LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Il paradiso in coda»

Immaginiamo un turista che sbarca a Ischia per la prima volta. L’odore di limoni e di salsedine, e le strade, quelle poche, che negli anni ‘50 e ‘60 si percorrevano a piedi o in Vespa, oggi sono stati sostituiti dal caos soffocante che con i soci “caldo” e “umido” ci rendono il ricordo di quell’isola in una cartolina. Non sappiamo dire quante diventino le auto in estate, e francamente c’importa poco: sono troppe. Troppe per quelle strade senza alberi, per quel cemento che avanza come la gramigna, per l’aria che un tempo sapeva di mare e adesso pare aver acquisito il sapore del vino che sa di tappo. Qualcuno ha tirato fuori l’idea delle targhe alterne per i mesi caldi.

Qualcuno ha tirato fuori l’idea delle targhe alterne per i mesi caldi. Non ci crediamo fino in fondo, perché da noi le idee buone hanno vita breve: le affogano tra un tavolo tecnico e un’opposizione di principio, e alla fine resta tutto come prima. Però dobbiamo dire che non è una cattiva idea. È una mezza misura, d’accordo. In Italia le mezze misure sono spesso l’unica misura che ci ritroviamo in mano, e questa ha il merito di riconoscere che il problema esiste ma, forse, il problema lo risolverebbe in parte

Non ci crediamo fino in fondo, perché da noi le idee buone hanno vita breve: le affogano tra un tavolo tecnico e un’opposizione di principio, e alla fine resta tutto come prima. Però dobbiamo dire che non è una cattiva idea. È una mezza misura, d’accordo.

In Italia le mezze misure sono spesso l’unica misura che ci ritroviamo in mano, e questa ha il merito di riconoscere che il problema esiste ma, forse, il problema lo risolverebbe in parte. Non è normale, insomma, visto che ce lo ripetiamo da anni, che un’isola così piccola debba digerire un traffico da metropoli. C’è da sottolineare i servizi gratuiti con le navette elettriche, presenti in alcuni Comuni, che, però, non bastano che per dare un poco di respiro a chi li ha istituiti. Il vero guaio però è un altro. Ischia dovrebbe vivere di turismo. Almeno così ci ripetiamo da decenni. Non ci si può presentare in giacca e cravatta, o in costume che dir si voglia, e offrire un servizio da paese del Sud nel senso peggiore della parola. Anche perché “paese del Sud” potrebbe essere un complimento ma si potrebbe trasformare pure in un’offesa. Bus che passano quando capita, se passano e che ogni tanto sfrecciano su strade che non potrebbero permetterseli. Taxi a volte vecchi altre volte giovani come lo sono i conducenti mentre i tassametri si trasformano in ornamenti sui cruscotti.

Il vero guaio però è un altro. Ischia dovrebbe vivere di turismo. Almeno così ci ripetiamo da decenni. Non ci si può presentare in giacca e cravatta, o in costume che dir si voglia, e offrire un servizio da paese del Sud nel senso peggiore della parola. Anche perché “paese del Sud” potrebbe essere un complimento ma si potrebbe trasformare pure in un’offesa. Bus che passano quando capita, se passano e che ogni tanto sfrecciano su strade che non potrebbero permetterseli. Taxi a volte vecchi altre volte giovani come lo sono i conducenti mentre i tassametri si trasformano in ornamenti sui cruscotti

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Conducenti che a loro volta, in qualche occasione, sembrano fare un favore all’ospite – che sia isolano o no, poco importa – mentre i prezzi cambiano a seconda dell’umore o del cognome. Di tutto questo si potrebbe parlare, e ne abbiamo già accennato in altre occasioni. Il dato è che i turisti se ne ricordano. E rischiano di non tornare. O peggio, tornano e raccontano.

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E allora a che serve avere il Castello Aragonese e le acque di Nitrodi o Sant’Angelo se poi il visitatore se ne va con l’amaro in bocca e il sedere indolenzito su un sedile sfondato? Senza nulla togliere a chi fa il suo mestiere – e dovere -, qui casca l’asino, come si suol dire. Sei comuni per un’isola che è grande quanto un fazzoletto, ma molto meno unita. Anche dei sei modi di intendere il territorio ne abbiamo parlato per anni. E i taxi che – non fanno eccezione – non possono muoversi liberamente, inchiodati da confini amministrativi tracciati da qualche riga e la malinconia di dover applicare la tariffa extra non appena si sconfina di un paio di chilometri, da un Comune all’altro. Chi vuole andare a Forio o a Sant’Angelo da Ischia – anche questo lo abbiamo sempre ricordato – si trova a pagare una tariffa extra-comunale che è una specie di tassa sulla piccolezza di chi non vuole guardare lontano e preferisce non fare gli interessi della categoria. In fondo la strada è una sola, anche se ha due direzioni. Da una parte bisogna rendere scomoda, antipatica, quasi imbarazzante l’auto privata. Dall’altra — e questa è la parte che conta — bisogna offrire qualcosa di meglio. Mezzi pubblici che funzionino, frequenti, puliti. Potremmo metterci anche le cattive condizioni – igieniche – di qualche traghetto ma rischiamo di andare fuori tema.

Senza nulla togliere a chi fa il suo mestiere – e dovere -, qui casca l’asino, come si suol dire. Sei comuni per un’isola che è grande quanto un fazzoletto, ma molto meno unita. Anche dei sei modi di intendere il territorio ne abbiamo parlato per anni. E i taxi che – non fanno eccezione – non possono muoversi liberamente, inchiodati da confini amministrativi tracciati da qualche riga e la malinconia di dover applicare la tariffa extra non appena si sconfina di un paio di chilometri, da un Comune all’altro

Taxi moderni, con prezzi calmierati e accessibili, liberi di girare per tutta l’isola senza chiedere il permesso a nessuno e senza che ti costi come un viaggio a New York. Un servizio democratico – lo ha definito qualcuno tempo fa – con più e migliori servizi. Oppure lo si potrebbe definire semplicemente “normale” anche se ancora non abbiamo capito che potremmo parlare di “normalità” solo quando avremo capito che cosa è davvero la normalità. Ma ormai proprio questa normalità – anche quella che coinvolge il pensiero – è diventata una pratica di lusso che pochi si possono permettere. Ischia intanto resta un paradiso sulla carta mentre d’estate si trasforma in un piccolo forno. E l’inferno, si sa, ha sempre troppi posti auto.

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