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“Affari illeciti, la politica unita a prescindere dai partiti”

ISCHIA – Nella giornata in cui dalla giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato arriva un “no” alla richiesta del gip di arresti domiciliari nei confronti del senatore Domenico De Siano, ritorniamo su quella che è stata l’inchiesta sugli appalti dei rifiuti a Forio, Lacco Ameno e Monte di Procida, che poi è all’origine delle disavventure giudiziarie non soltanto dell’imprenditore lacchese ma anche di altri indagati più o meno illustri, su tutti Vittorio Ciummo e Oscar Rumolo, tuttora ristretti agli arresti domiciliari. E nel farlo, ci affidiamo a quelle che sono le conclusioni che vengono tratte dagli agenti della squadra mobile della Questura di Napoli, che hanno condotto le indagini e redatto l’informativa di reato consegnata successivamente all’autorità giudiziaria. Una sorta di sunto che si compone di fatti, che peraltro vi abbiamo bene evidenziato in questo arco di tempo, ma anche di teoremi accusatori, dell’impalcatura che ha poi ha trovato il conforto della magistratura. Le indagini svolte trovavano origine da confidenziali notizie acquisite da personale dipendente, i cui approfondimenti investigativi determinavano una opportuna quanto proficua attività di indagine che si incardinava nel Procedimento Penale n_56502/10.

 

UN GRUPPO POLITICO CHE ERA ANCHE AFFARISTICO

 

Gli inquirenti ricordano che, in particolare, le intercettazioni operate sia sulle utenze individuate nella disponibilità dei soggetti, sia all’interno delle autovetture in loro uso, in concomitanza con speculare attività di osservazione e acquisizione di documentazione amministrativa, consentiva di accertare l’esistenza di un’articolata quanto estesa associazione a delinquere, che operava nella provincia napoletana. In tal senso, dalle indagini emergeva che un gruppo politico affaristico, che rispecchiava la composizione verticistica di una corrente del Pdl napoletano, “amministrava” le risorse di diversi Enti locali nel mero intento di conseguire un indebito profitto economico. Tale illecita condotta veniva perpetrata mediante la spregiudicata turbativa di diverse gare di appalto, che venivano assegnate ad imprenditori di riferimento ben disposti ad aggiudicarsi gli appalti, a fronte sia del riconoscimento di cospicui corresponsioni in denaro, sia mediante la soddisfazione di altre richieste concussive come ad esempio l’assunzione di soggetti imposti dai vertici politici del gruppo.

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L’ASSE CESARO-DE SIANO-RUMOLO PER COSTRUIRE IL CONSENSO

 

L’attività investigativa svolta, consentiva inoltre di accertare le gerarchie esistenti all’interno del sodalizio, ovvero, sia la sua articolazione verticistica che rispecchiava, come si è detto, la struttura del Pdl napoletano, sia la ramificazione orizzontale dell’organizzazione che esercitava un potere di controllo assoluto ed immanente sugli Enti locali. Innanzitutto l’attività di intercettazione svelava come l’asse Cesaro-De Siano-Rumolo costruiva, mediante procedure assolutamente artificiose, il consenso all’interno del partito, condizione necessaria per conquistare una posizione predominante al suo interno e indispensabile per occupare incarichi amministrativi di vertice come quello all’ente Provincia. In tal senso, si raccoglievano inconfutabili elementi di prova in ordine alla produzione di falsi tesseramenti e conseguente manipolazione delle successive elezioni primarie del Pdl; si pensi che una parte dei consensi degli elettori veniva addirittura “comprata” mediante la corresponsione di cartelle di Sale Bingo del valore di 10 euro cadauna.

 

“PECUNIA NON OLET”, COINVOLTE LE VARIE FORZE POLITICHE

 

I poliziotti sottolineavano nel loro resoconto anche che l’egemone conseguente controllo degli enti locali della provincia napoletana, permetteva all’organizzazione di gestire in modo esclusivo i vari appalti pubblici che venivano assegnati al miglior offerente, a volte anche tramite un’asta a cui gli stessi imprenditori partecipavano ignari della formula della competizione; in questo quadro di dominio feudale della res pubblica, gli imprenditori più malevolmente intraprendenti, si insinuavano in modo sistematico su più appalti nei Comuni di relativa influenza politica che, come si è visto nel corso delle indagini, prescindeva dal colore di partito. La pervicacia con la quale i componenti dell’associazione a delinquere perseguivano i propri illeciti scopi risultava un valido metro di valutazione della loro inclinazione al crimine. Eclatante quanto significativo risultava il caso della gara di appalto bandita nel Comune di Forio; infatti in questa circostanza un’altalenante serie di ricorsi che influivano sull’aggiudicazione del relativo appalto, veniva sfruttata per raccogliere “mazzette” ad entrambe le società concorrenti, la Ego Eco e la CITE. Alla fine di questo percorso, alla prima società veniva assegnato l’appalto, mentre la seconda poteva tranquillamente chiedere un risarcimento milionario. Le dinamiche di aggiudicazione di questa gara ispiravano il titolo della presente informativa, “Pecunia non olet”, in quanto nella circostanza il Comune di Forio era governato da una giunta di partito ideologicamente e politicamente contrapposto a quello del PDL, a cui apparteneva l’associazione a delinquere oggetto delle presenti investigazioni.

 

UNA COMPLESSIVA DERIVA DEL SISTEMA POLITICO

 

Gli agenti della Questura spiegano anche che gli stessi avevano iniziato le indagini con la presunzione di poter rilevare qualche sporadico caso di corruzione, in cui potevano essere coinvolti pochi locali amministratori, qualche caso di malversazione che non poteva che essere l’espressione di un fisiologico illecito arricchimento di singoli soggetti che avevano approfittato del loro ruolo pubblico presso il Comune di Lacco Ameno. Le indagini condotte svelavano invece una complessiva deriva del sistema politico che, al governo delle varie amministrazioni, risultava coinvolta negli episodi corruttivi. In effetti, una circostanza di non poco conto era che tutte le figure apicali delle amministrazioni sottoposte ad attenzione investigativa, risultavano corrette. “Volendo trascurare nel successivo elenco che si propone – si legge tra l’altro – gli attori minori dell’organizzazione, considerati tali solo per le loro responsabilità amministrative, venivano sottoposti ad indagini il Presidente dell’Ente Provincia onorevole Luigi Cesaro, il Consigliere regionale, Provinciale, Comunale di Lacco Ameno, nonché Presidente della Commissione Trasporti della Regione ed ex Parlamentare Domenico De Siano, il Consigliere Provinciale Donato Capone, il Sindaco del Comune di Lacco Ameno Carmine Monti, il Sindaco del Comune di Monte di Procida Franco Iannuzzi, il Sindaco del Comune di Forio Franco Regine, i responsabili finanziari dei Comuni di Lacco Ameno e Forio, Oscar Rumolo e Vincenzo Rando, l’Assessore con delega all’Ambiente del Comune di Forio Vincenzo Di Maio, il Segretario Generale dei Comuni di Monte di Procida e Lacco Ameno Giulia Di Matteo, l’assessore del Comune di Marigliano Molaro Sebastiano, l’Assessore Provinciale all’istruzione Filippo Monaco, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Monte di Procida Scotto di Frega Paolo. Le loro soggettive responsabilità sia di carattere associativo che non, cosi come quelle degli imprenditori coinvolti Vittorio Ciummo della Ego Eco srl, Carlo Savoia e Carmine Gallo del Consorzio CITE, la potenziale quanto prevedibile reiterazione dei reati ascritti agli stessi che allo stato conservano ancora le stesse cariche istituzionali senza soluzione di continuità, inducevano addirittura l’ufficio della Squadra Mobile a proporre per tutti la custodia cautelare in carcere, definita l’unico residuale provvedimento in grado di interrompere la condotta criminis perdurante, di cui si sono resi e si rendono responsabili i componenti dell’articolata associazione a delinquere, individuati grazie alle indagini condotte dalla Questura di Napoli e coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli.

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