CRONACAPRIMO PIANO

Tante rinunce per lavorare, il malumore degli stagionali

Venerdì la manifestazione di piazza con la protesta per l’assenza di sussidi e bonus per diverse categorie ma a tenere banco è anche un’altra questione rimasta fin qui sotto traccia

Il giorno dopo è quello della riflessione, che dopo la piazza torna nuovamente ad impazzare sui social. Il popolo dei lavoratori stagionali che venerdì mattina ha urlato la sua rabbia ad Ischia, torna così a interrogarsi su quello che potrà essere un futuro che certo si presenta ricco di insidie e punti interrogativi. In tanti postano la notizia del cameriere che si è tolto la vita a Teramo dopo che l’albergo nel quale prestava servizio aveva ridotto il personale a causa del coronavirus. E c’è chi parla senza mezzi termini di “triste realtà”. E poi c’è Pietro, che fa una considerazione che ci permetterà anche di arrivare al nocciolo della questione. Ritornando alla manifestazione di venerdì, spiega: “I bonus, la dissocupazione, tutto giusto, ma bisogna lottare anche per i diritti di noi lavoratori. Contratti da 40 ore settimanali, mi dite chi le fa nel mondo del turismo? Mi dite quante ore di straordinario ci vengono date? Mi dite se la giornata libera è un diritto oppure no? Si, è vero, lavoriamo solo sei mesi l anno, ma come orari di lavoro è come se lavorassimo dieci mesi l anno. Per qualcuno noi siamo parassiti, ma parassiti di cosa? Ogni stagione è una guerra. 10-12 ore di lavoro al giorno per paghe misere in relazione al lavoro che facciamo.

Alcuni lavoratori hanno riferito che i titolari delle aziende dove prestano servizio avrebbero chiesto loro di fare a meno del giorno di vacanza e in alcuni casi di sobbarcarsi un maggiore orario di lavoro per dare un “contributo alla causa” in questo momento difficile. E la cosa, ovviamente, fa storcere il naso

Non siamo macchine ma esseri umani. Vogliamo lavorare ma con tutti i nostri diritti. Un dipendente contento lavora meglio. Rispetto per noi lavoratori stagionali. Abbassare la testa pur di lavorare? Non ci sto. Lo abbiamo fatto per troppi anni. Anzi noi giovani stiamo subendo qualcosa che è nata grazie a chi in passato ha reso un dovere verso gli imprenditori quello che era un favore. Rispettateci”.

Un appello che cade a fagiolo perché nel corso della manifestazione di ieri, o meglio a margine della stessa, il cronista è stato fermato da alcuni lavoratori che hanno voluto raccontargli – chiedendo naturalmente il rispetto dell’anonimato, che manco sotto tortura violeremmo – come il faticoso avvio di questa stagione turistica non stia nascendo sotto la migliore stella. “Ho parlato con il mio datore di lavoro – ci ha detto una signora – e con me è stato categorico: la struttura dove lavoro riaprirà i battenti, ma mi ha parlato di stagione difficile e del fatto che tutti dovranno stringere la cinghia. E a noi lavoratori, detto per inciso, toccherà non soltanto non guardare l’orologio (questo non lo facciamo da tempo, per la verità) ma anche rinunciare al giorno di festa. Ed è chiaro che con questi chiari di luna non si può che sottostare e accettare”. Ora, pur consapevoli di prenderci magari qualche “bestemmia” appresso, abbiamo provato ad approfondire la questione con i nostri pochi interlocutori (il tenore della denuncia era bene o male lo stesso) provando a metterci anche dalla parte di chi fa impresa, che in questo momento probabilmente riapre i battenti facendo un salto nel buio, senza poter immaginare che piega prenderà la stagione. Ma i lavoratori ci hanno ribadito che non è giusto che debbano subire un “do ut des” del genere e noi ne prendiamo atto partendo dal presupposto che naturalmente hanno ragioni da vendere.

Ritornando ai classici commenti del giorno dopo e a quello che bolle in pentola, c’è poi Gennaro che con filosofia bacchetta i tanti, tantissimi assenti di venerdì (un esercito, se si considera che gli stagionali in servizio sull’isola sono circa diecimila e in piazza si sono contate massimo trecento presenti) usando l’arma dell’ironia: “Un applauso a tutti quelli che dicono che bisogna andare a protestare a Roma, ma poi non vanno alle manifestazioni sotto casa. Siete bellissimi”. E così mentre c’è chi comincia a pensare – anche grazie alle riaperture dei confini tra le Regioni – che una manifestazione nella capitale potrebbe avere ben altro impatto mediatico e non solo, si guarda anche all’evoluzione degli eventi per quanto riguarda l’erogazione dei sussidi la cui assenza ha fin qui penalizzato i lavoratori nostrani. Le ultime circolari parlano di “semaforo verde” anche per i lavoratori assunti tramite agenzie interinali, allo stato dell’arte resterebbero fuori soltanto quelli a tempo indeterminato. Che, va detto, dalle nostre parti non sono certo pochi.

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