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Agricoltura e paesaggio, un binomio vincente

«Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già inventata». Lo diceva una mente illuminata come Albert Einstein ed effettivamente è così, paesaggi d’eccellenza e territori di valore sono ricreabili dalla mano dell’uomo solo rispettando e prendendo spunto dalla natura che tutto ha di perfetto. Sono risorse che la forza generatrice della natura ci ha donato con tutta la sua ricchezza: diventa importante, quindi, tutelarle e salvaguardarle per far sì che il territorio non perda in identità e cultura. L’importanza del paesaggio è legata non solo alla sua valenza scenica e al senso estetico o percettivo che produce, ma anche al suo valore produttivo, poiché il paesaggio è fonte di ricchezza economica per tutti, nessuno escluso. La vita stessa dell’uomo dipende dal paesaggio e si intreccia con esso, da sempre. Il legame tra popolazione e territorio, che si articola proprio attraverso il paesaggio, è una sorprendente risorsa per la società che, se attivata nel modo giusto e con gli strumenti più idonei, può davvero favorire un’economia stabile e sostenibile. Un esempio spicciolo? I bei paesaggi contengono aziende che producono non solo cibo e vino, ma ospitano turisti, i quali si muovono attraverso percorsi e itinerari, strade rurali o percorsi verdi.

Mangiare bene, fare bene il vino è sì cultura ma farlo bene in un bel contesto paesaggistico, diventa un valore aggiunto perché il turista va e ritorna in quei luoghi dove la propria identità è vissuta bene e positivamente. Già dallo scorso decennio è emersa una nuova attenzione per tutto ciò che raccoglie i segni della storia e della natura, grazie anche agli interventi di professionisti che non progettano LA natura ma CON la natura: ne ascoltano e ne osservano i segnali, mirano le loro azioni conservative per evitare la rottura di quel fragile equilibrio tra il paesaggio e l’uomo, ripartono dall’ambiente come base su cui costruire le scelte di trasformazione del territorio. Sono “progettisti del paesaggio” e creano valore in termini sociali, economici ed ambientali. Professionisti riconosciuti con tanto di laurea, agronomi da una parte e architetti dall’altra, che lavorano per la comunità, per l’ambiente, per la bellezza dei luoghi, siano questi aree urbane o campagne, giardini privati o parchi pubblici. Figure specializzate nella pianificazione e nella progettazione, a tutela del paesaggio e della vita delle comunità che vi abitano, riqualificano città e territori, ridisegnando aree dismesse o degradate e progettando interventi che rispondono alle esigenze umane e al contesto ambientale.

Tra i nomi di spicco in questo campo abbiamo incontrato Anna Letizia Monti, presidente fino allo scorso anno di un’importante associazione di categoria, l’AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio) che da oltre 60 anni riunisce e tutela la cultura e i professionisti del paesaggio. Una figura ed un volto importante tra i paesaggisti italiani che Francesco Iacono e la Strada del Vino e dei Sapori dell’Isola d’Ischia hanno voluto invitare sull’Isola per futuri progetti di riqualificazione del paesaggio ischitano.  Una combinazione affascinante di bellezze naturali, clima, enogastronomia e archeologia, natura e cultura che non può non ripensare a nuovi modelli di sviluppo, assecondando la sua naturale inclinazione agricola. «Credo molto nel paesaggio come elemento fondamentale e motore di sviluppo economico» afferma la dott.ssa Monti «Ischia è a mio avviso uno di questi casi emblematici, un’isola di una bellezza incredibile, dalle potenzialità di sviluppo turistico su 12 mesi l’anno, facilitata da un clima invidiabile e da un posizionamento strategico come pochi.  Il paesaggio ischitano, con i suoi terrazzamenti e le sue colture viticole d’eccellenza sono una carta estremamente importante da giocare per valorizzare l’isola».

Ma cosa fa esattamente il paesaggista e, soprattutto, come può dialogare con il territorio e con i produttori? Le parole chiave sono sinergia e cooperazione: «Prima di dire chi è l’architetto del paesaggio mi verrebbe da dire cos’è il paesaggio. Mi piace ricordare la definizione indicata nella Convenzione Europea del paesaggio, stipulata nel 2000, guarda caso in Italia.  Il paesaggio è in ogni luogo così come percepito dalle popolazioni locali. Quindi, in realtà, non solo i grandi paesaggi da ammirare e da salvaguardare ma anche quelli della vita quotidiana. Di conseguenza, il lavoro del paesaggista è quello di rendere tutti i paesaggi, da quelli più degradati a quelli d’eccellenza, tali da migliorare la qualità della vita delle persone che vi abitano. Una professione molto trasversale che ha il compito di tirare le fila, di stimolare e di mettere insieme tutto un team di professionisti per esaminare le varie criticità e trovare la soluzione più armonica ed efficace». In Italia il cosiddetto “Codice Urbani” tutela dal 2004 il paesaggio nei suoi valori storici e culturali, naturali e appunto estetici, individuando la necessità di rilevare fattori di rischio e vulnerabilità.

Sul territorio ischitano abbiamo assistito ad un forte abbandono delle aree rurali: negli ultimi cinquant’anni anni la superficie agricola dell’isola è diminuita drasticamente, con un conseguente aumento della superficie incolta e di quella urbanizzata. L’economia turistica conta punte altissime di presenze, e ciò ha comportato uno sviluppo incontrollato dell’edilizia e la congestione degli ambiti urbani costieri a totale svantaggio delle zone interne collinari e montane. Chiediamo ad Anna Letizia Monti se il ritorno all’agricoltura, alle origini dell’economia isolana con il coinvolgimento degli stessi agricoltori possa portare ad una valorizzazione del territorio ischitano: «Certamente sì e non è un’opportunità solo per Ischia. L’agricoltore è in primo luogo un gestore del territorio ed è chiaro che aiutarlo nella gestione nelle sue risorse più importanti, è fondamentale. Ischia sotto questo punto di vista è stata assolutamente antesignana, lavorando guarda caso sui paesaggi terrazzati che hanno permesso di incentivare la produzione agricola, anche in luoghi estremamente impervi, in maniera rispettosa dell’ambiente e della natura. La difficoltà è che adesso buona parte di questi terrazzamenti sono abbandonati. Ischia ha un entroterra che dialoga continuamente con il mare ma che in alcuni casi ne è lontano in maniera incredibile. La vera sfida è quella di creare un’osmosi, un passaggio fra interno ed esterno in maniera tale da alleggerire la costa nei mesi più critici, facendo sì che anche l’interno funga da catalizzatore per valorizzare tutte le bellezze che sono di quel territorio e allungare così la stagione turistica anche ai mesi invernali». Possiamo quindi dire che Agricoltura e valorizzazione del paesaggio siano un binomio vincente per Ischia e il suo territorio. «Soprattutto conservazione attiva del paesaggio – prosegue la dottoressa Monti – ovvero conservare quello che di buono c’è già, migliorandolo e agendo attivamente con quelle che sono le realtà e le necessità attuali per guardare al futuro e non al passato».

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E parlando di paesaggio rurale come non pensare all’unicità dei paesaggi vitivinicoli ischitani, legata oltre che a una morfologia particolare anche a una storia e a un passato culturale ricco di tradizioni. Secondo Anna Letizia Monti le potenzialità di Ischia e dei suoi vigneti in termini paesaggistici sono enormi, un binomio, vino e paesaggio, sul quale bisogna assolutamente puntare: «La valorizzazione paesaggistica di un territorio viaggia di pari passo con la valorizzazione del prodotto vino che io dico sempre, è un prodotto innanzitutto culturale.  Non a caso la produzione della vite che risale al periodo greco e a quello etrusco è una produzione che non si è mai persa. Il vigneto, rispetto a tante altre colture agricole ha questa massima collocazione territoriale. La valorizzazione in questo campo può essere fatta anche con interventi piuttosto semplici, senza stravolgere ciò che è già esistente e senza utilizzare l’impiego di enormi fondi pubblici, una conservazione attiva del territorio vitato, mettendo in regime tutta una serie di opere da progettare in equipe, per vedere cosa trasmettere e come trasmettere».

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Il ruolo del vino, quindi, come vettore di promozione del paesaggio, la sua origine e la sua storia. Trasformare le tradizioni di un paesaggio vitivinicolo millenario in una sorprendente opportunità di sviluppo, non solo economico, ma soprattutto culturale. Creare un territorio responsabile e consapevole, che intenda il binomio territorio e vino come indispensabile per la propria crescita, con minimi Interventi di riqualificazione e valorizzazione. Il paesaggio diventa allora una chiave di lettura importante, non è solo una questione estetica ma è anche il segno visibile della salute di un territorio. Un paesaggio sano e in equilibrio con i suoi elementi, è anche un paesaggio bello. Su questa domanda la conclusione di Anna Letizia Monti è precisa: «Non è nient’altro che un tornare alle origini con il grande vantaggio di poter utilizzare e usufruire di tutte quelle che sono state le grandi scoperte scientifiche o le grandi innovazioni tecnologiche. È semplicemente un rileggere in maniera attuale quelle che erano delle condizioni e indicazioni che i nostri avi avevano già intuito e realizzato» Agricoltura e paesaggio, quindi, un binomio importante, dove il vino è identità  e la bellezza paesaggistica diventa sostenibilità ambientale e risorsa economica per il territorio, attraverso un’arma molto semplice: la riscoperta del passato come valorizzazione del presente e scommessa per un futuro in cui colture e culture producano nuove forme di sviluppo ed economia virtuose.

CHI È ANNA LETIZIA MONTI

Anna Letizia Monti, Agronomo, Dottore di Ricerca in Studio e Progettazione del Paesaggio, Erborista: da sempre si dedica al progetto green in tutte le sue declinazioni. Si considera molto fortunata perché fa un mestiere bellissimo, dove è indispensabile coniugare i ritmi e le necessità della natura con l’ingegno umano. Ama spaziare in diversi ambiti progettuali, dalla piccola alla grande scala: dal progetto di parco pubblico al terrazzo privato; dal recupero di giardini storici agli interventi di valorizzazione di ambiti agricoli. Vorrebbe contribuire a lasciare un mondo migliore alle generazioni future e cerca sempre di tenere come riferimento questo principio. È stata Presidente Nazionale di AIAPP (Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio), dopo aver ricoperto la carica di Vicepresidente e nominata Socio dell’Accademia Nazionale di Agricoltura. Ha scritto articoli per riviste e contributi per libri del settore, ed ha curato con Paolo Villa il primo libro interamente dedicato ai progetti di paesaggio italiani ‘L’Architettura del Paesaggio in Italia’ a cura di Anna Letizia Monti e Paolo Villa, Ed. LOGOS, Modena – 2011.  Ama il lavoro in team multidisciplinari, perché – ama dire – il progetto di paesaggio è come un puzzle: solo mettendo insieme mille tessere diverse si raggiunge l’obiettivo!

Malinda Sassu

foto di Augusto Betula

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