CULTURA & SOCIETA'

Una vita in divisa, Maurizio Pinto si racconta a cuore aperto

Ieri mattina presso la sede della Diocesi di Ischia si è svolta la presentazione del libro “Io, poliziotto da Ischia”, alla presenza dell’autore, di autorevoli relatori, autorità e soprattutto giovani studenti

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Un momento particolarmente sentito e partecipato, alla presenza di istituzioni, autorità, semplici cittadini ma anche di una cospicua delegazione di studenti degli istituti superiori dell’isola d’Ischia. Nella sempre elegante e suggestiva cornice della Diocesi di Ischia, si è svolta ieri mattina la presentazione del libro “Io, poliziotto da Ischia”, scritto dall’ispettore di polizia Maurizio Pinto in servizio presso il locale commissariato di polizia. Quando si aprono le danze, il tavolo è composto da un parterre di tutto rispetto. C’è naturalmente l’autore del libro, con lui una vecchia conoscenza di Ischia come l’ex dirigente del commissariato Vincenzo Mauro, l’attuale dirigente Ciro Re e il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori dott.ssa Emilia Galante Sorrentino. A moderare l’incontro – introdotto dai saluti di rito del sindaco Enzo Ferrandino, dalle parole di Marianna Sasso e da un veloce intervento di Anna Di Scala che ha ricordato la manifestazione indetta per domenica dal “Comitato La Strada del Buonsenso” per onorare le vittime della strada – il giornalista Vincenzo Agnese, che ha in primo luogo indirizzato una serie di domande a Maurizio Pinto.

PINTO: «Ho avuto a che fare con le situazioni più cruente, soprattutto nel periodo in cui ero in Calabria, al tempo furono messe in campo delle iniziative che, con lungimiranza, rivoluzionarono quei territori. Un poliziotto deve decidere subito nell’immediatezza, bisogna essere preparati»

«Il progetto della realizzazione del libro è nato durante il covid – ha detto tra l’altro Pinto – la figura del poliziotto è quella di chi ha tantissimi doveri, ma molto spesso non si riescono a vedere i sacrifici che ci sono dietro una divisa. Le storie raccontate nel libro sono tutte storie vere. Se la mia vita dovesse finire domani, potrei dire di aver vissuto tante vite e non una sola, questo per le tante esperienze che ho vissuto nella mia carriera». Poi, visibilmente emozionato ed a tratti anche commosso, Maurizio Pinto ha aggiunto: «Mi sto facendo vecchio, rivedere il dottor Mauro mi ha riportato a rivivere gli anni più belli della mia vita. Mi diceva il questore Guido Marino che fare il poliziotto o ti piace o lo soffri, oggi tra le varie forze dell’ordine abbiamo un alto numero di suicidi, perché oggi non si può più dire “ti vuoi trovi la sistemazione? Vai a fare il poliziotto” non è così, è una vita sofferta, per quanti sacrifici possa aver fatto io rifarei tutto dall’inizio. Ho avuto a che fare con le situazioni più cruente, soprattutto nel periodo in cui ero in Calabria, al tempo furono messe in campo delle iniziative che, con lungimiranza, rivoluzionarono quei territori. Un poliziotto deve decidere subito nell’immediatezza, bisogna essere preparati. Oggi la cultura è importante, agli studenti che sono qui dico di mettercela tutta, di avere soprattutto onestà intellettuale e onestà morale queste sono le doti che oggi sono fondamentali per la nostra società ma in tutti i campi non solo del mio. I miei genitori mi hanno educato al culto dell’onestà, i miei miti sono sempre stati Falcone e Borsellino, per cui l’idea che alla fine la giustizia vinca su tutto, è sempre stata presente».

MAURO: «Cominciamo in Calabria una dura lotta alla ndrangheta: furono assegnati, nella piana di Gioia Tauro, dei poliziotti, forse i migliori provenienti da tante realtà, persone molto preparate, votate al sacrificio: Maurizio è una di queste persone, che io conosciuto e che ho apprezzato»

Successivamente ha preso la parola Enzo Mauro, uno straordinario curriculum da poliziotto con esperienze anche sulla nostra isola. Il suo, ovviamente, è soprattutto un album dei ricordi: «Ho diretto il commissariato quaranta anni, buona parte delle persone con cui ho collaborato nel commissariato di Ischia forse non ci sono più e questo mi dispiace: mi piace però ricordarle con affetto perché hanno fatto molto, eravamo quattro gatti e le persone che lavoravano allora, tante persone legate al territorio e io le saluto così. Persone straordinarie che hanno aiutato Ischia in un periodo un pò’ difficile perché allora avevamo una criminalità che da Napoli nel periodo estivo si spostava qui andava combattuta con strumenti forti e quindi, un plauso a questi personaggi». Poi Mauro continua il suo amarcord: «Dopo Ischia ho ricoperto altri incarichi ministeriali poi sono stato trasferito a Gioia Tauro che era un commissariato incrementato perché in quel periodo storico era stato aperto il porto di Gioia Tauro che è una realtà estremamente complicata, sembrava che il porto di Gioia Tauro fosse stato aperto dalla criminalità organizzata calabrese per il traffico di stupefacenti, voglio soltanto per inciso dire che le ndrine calabresi sono le associazioni mafiose più terribili e sono i principali trafficanti di sostanze stupefacenti nel mondo, per cui all’apertura del porto – fatto davvero eccezionale – tutti quanti sospettavano di questo fatto. Il ministero creò questo polo che ebbe lo scopo di unire tutti i commissariati per combattere soprattutto l’idea che quel porto fosse della criminalità organizzata e così con quelle realtà difficili, con le ndrine che erano diciamo agguerrite per impadronirsi di quella realtà, iniziamo una lotta spietata. Quindi cominciamo questa lotta, furono assegnati, nella piana di Gioia Tauro, dei poliziotti forse i migliori provenienti da tante realtà, persone molto preparate, votate al sacrificio: Maurizio è una di queste persone, che io conosciuto e che ho apprezzato”.

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RE: «Maurizio Pinto è stato in grado di farmi commuovere, si tratta davvero di una splendida persona. Ai giovani dico che noi abbiamo bisogno dell’aiuto dei cittadini: non siamo “l’altro” o il nemico, ma vicini alla gente»

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A prendere poi la parola è stato il dirigente del commissariato Ciro Re, che ha iniziato il suo intervento dal tavolo prima di spostarsi tra gli studenti con i quali ha dialogato e interloquito. Simpaticamente, Re ha esordito dicendo: «Mi sia soltanto consentito dire che odio Maurizio Pinto perché è stato in grado di farmi commuovere, a parte gli scherzi si tratta davvero di una persona meravigliosa. Non scherzo nel dire che ho una pessima nomea perché alle volte si può risultare simpatico o antipatico in base all’azione che poni in essere che deve sempre essere il supremo interesse della cittadinanza. Siamo qui chiaramente per garantire la sicurezza ai cittadini in particolare come autorità locale di pubblica sicurezza. Dobbiamo tutelare tutti i cittadini, chiaramente se c’è un interesse generale e quello che va tutelato, e quindi l’interesse del singolo in quanto componente una comunità. Spesso siamo visti un po’ come quelli che reprimono, ma a noi piace fare prevenzione non repressione. Soprattutto abbiamo bisogno del vostro aiuto il suo aiuto, la polizia e non è “l’altro” la polizia non è il nemico, non è quello che è lì a reprimere pronto a intervenire per mettere le manette, per arrestare. Dobbiamo creare un dialogo, un ponte ideale tra polizia di Stato, istituzione e cittadini».

GALANTE SORRENTINO: «Secondo me l’ispettore Pinto ha veramente 70 o 80 anni, perché a leggere il libro sembra che ne ha vissute tante di vite, come ha detto lui si è trovato in situazioni incredibili, affascinanti, difficili, pericolose, entusiasmanti, tristi, dolorose e sono un po’ quelle in cui ci troviamo noi tutti operatori del diritto».

Particolarmente apprezzato è risultato anche l’intervento della dott.ssa Emilia Galante Sorrentino, per la quale già nel corso del suo intervento Maurizio Pinto aveva speso parole d’elogio. «Non so se essere più contenta o più emozionata di questo invito di trovarmi in una sala così piena di ragazzi – esordisce il sostituto procuratore – c’è stato tra me e l’ispettore Pinto un “colpo di fulmine”, la vita è fatta di incontri e il colpo di fulmine può esistere in amore ma può esistere nella unità di pensiero, di sentimenti, di modo di sentire di affinità elettive, venire a letto in letteratura: è veramente da uno scambio di battute che c’è stato tra me l’ispettore quest’estate si è accesa quella scintilla di comunità di intenti di comunità di sentire per la quale oggi, veramente, gli sono grata. Ho letto con attenzione con divertimento, con passione questo libro che ci ha lasciato veramente con l’attesa della seconda puntata, perché finisce proprio quando torna Ischia. Quindi poliziotto non “a Ischia” ma “da Ischia” e quel “da” secondo me spiega poi anche tante cose del libro. Secondo me l’ispettore Pinto ha veramente 70 o 80 anni, perché a leggere il libro sembra che ne ha vissute tante di vite, come ha detto lui si è trovato in situazioni incredibili, affascinanti, difficili, pericolose, entusiasmanti, tristi, dolorose e sono un po’ quelle in cui ci troviamo noi tutti operatori del diritto». Poi la dott.ssa Galante Sorrentino tira le somme e conclude: «Quello che mi ha appassionato del libro dell’ispettore Pinto è stato proprio quel suo senso di gratitudine e di appartenenza, di gratitudine alla sua famiglia, di gratitudine alla scuola, di gratitudine alle colleghi, ai capi. Inoltre mi ha colpito il senso di appartenenza alla sua terra, alla divisa e il riconoscimento sentito nei confronti della polizia di Stato».

FOTO FRANCO TRANI

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