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Abuso sul lungomare, le ruspe scrivono la parola fine

Un contenzioso al quale si è posto la parola fine, come era stato ampiamente annunciato. Dopo il rinvio scaturito lunedì quando sul posto si erano recati tecnici comunali e soprattutto gli operai della ditta incaricata, nella mattinata di ieri si è regolarmente proceduto alla demolizione del fabbricato posto sul lungomare di Forio. Un immobile abbastanza noto, che per diverso tempo è stata sede del ristorante “Scogli Innamorati”, un’attività decisamente conosciuta e frequentata tanto da una clientela isolana quanto soprattutto vacanziera nel periodo estivo, vista la posizione decisamente incantevole nella quale era ubicata. Di buon mattino le ruspe sono entrate in azione per ripristinare la legalità, che nel caso di specie sarebbe stata violata per il fatto che parte del fabbricato insistesse su suolo di proprietà comunale. E infatti stavolta nel nuovo abbattimento non entra in scena – come da prassi consolidata – la Procura della Repubblica di Napoli ma direttamente il Comune di Forio.

A disporre la demolizione di ieri mattina, infatti, è stato l’ente di via Genovino che lo aveva sancito con una determina firmata dal responsabile di settore Giampietro Lamonica dello scorso 27 gennaio avente ad oggetto proprio “Lavori di demolizione del manufatto abusivo adibito a ristorante Scogli Innamorati in via Giovanni Mazzella”. Un iter che va avanti da tempo perché le opere abusive furono accertate a seguito di un sopralluogo eseguito nel gennaio 2008 mentre demolizione e ripristino dello stato dei luoghi venivano intimati al proprietario della struttura il 7 maggio 2010 con ordinanza n. 265. Nel frattempo sono passati gli anni e la patata bollente è passata agli eredi di Giuseppe Di Maio, ai quali venivano trasmesse anche le comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento delle domande di condono del 1994 e del 2003, rispetto alle quali non venivano fornite controdeduzioni. Di recente, a gennaio 2023, alcuni eredi comunicavano la propria rinuncia all’eredità. A questo punto si è dunque arrivati all’ultimo atto di questa vicenda con la determina che ricorda tra l’altro che “gli immobili ricadono in zona R4 del PSAI; che la zona costituisce interesse pubblico in ripristino della legalità violata, anche finalizzato all’utilizzo di spazi pubblici; che le opere oggetto di demolizione costituiscono allo stato ed in ragione della loro fatiscenza, pericolo per la pubblica e privata incolumità”.

FOTO FRANCO TRANI

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