività commerciali devono essere esercitate nel rispetto delle vigenti norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia di edilizia, urbanistica e igienico-sanitaria. Infatti l’attività de “Il Giardino Mediterraneo” si svolge servendosi di strutture mancanti della conformazione urbanistica, dell’agibilità dell’immobile e della destinazione d’uso catastale: tutti requisiti oggettivi essenziali per lo svolgimento della attività commerciale in questione, e che hanno portato all’emissione del provvedimento, lo scorso 26 ottobre, da parte del funzionario responsabile del SUAP e Tributi Locali, che ordina alla signora Francesca Novelli, moglie del consigliere d’opposizione di Forio Vito Iacono e rappresentante della società, “il divieto di prosecuzione dell’attività di somministrazione di alimenti svolta nei locali e nelle pertinenze meglio descritte nell’accertamento tecnico protocollo n.295/UTC” del 19 ottobre“. Un durissimo colpo per un’attività che, specialmente nella stagione primaverile ed estiva, ha sempre visto un consistente afflusso di clienti, sia isolani che turisti, attratti dai sapori della tradizione contadina, in una zona di innegabile bellezza. L’azienda potrà inoltrare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per impugnare l’ordinanza.

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