CRONACA

Alla scoperta delle bellezze dell’Arciconfraternita di Visitapoveri

I capolavori custoditi all’interno della chiesa sono davvero notevoli e per tale motivo questo luogo di culto è una tappa fondamentale nella storia di Forio

Nella chiesa dell’Arciconfraternita di Visitapoveri si trovano opere di grande prestigio che la rendono indubbiamente uno dei principali siti di attrazione culturali dell’isola d’Ischia. Non abbiamo a nostra disposizione notizie precise sulla data di fondazione di questa congrega e di conseguenza della chiesa. Si pensa comunque che l’edificazione della Congrega e dell’Oratorio sia avvenuta verso la fine del XVI secolo e non oltre il 1620 quando un tremendo incendio distrusse arredi e suppellettili, che furono riacquistati grazie ai cospicui aiuti dei fedeli. Nel 1829, con Decreto Regio, Santa Maria di Visitapoveri fu elevata ad Arciconfraternita. L’edificio presenta due facciate: una esterna e l’altra interna.

Copertura e stucchi
Copertura e stucchi

La prima presenta delle somiglianze con quella del Soccorso con un netto sviluppo orizzontale degli elementi architettonici ed ha il portale di piperno con frontone spezzato e al centro vi è incassato un ovale con un’immagine dipinta su mattonelle di ceramica che rappresenta la Madonna col Bambino. La seconda facciata invece ha uno sviluppo verticale e una forma rettangolare con due piccole finestre e una meridiana circolare. Al di sopra del cornicione ci sono archetti a tutto sesto per le campane, mentre ai lati del cornicione sono presenti due obelischi piramidali. Per quanto riguarda l’interno la chiesa ha una pianta rettangolare, formata da un’unica navata non molto alta, ma decorata da stalli lignei davvero pregiati. Ha una cupola a scodella che giganteggia sulla parte in corrispondenza dell’altare e anch’essa è di dimensioni piuttosto contenute. Tutto l’interno presenta decorazioni di stampo tipicamente barocco realizzate dai fratelli Cesare e Francesco Starace, mentre il pavimento della chiesa, in pessimo stato di conservazione, è risalente al Settecento. Sembra che sia stato realizzato da un esponente della famiglia Chiaiese, una celebre famiglia napoletana di maiolicari, attivi nella città partenopea dal XVII al XIX secolo. Appena entrati dal portale principale vediamo attorno a noi sei tondi lungo la navata che rappresentano Storie della vita della Vergine. Precisamente parliamo delle seguenti: Annunciazione, Visitazione, Nozze Mistiche, Adorazione dei pastori, Immacolata e Assunzione. Questi dipinti vennero realizzati tra il 1779 e il 1780 dal grande pittore Alfonso Di Spigna.

Cupola a scodella
Cupola a scodella

La qualità di queste opere è indiscutibile, ma ciò che le rende davvero uniche è il loro essere così narrative tanto da sembrare di avere davanti ai nostri occhi un libro aperto. Di Spigna con grande sensibilità e lungimiranza squaderna dinnanzi a noi le tappe più salienti della vita della Vergine e ci invita a essere partecipi di quella straordinaria esistenza. Percorsa tutta la navata arriviamo nella zona presbiteriale dove osserviamo l’altare maggiore. Esso venne realizzato in marmo nel 1749 da Antonio di Lucca su commissione del priore Pietro Paolo Maltese. La parte più interessante dell’opera è indubbiamente il paliotto centrale che presenta un medaglione formidabile raffigurante la Madonna con il Bambino. Nella mano destra della Vergine vi è la ferula papale, ovvero la croce a tre braccia orizzontali di diversa lunghezza. Nel 1783 l’altare di Visitapoveri ebbe dei restauri che videro anche delle aggiunte di nuove pezzi di marmo. Nella parete di fondo vediamo un olio su tela di dimensioni importanti rappresentante la Madonna delle Grazie con i Santi Giuseppe e Rocco. L’opera secondo alcuni venne realizzato da un pittore ignoto intorno agli anni trenta del XVIII secolo, mentre altri ritengono che l’opera sia di Alfonso Di Spigna e quindi leggermente più tarda come datazione.

Decapitazione del Battista
Decapitazione del Battista

La tela ci permette di vedere la Vergine in gloria tra gli angeli mentre è seduta su nubi con il Bambino sulle ginocchia. La Madonna, inoltre regge nelle sue mani la ferula papale e una corona. Ai suoi piedi In primo piano, in atteggiamento ornate, ci sono i Santi Giuseppe e San Rosso. Tra loro due angeli dispiegano un cartiglio e uno di loro ci osserva in modo molto divertito. Nella parete di destra della zona presbiteriale osserviamo una Decollazione del Battista, realizzata da Alfonso Di Spigna tra il 1770 e il 1780. L’opera ci mostra il momento in cui Giovanni Battista sta per essere decapitato dal suo carnefice mentre due donne sullo sfondo assistono alla macabra scena e un angelo scende per incoronare come martire San Giovanni. Nella parete di sinistra del presbiterio, invece, è presente un olio su tela che raffigura L’Incontro di Gesù con il Battista e la paternità di tale opera è assai dibattuta. Alcuni la attribuiscono alla pittrice Anna Maria Manecchia, mentre altri la attribuiscono ad Alfonso Di Spigna. L’opera comunque è della seconda metà del XVII secolo e sembra essere una copia del lavoro di Guido Reni, conservato nella Chiesa dei Gerolamini a Napoli. La chiesa dell’Arciconfraternita di Visitapoveri, come si può vedere, è una vera e propria pinacoteca di Alfonso Di Spigna che qui ha saputo dare vita a opere di grande tenuta. Di Spigna, in effetti, è stato uno dei più illustri confratelli della congregazione, alla quale risulta iscritto dal 1747; vi ricopri anche le cariche di razionale e di priore. Un discorso a parte lo meritano le statue che tradizionalmente prendono parte alla celebre Corsa dell’Angelo il giorno di Pasqua. Le statue in questione sono le seguenti: il Redentore, la Madonna, San Giovanni e l’Angelo. Le prime tre vennero realizzate intorno alla metà del XVIII secolo, mentre l’Angelo, forse la statue più importante per valenze simboliche e artistiche, è del primo venticinquennio del Seicento. È evidente che Visitapoveri ha un ruolo davvero di primo piano nella storia del comune turrito e con i suoi tesori affascina da secoli tutti noi.

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