CRONACAPRIMO PIANO

Ischia, il piano paesaggistico e il déjà-vu

Sindaci e Commissario rintuzzano e contestano il PPR come già fatto col Piano di Ricostruzione, dichiarandosi pronti alla levata di scudi, ma Discepolo ribadisce la bontà dell'operato della Regione che aveva già aperto la presentazione del Piano in luglio al Palazzo Reale di Napoli

Quanto visto giovedi al Mudis con il primo appuntamento del processo partecipativo al Piano Paesistico regionale sembra un incredibile Déjà-vu. La storia si ripete e quanto già accaduto con il Piano della Ricostruzione di Ischia e la triste riproposizione di un film già visto. Ritornano le accuse con i sindaci che non ci stanno e lamentano come lo strumento urbanistico sia stato calato dall’alto. Qualche mesetto fa si sono vissute le stesse querelle con le medesime accuse al PdRi, il Piano per la Ricostruzione contestato sempre dai primi cittadini per le medesime ragioni. Anche quel piano, approvato a fine luglio dalla Giunta Regionale, fu fortemente avversato dai sindaci del Cratere interessati e vide persino l’intervento del presidente Vincenzo De Luca costretto a fare da paciere e arbitro ad un nuovo tavolo di concertazione istituzionale con lo stop del piano, che fu nuovamente riapprovato a fine dicembre scorso. Giovedi è accaduto lo stesso con la convocazione del primo appuntamento di “paesaggi in-formazione” che ha di fatto aperto la fase delle osservazioni al PPR. Eppure, il PdRi può ben dirsi una costola del PPR, i due piani sono di fatto coevi e contestuali ed entrambe, a luglio, anche per questo furono introdotti al grande pubblico presso la sede della Soprintendenza, senza per questo tralasciare la sigla del Protocollo istituzionale che li ha riguardati. Insomma, si riparte da dove ci si era lasciati. Non più solo 3 sindaci, ma 5 su 6, con il benestare del Commissario, rintuzzano e contestano il PPR come già fatto col Piano di Ricostruzione, dichiarandosi pronti alla levata di scudi, ma Discepolo ribadisce la bontà dell’operato della Regione che aveva già aperto la presentazione del Piano in luglio al Palazzo Reale di Napoli. E non vi è da dubitare che a breve arriveranno altri siluri dei primi cittadini. Anche perché secondo gli amministratori locali non si tratterebbe di aggiustare o rivedere qualche passaggio ma di cambiare quasi tutto. Insomma, un problema di non poco conto.

Intanto la voce della Regione con l’Assessore Discepolo non pare sconvolgersi più di tanto e ha replicato tono su tono agli attacchi. « Assolvere le colpe del passato in nome del Piano è riduttivo ed ingiusto, ma non è il momento delle polemiche ma del fare». Per Bruno Discepolo è tutto chiaro e risponde sia a Legnini che hai sindaci: «In questa fase, mentre si chiudono le osservazioni del Piano di Ricostruzione, siamo qui per poter discutere insieme delle possibili osservazioni al Piano Paesaggistico. Giovanni Legnini ha fatto un suo intervento ribadendo la posizione, che io conosco da tempo, relativamente all’interpretazione della norma varata dal legislatore nazionale e l’attribuzione che la norma a fatto di valenza paesaggistica il Piano della Ricostruzione. Abbiamo lavorato in tutti questi anni in totale sintonia col commissario, con la sua struttura, non necessariamente avendo sempre un punto di vista coincidente, ma sempre ritrovando un momento di sintesi importante per il lavoro che si stava facendo. Su questo punto io continuo a dover segnalare una differente interpretazione da quella portata dalla struttura commissariale che si definisce nel fatto che il Piano della Ricostruzione non ha il potere di sostituire il Piano Territoriale Paesaggistico approvato ai sensi della legge Galasso». Nel merito delle precisazioni dell’Assessore rivolte al Commissario lo stesso Legnini ha più volte ribadito di «non aver detto questo», Discepolo ha così preso atto della precisazione evidenziando nel merito che « il piano paesistico della Regione Campania è unico in Italia per come inteso e per come veniva inteso prima il piano ed è oggetto della copianificazione con il Ministero della cultura».

Poi aggiunge: « Il PdRi aveva i suoi tempi, ma non potrebbe prevedere le cose che deve prevedere, stante ancora la vigenza del vecchio Piano Paesaggistico, della 431 e in assenza ancora dell’approvazione definitiva del Piano Paesaggistico Regionale. In questo senso abbiamo adottato un protocollo, stabilito un procedimento per il quale abbiamo previsto in forma sperimentale ed innovativa la possibilità stante anche un comma della legge regionale che lo consente, nell’ambito del riconoscimento di alcuni ambiti territoriali identitari  che fosse riferita al Isola d’Ischia. Abbiamo messo in movimento questo percorso, che doveva essere parallelo di redazione del Piano di Ricostruzione, in maniera tale che il nuovo Piano Paesaggistico, che da solo non può superare o sostituire il Piano Territoriale Paesistico esistente, possa acquisire fino in fondo quella valenza paesaggistica, perché confortato dal fatto che, nel frattempo c’è anche il Piano Paesaggistico dell’Isola d’Ischia. Evidentemente devono essere poi conformi l’uno con l’altro perché altrimenti creeremo soltanto un elemento di conflitto e di problematiche. In questo senso dobbiamo avere l’obiettivo di arrivare insieme oggi a chiudere la partita del Piano di Ricostruzione con le osservazioni e di questo Stralcio del Piano Paesaggistico con le osservazioni. Insieme questi tuoi strumenti consentirà di superare ciò che prevede che eventualmente ostativo all’ipotesi del Piano di Ricostruzione tutto ciò va fatto per consentire l’avvio concreto e definitivo della ricostruzione». E sulle polemiche Discepolo rispedisce al mittente: « C’è stato anche un fronte di polemiche, anche se credo che in qualche modo dagli interventi che sono stati fatti in maniera trasparente. Una riflessione, però, da questo punto di vista e per ciò che ho sentito, va fatta. Ovvero bisognerebbe capire che cosa vuol dire “miglioramento rispetto al piano paesistico esistente”. Se mi consentono gli amici sindaci. Ho sentito esaltare il valore partecipativo del vecchio Piano Paesistico. Cosa che non è stata. Mentre il sindaco Giacomo Pascale ha detto che quel piano fu stato calato dall’alto. Isomma…. I Piani Paesistici fatti in Campania ai sensi della legge Galasso sono stati una anomalia italiana. All’epoca la Campania fu l’unica Regione ad essere esautorata dal suo compito e commissariata. Poi dare le colpe di un passato, della cementificazione eccessiva, di un modo di fare con cui si è rischiato di compromettere la natura e le potenzialità dell’isola ad un Piano, non è intellettualmente onesto e non serve a nessuno. Ridurre tutto oggi a ciò che è consentito fare e non fare con il Piano, non da il senso dell’obbiettivo di questo piano, che è stato difficile, che certamente recherà degli errori che siamo pronti a correggere.Non so se meglio o peggio.Oggi abbiamo un piano innovativo e partecipativo che consentirà la riqualificazione e la valorizzazione dell’isola intera e la ricostruzione dei comuni colpiti dal terremoto e dalla alluvione. Non voglio fare polemiche sterili oggi. Questo non è un prodotto finito, siamo aperti alle osservazioni, abbiamo soltanto voluto dare degli elementi per comprendere con quale strumento bisogna confrontarsi. Certo noi oggi abbiamo una grande responsabilità. Ciò non toglie che poi le amministrazioni e gli uffici tecnici assolveranno al loro compito».

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