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Voglia di Prima Repubblica

Credo che il voto referendario del 4 dicembre 2016, con il quale a grandissima maggioranza è stata respinta la farraginosa riforma istituzionale proposta dal leader del PD Matteo Renzi, deve essere interpretato come una “ bocciatura” della nostra cosiddetta “ seconda Repubblica” e dell’ applicazione durata oltre vent’anni della cosiddetta “ costituzione materiale” che ha significato  la nascita del “ cesarismo” – l’ eufemismo con il quale si addolcisce il “ podestarismo” o l’ indicazione di “ un sol uomo al comando” – cioè proprio quello che i Padri Costituenti del 1948 volevano assolutamente evitare memori delle conseguenze del ventennio fascista. In nome della “ moralizzazione della vita pubblica” dopo lo scandalo di “ tangentopoli” del 1992 sono stati distrutti tutti i partiti politici tradizionali che avevano contribuito con le loro classi dirigenti non solo a scrivere nel 1948 la Legge Fondamentale dello Stato ma ad assicurare 50 anni di sviluppo economico e sociale senza precedenti per l’ Italia con una democrazia politica che pur instabile era comunque entrata nel costume italiano.

“ Tangentopoli” ed il crollo del comunismo  con scioglimento dell’ Unione Sovietica ed ancora l’ unificazione delle due Germanie hanno rappresentato per l’ Italia una miscela esplosiva che ha cancellato  la “ ritualità” e la “ particolarità” della Repubblica Parlamentare italiana. Così la Repubblica Parlamentare, con due Camere con uguali poteri elette con il sistema elettorale proporzionale e con un decentramento amministrativo impostato su tre livelli di potere locale – Regione, Provincia, Comune -, è parsa obsoleta di fronte ai cambiamenti politici ed economici dell’ Europa e del mondo intero con la terza  rivoluzione industriale della Storia cioè l’ avvento dell’ informatica e della telematica. Negli anni ‘ 90 ci fu l’ esplosione della richiesta di “ democrazia diretta”  da parte del popolo e da qui il grande successo del movimento referendario di Mario Segni. Il movimento referendario rappresentò la condanna del “ sistema dei partiti” perché il sistema era degenerato in una “ partitocrazia” che si era sostituita alla effettiva democrazia politica.

Tuttavia i partiti erano e sono necessari ma da “ solidi” divennero “ liquidi” con un leaderismo  che faceva aggio sulla partecipazione collettiva. Così la “ discesa in campo” di Silvio Berlusconi con “ Forza Italia” nel 1994 segnò la stagione dei “ partiti personali” con nuove denominazioni o una nuova semantica senza alcun riferimento alle Grandi Idee del XX secolo come “ Liberalismo”, “ Socialismo”, “ Cattolicesimo Sociale”. Così i confini tra la Destra e la Sinistra divennero estremamente fragili. La “ Costituzione materiale” è stata applicata per oltre vent’anni mettendo in soffitta la “ Costituzione Formale” del 1948. La trasformazione di una “ Repubblica Parlamentare” in “ Repubblica Presidenziale” che si voleva attuare sotto mentite spoglie invece di dirlo e farlo con estrema chiarezza politica e giuridica in luogo di cominciare correttamente dall’ alto verso il basso e cioè dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Consiglio dei Ministri è stata avviata dal “ basso” e cioè dai Comuni con la legge sull’ elezione diretta del sindaco n.81 del 1993. Questa legge ha trasformato il sindaco in “ Podestà” poiché tutti i poteri “ esecutivi” gli sono stati assegnati dalla Legge e la Giunta, che prima era eletta al pari del Sindaco dal Consiglio Comunale in applicazione della “ democrazia indiretta” sulla quale regge tutta l’ impalcatura della Costituzione del 1948, è diventata solo un “ organo tecnico” del Sindaco-Podestà poiché gli assessori sono nominati con decreto del Sindaco e sono dimissionati dal sindaco e di fatto “ irresponsabili” di fronte al Consiglio Comunale che dovrebbe essere l’ organo “ volitivo” del sistema degli enti locali. La n.81 del 1993 è ancora più assurda se si tiene conto che fino ai Comuni con 10mila abitanti gli “ assessori” possono essere anche consiglieri comunali mentre per i Comuni oltre i 10mila abitanti gli assessori debbono essere necessariamente “ non consiglieri comunali”. Il paradosso è rappresentato proprio da questo: un consigliere comunale  che si è impegnato in una campagna elettorale  come quella del Comune di Ischia per diventare “ assessore” si deve dimettere da consigliere comunale  ma  del suo nuovo incaricato è nelle mani del sindaco e della sua discrezionalità e non del consiglio comunale. Il Comune di Ischia ha offerto esempi eclatanti di assessori “ silurati” dal sindaco-podestà Giosi  Ferrandino che avevano rinunciato al seggio in consiglio.

Il Consiglio Comunale è stato quindi ridotto ad un ruolo notarile spesso ridotto alla presa d’ atto ex post di decisioni già prese dal sindaco-podestà. E’ il caso recente del sindaco-podestà di Napoli, Luigi De Magistris, che è podestà di serie “ A” perché anche  “ sindaco-metropolitano” cioè ha poteri assegnati dalla leggina Del Rio del 2014 con la quale vengono “ svuotate” le Province,che convoca il consiglio per la “ presa d’ atto” dell’ accordo con la Regione ed il Governo per la bonifica di Bagnoli suscitando finalmente una giusta protesta dell’ intera opposizione – destra e sinistra insieme – e perfino all’ interno della sua maggioranza perché la seduta è andata deserta. Questo “ cesarismo” locale non ha riscontri nella tradizione unitaria italiana con la prima legge del 1889 e soprattutto con il testo unico della legge comunale e provinciale del 1934 fra i primi atti di revisione democratica da parte del “ governo provvisorio” con l’ approvazione il 10 dicembre 1946 del disegno di legge del Presidente del Consiglio dei Ministri, Alcide De Gasperi, da parte dell’ Assemblea Costituente che svolgeva anche il ruolo di Camera dei Deputati.

Era meglio nel suo complesso la Prima Repubblica ed è questo che gli italiani hanno confermato con il voto del 4 dicembre 2016. Non si tratta di passare alla Terza Repubblica – mutuando dalla politica francese che dal 1779 ha avuto Cinque Repubbliche – ma di ritornare pienamente alla Prima sia a livello Centrale che a livello Periferico perché la democrazia repubblicana funzionava meglio ed era più partecipata. Quale “ autonomia” rispetto al sindaco-podestà potrà avere la “ giunta tecnica” del sindaco di Ischia Enzo Ferrandino  che si presenta prima di tutto senza ALCUN Colore Politico proprio in una stagione dove appare sempre più necessario una chiara identità PARTITICA per affrontare un’epoca di profonde trasformazioni? Quale “ autorevolezza” potrà avere questa “ giunta tecnica” nei confronti del Consiglio Comunale nella sua interezza, nei confronti del personale comunale e degli stessi cittadini-elettori? Risposte da affidare agli eventi poiché fra l’ altro questa “ giunta tecnica”, lontanissima dal Consiglio Comunale e “ nominata” quasi per gestire un “ condominio”, è costituita da alcuni personaggi dal buon “ curriculum studiorum” ma dal discutibile “ corso politico” nella peggiore “ partitocrazia” degli anni ‘ 80 del craxismo  con militanze nella  ex-sinistra o nell’ ex-fronte contro il Comune Unico dell’ isola d’ Ischia in nome di una inqualificabile posizione di antistorico campanilismo o che vengono dal cattolicesimo sociale incapace di chiare scelte di Partito.

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A me pare che il “ caso di Ischia” ci impone il ritorno pieno alla POLITICA DEI PARTITI ed all’impegno per una RICOSTRUZIONE di una Sinistra Moderna,Repubblicana, pienamente Costituzionale, da Roma in su ed in giù. Solo con i PARTITI si potrà avviare la Coesione Economica e Sociale dell’ isola d’ Ischia – premessa “ costituente” per la “ costituzione” di una sola Autorità Amministrativa . Per andare, insomma, oltre il “ condominio”.

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