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3 milioni di lavoratori hanno scelto i Piani Individuali Pensionistici

Il sistema pensionistico italiano si basa su tre pilastri: questi sono il sistema previdenziale pubblico, la previdenza sociale e la pensione integrativa (che è genericamente definita con l’acronimo di PiP). Il primo fondamento è obbligatorio: si tratta della pensione a cui contribuisce ciascuno versando i propri contributi, equipollenti al proprio guadagno nell’arco di tutta la vita lavorativa. Il secondo punto fa riferimento ai fondi chiusi, dedicati ai lavoratori di una data categoria e di una determinata azienda. La previdenza individuale, invece, è il mezzo a cui ricorrono quanti non vogliono, o possono, optare per un fondo pensionistico chiuso: di questa categoria fanno parte determinati strumenti finanziari o di risparmio. O gli orma celebri PiP, sigla che sta per Piani Individuali Pensionistici.

A fine 2017, secondo quanto emerge dalla Relazione annuale della Covip pubblicata da Repubblica, i numeri indicavano che gli iscritti a forme pensionistiche complementari erano 8,341 milioni. I fondi chiusi hanno 2,800 milioni di sottoscrittori (in crescita dell’8% rispetto all’anno precedente). I fondi pensione aperti hanno circa 1,300 milioni di iscritti (+9% sul 2016). Infine, i Piani Individuali Pensionistici sono stati scelti da circa 3 milioni di lavoratori, in una sola parola un patrimonio di circa 160,7 miliardi. Chiarita questa posizione, è utile parlarne più dettagliatamente.           

Il Pip è uno strumento di accumulo del capitale che permette di distribuire i proventi attraverso una rendita vitalizia (o in altre forme) al raggiungimento dell’età pensionabile. I lavoratori diventano dei veri e propri investitori in quanto versano regolarmente contributi che si trasformano in un piano di investimento. Una volta raggiunta l’età pensionabile, il contraente eroga un Pip pari a quanto ha accumulato nel corso degli anni.

Il Centro Studi Moneyfarm ha evidenziato alcuni vantaggi del Piano Individuale Pensionistico. In primis la reversibilità. Infatti, Esistono alcuni casi, però, in cui è possibile recedere dall’investimento pensionistico in anticipo. Come ad esempio gravi situazioni di salute, proprie o dei propri familiari, è possibile ritirare fino al 75% di quanto maturato. Ancora, dopo 8 anni di accumuli si può richiedere il 75% del fondo per acquisto o ristrutturazione della prima casa o il 30% dell’ammontare versato senza bisogno di fornire ulteriori giustificazioni. È possibile invece riscattare completamente il Piano individuale pensionistico nel caso di Morte del contribuente in favore degli eredi, gravi invalidità e di disoccupazione. Il Pip risulta uno strumento estremamente flessibile.

Sicuramente il Pip conviene a livello fiscale rispetto ad altre forme di investimento, anche se bisogna vincolare il proprio capitale. In particolare, i rendimenti sono tassati al 20% mentre i versamenti al 15%.

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Infine, è possibile sottoscrivere un Piano Individuale Pensionistico anche da parte di un soggetto minorenne. Il vantaggio dei Pip rispetto ad altri strumenti della previdenza complementare è rappresentato dalla impignorabilità dello strumento. L’autorità giudiziaria non può sequestrare o pignorare il Piano Individuale Pensionistico.

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