CRONACAPRIMO PIANO

AVANTI C’E’ (TROPPO) POSTO

L’isola conta 580 proposte su Booking per un soggiorno, un numero oggettivamente impressionante e che fa riflettere. L’analisi di istituzioni e addetti ai lavori: secondo Enzo Ferrandino il problema non è la “quantità” ma l’orientamento dell’offerta che non privilegia l’esperienza da vivere sul territorio. Più critici Mimmo Barra e Marco Bottiglieri

E’ vero, non si tratta solo di alberghi, anche perché tecnicamente e numericamente sarebbe di fatto impossibile. Ci sono i B&B (quelli regolari e quelli magari che in regola non lo sono, e che comunque tra i mari del web navigano comunque, perché quei mari sono talmente estesi che magari con un po’ di fortuna nemmeno si viene pizzicati), le ville più o meno di lusso, anche i semplici appartamenti. Ma la statistica che viene fuori andando a cliccare su un portale come Booking.com – che certo non ha bisogno di presentazioni – qualche interrogativo lo solleva eccome. Se cerchi un alloggio a Ischia sul sito di prenotazioni più cliccato del pianeta ci sono la bellezza di 580 opzioni di scelta. Insomma, roba che ci vuole mezza giornata solo per sfogliarle tutte. Parrebbe chiaro e inevitabile, e usiamo il condizionale perché non siamo del mestiere, che poi per riuscire ad essere appetibile per l’utenza devi fare breccia nella stessa col prezzo, il che purtroppo quasi sempre significa giocare al ribasso. Ne parliamo da tempo, l’impressione è che nel comparto dell’ospitalità siamo diventati tanti, forse troppi. Al punto che di quel “forse” si può anche fare tranquillamente a meno.

Ma quali e quante distorsioni comporta un sistema del genere? Lo abbiamo chiesto ad alcuni addetti ai lavori e rappresentanti delle istituzioni, partendo dal sindaco d’Ischia Enzo Ferrandino che a Il Golfo spiega di non essere preoccupato dal numero di strutture, aziende o persone fisiche che si promozionano su internet quanto piuttosto sul metodo con cui si vanno a collocare sul mercato. Spiega il primo cittadino: «Booking, al pari di altri portali specializzati e tematici, intercetta la mobilità di un territorio come Ischia che ha evidentemente una forte vocazione turistica. Parliamo, dunque, di un sistema che ha bisogno di totalizzare un numero elevato di presenze, da qui ne deriva un numero altrettanto cospicuo di realtà che si offrono andando a collocarsi sul mercato. Poi è chiaro che ci sono realtà di ospitalità tradizionale, così come ricettività non svolta a livello professionale (B&B, seconde case). Appare evidente che c’è bisogno di una regolamentazione del fenomeno ma ancora più indispensabile e direi indifferibile è la necessità di un orientamento dell’offerta che tenda a valorizzare il patrimonio delle potenziali esperienze che offriamo a chi sceglie la nostra destinazione turistica. La semplice offerta della struttura con il relativo prezzo non valorizza il territorio ed è per questo che con la consulenza di Josep Ejarque stiamo cercando di creare un portale tutto nostro: non solo alloggi ma come dicevo esperienze che possono essere vissute durante la vacanza. Resto convinto che sia questa l’arma vincente che ci metta in luce e possa differenziarci».

Chi invece ha un’idea decisamente diversa – e palesemente più critica – è Mimmo Barra dell’ARETUR (Agenzia Regionale per il Turismo) la cui disamina è tanto chiara quanto sotto certi aspetti impietosa: «Ricordo tanti anni fa che in Sicilia si mandavano al macero un numero consistente di arance per riuscire a mantenere un prezzo dignitoso alle stesse. È da tempo che vado dicendo che sull’isola abbiamo troppi posti letto a scapito molto spesso della qualità dei servizi offerti con un sovraffollamento ai limiti di una decente vivibilità che investe l’intero territorio. Traffico, smog, servizi scadenti e caos non sono proprio l’immagine dell’isola più bella del mondo. La ricetta? Fare come i siciliani con le arance: diminuire drasticamente i posti letto in favore di camere più grandi e accoglienti. E poi considerare l’idea di piani di trasformazione urbana con cambi di destinazione d’uso delle strutture in luogo di civili abitazione soprattutto per giovani coppie, condomini, sedi per le Istituzioni, alloggi per tutte le famiglie che hanno perso la propria casa evitando di cementificare ulteriormente. E ancora, magari, pensare alla riqualificazione di civili abitazioni e strutture decisamente obsolete, abbandonate o peggio ancora sull’orlo del fallimento. So che il Commissario Legnini sta facendo un lavoro straordinario anche in questo senso e non finiremo mai di ringraziarlo per quello che sta facendo per Ischia». Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda l’imprenditore Marco Bottiglieri (Assoturismo Confesercenti) che non ha dubbi su quale sia la strada virtuosa da seguire e perseguire: «Io ho una percezione chiara e marcata, che per fortuna negli ultimi tempi sta diventando condivisa da molti addetti ai lavori e anche dall’opinione pubblica locale: ormai è davanti agli occhi di tutti il fatto che sull’isola le strutture ricettive e di conseguenza i posti letto siano molti di più rispetto a quelli censiti. Bisogna procedere ad una drastica riduzione e diminuzione, dando la possibilità alle strutture ricettive non più remunerative (che purtroppo non sono poche) di poter cambiare agevolmente destinazione d’uso. Ecco, in questo modo si raggiungerebbe un riequilibrio tra domanda e offerta e di conseguenza si potrebbe investire maggiormente sulla qualità dell’offerta e dei servizi. Mi dispiace sempre guardare in casa d’altri, ma voglio osservare che altre località turistiche come Capri o ad esempio Taormina per andare un po’ più lontano hanno diminuito di molto i posti letto e le ricadute sul comparto turistico sono state soltanto positive. Un motivo ci sarà pure…

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