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Alvei a rischio atto secondo, nuovo vertice in Municipio

A breve il sopralluogo per valutare l’effettivo stato delle strutture termali rimaste in piedi in località La Rita dopo i crolli che hanno ostruito il canale

Ieri mattina nuovo vertice per trovare la quadra nell’intervento di messa in sicurezza dell’alveo La Rita. Dopo il crollo di una delle quattro strutture termali del luogo, che ha provocato l’ostruzione dell’alveo, e con la minaccia di nuovi allerta meteo, le amministrazioni di Casamicciola e Lacco Ameno vogliono arrivare in tempi brevissimi all’esecuzione delle opere di rimozione delle macerie, evitando il rischio di un’alluvione dagli effetti devastanti, soprattutto per la zona lacchese nei pressi dell’ospedale della Fundera.

Tuttavia, il sindaco di Casamicciola Giovan Battista Castagna ha ribadito con forza che prima di deliberare un eventuale intervento che comporterebbe la demolizione, parziale o totale, di altri stabilimenti termali, è necessario conoscere il destino cui andranno incontro i titolari delle strutture in ottica di ricostruzione.

Proprio a questo scopo le istituzioni presenti all’incontro hanno concordato di chiedere e ottenere dai proprietari l’autorizzazione per un sopralluogo che consenta di constatare il reale stato delle strutture, anche all’interno delle stesse, per poi ottenere la liberatoria che la Protezione civile chiede quale condizione preliminare all’inizio delle opere di rimozione delle macerie e delle eventuali parti pericolanti.

La Soprintendenza invita a valutare l’importanza storica degli edifici prima di pensare a eventuali demolizioni. In ottica di ricostruzione potrebbero essere realizzati giardini termali, di impatto e volume minori rispetto alle costruzioni tradizionali

Infatti la riunione si è sviluppata sulla base della comunicazione che la Protezione civile regionale, la Direzione generale per i lavori pubblici e il Genio civile hanno congiuntamente inviato via mail, nella quale la disponibilità a effettuare – con fondi propri o insieme al Commissariato alla ricostruzione – gli interventi di ripristino della funzionalità dell’alveo sono condizionati all’ottenimento da parte del Comune di tale liberatoria.

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Di qui la differenza, maturata al termine della discussione, tra l’autorizzazione al sopralluogo per verificare lo stato di una struttura occultata da un telone di ampie dimensioni, e la vera e propria liberatoria dei privati per l’intervento.

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Il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale ha proposto la redazione di un protocollo d’intesa tra le istituzioni coinvolte per garantire la ricostruzione filologica degli immobili con volumi ripristinati, ma ovviamente dando la precedenza alla messa in sicurezza.

L’amministrazione di Casamicciola pronta a reperire la documentazione relativa alla datazione degli edifici e delle legislazioni vigenti per avere certezza sul futuro delle storiche strutture termali. Già nel weekend si potrebbe procedere all’ispezione sul posto

Il sindaco Castagna ha comunque chiesto e ottenuto rassicurazioni sul destino delle macerie una volta rimosse dall’alveo: se è vero che tocca al Comune individuare un’area per il provvisorio deposito, toccherà a Commissariato e Protezione civile provvedere alla successiva rimozione. Il primo cittadino infatti non vuole che tale cumulo di macerie sia poi dimenticato e che da provvisorio diventi definitivo. Anche il Presidente del Consiglio comunale Nunzia Piro ha insistito sulla definizione anticipata del destino delle strutture termali in loco.

A tal proposito è stato interessante l’intervento in video collegamento del rappresentante della Soprintendenza, architetto De Napoli, che ha suggerito di pensare prima all’emergenza tramite la messa in sicurezza (che non sarà ostacolata dalla stessa Soprintendenza) con la rimozione di ciò che è già caduto e eventualmente di puntellare quelle ancora in piedi. Poi sarà la Protezione civile se serviranno eventuali demolizioni. In ogni caso, in prospettiva di delocalizzazione va tenuto conto un elemento fondamentale come la vicinanza della struttura alle fonti termali. L’attenzione primaria va alla legittimità degli immobili, che pare siano anteriori persino al terremoto del 1881-83, e alla loro valenza storica. Secondo la Soprintendenza in ottica di ricostruzione si potrebbe provare a pensare a un giardino termale, anziché ad edifici termali, anche per dare un impronta di sostenibilità, come previsto pure dal Puc.

La Soprintendenza ha anche ribadito che prima di demolire va eseguita un’attenta valutazione, vista l’importanza storica degli edifici termali per l’intera comunità casamicciolese, mentre l’ingegner Ferraro, funzionario alle attività relative alle acque calde minerali, ha suggerito di mettere in sicurezza l’alveo con sifoni, per irregimentare le acque verso valle senza pericolo, e poi pensare alla ricostruzione, anche se l’Autorità di Bacino ha evidenziato l’esistenza di norme che non consentirebbero la ricostruzione nella stessa identica posizione, viste le condizioni di rischio. Diventa quindi rilevante studiare la documentazione relativa alla datazione degli immobili e alle legislazioni vigenti, oltre alla vicinanza alle fonti termali in ottica di ricostruzione pur parzialmente delocalizzata. Di conseguenza il sindaco ha assicurato che si procederà subito a reperire tali dati, anche al fine di ottenere la liberatoria dai titolari delle strutture.

I sindaci Castagna e Pascale premono per la messa in sicurezza, in vista di possibili allerta meteo e dei rischi in caso di alluvione

La riunione si è conclusa con l’impegno a ottenere a stretto giro, già a partire da ieri, l’autorizzazione dai privati per un sopralluogo che potrebbe svolgersi oggi stesso oppure domani, esaminando compiutamente lo stato delle strutture rimaste in piedi e valutando le dimensioni della messa in sicurezza.

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