IL COMMENTO Ischia tra turismo e società

DI GIUSEPPE LUONGO
Ad Ischia tre temi sono oggetto di recente attenzione: la Coppa America che dovrebbe portare incredibili risorse nell’Isola il prossimo anno, con l’arrivo di megayacht nei suoi porti per seguire le regate che si svolgeranno nel Golfo di Napoli; la paura di una crisi del turismo nell’Isola; la solitudine dei giovani generata dalla diffusione degli smartphone. Ma della ricostruzione, della delocalizzazione dei terremotati sul continente non è più il problema centrale per la rinascita di Casamicciola? Qualcuno che vede la Coppa America come la panacea di tutti i mali dell’Isola ha provato a costruire uno scenario, in termini economici, dell’invasione dell’Isola dei ricchissimi in occasione della Coppa America? Quale potrebbe essere l’impatto di questo evento nel futuro dell’Isola? Sarebbe un “uragano di risorse”, dicono gli esperti, che potrebbe estinguersi rapidamente, lasciando scorie insolubili sul territorio o produrre una vera trasformazione strutturale della società e dell’economia isolana?
Quando si realizza qualcosa di impegnativo per ospitare un evento di rilevanza globale, bisogna procedere con cautela per evitare che quanto realizzato, in termini di infrastrutture,per organizzare o partecipare alla manifestazione non diventi un “peso” per la comunità alla fine della “festa”. Per evitare un disastro chi progetta le opere per ospitare i protagonisti e gli spettatori, nel caso in esame della Coppa America, con le loro costose esigenze, deve trovare il giusto equilibrio tra le esigenze di breve periodo degli ospiti e quelle della comunità ospitante che aspirano ad uno sviluppo lento, ma robusto e duraturo. La domanda che emerge è se si stia procedendo con tale obiettivo.
Sulla crisi del turismo a Ischia o quantomeno sul timore diffuso che ciò possa realizzarsi, come indicherebbero, secondo alcunicommentatori, i segnali registrati in alcune attività commerciali e sui comportamenti inadeguati allo stile dell’ospitalità dell’Isola di parte degli ospiti che la scelgono per una visita veloce, rientrante in quella componente del turismo di vicinanza. Su questo aspetto si dibatte da tempo. nella valutazione degli effetti per l’immagine caotica che possa assumere Ischia.
Le condizioni ambientali in parte dell’Isola sono profondamente cambiate per le ferite che mostra il territorio a causa degli eventi disastrosi del terremoto del 21 agosto 2017 e della colata di fango del 26 novembre del 2022. A nove anni dal terremoto le ferite non sono state ancora rimarginate e questa condizione pesa non poco sulla capacità di attrazione dell’Isola. Bisognerebbe mostrare ai potenziali ospiti che l’Isola avrebbe superato abbondantemente la crisi per gli effetti dei due disastri citati, puntando alla ripresa delle attività alla Terme, note tra le più famose al mondo, con finalità al benessere del fisico per i giovani e i diversamente giovani, alla realizzazione di un Parco Naturale e delle Acque e al lancio di un Parco Archeologico con al centro Lacco Ameno (Pithekoussai) e sue ramificazioni verso le emergenze archeologiche diffuse nell’Isola. Per gli appassionati dei vulcani e più in generale dell’ambiente sarebbero da preparare guide e realizzare i sentieri e recuperare quelli da tempo abbandonati per consentire percorsi di grande interesse naturalistico, paesaggistico e storico attraversando l’Isola dalla costa al Monte Epomeo. Il futuro di Ischia è nelle sue risorse naturali e storiche e nella buona gestione delle stesse.
Il terzo tema che abbiamo scelto riguarda l’utilizzo “ossessivo” degli smartphone, diventati, secondo i meno giovani, macchine infernali che sottraggono i giovani e i giovanissimi dal contesto, isolandoli. Almeno questa è l’immagine che emerge osservando il loro comportamento in tutti gli ambienti e in tutte le condizioni della vita quotidiana. Già l’aggettivo “ossessivo” giudica negativo l’uso di questo apparecchio che non è un semplice telefono, ma un computer portatile potente capace di immagazzinare un elevato numero di informazioni ed è una banca dati personale. Non condanniamo i giovani con un’analisi troppo semplicistica, assegnando a loro tutte le colpe di una trasformazione sociale e culturale profonda, alla quale loro rispondono anche con errori, come è accaduto per tutte le generazioni. Il “telefonino” è stata una loro scelta o anche un’esigenza, in parteinconscia? Riflettiamo sul mondo divenuto ubiquista per la rivoluzionenelle comunicazioni e nel trasferimento dei dati. I giovani sono informati su ciò che accade nel “villaggio globale”, vivono le esperienze di altri giovani di altre culture, ma uniti dalla tecnologia comune. In questo mondo senza vincoli di spazio e tempo i rapporti che un tempo erano limitati arealmente e, di conseguenza, alla cultura locale prevalente, sono andati in crisi senza che ci si avvedesse di cosa fosse cambiato. Non è meglio né peggio lo stato attuale al confronto con il passato; si può convenire che non potrebbe essere diverso per vivere in equilibrio con un mondo profondamente cambiato in pochi decenni.





