POLITICAPRIMO PIANO

Tra urne e folklore, spunta la “Botta in testa al Gallo 2.0”

A Lacco Ameno dopo le conferenze stampa dei due leader De Siano e Pascale e l’insediamento del commissario prefettizio Silvana Tizzano, la campagna elettorale in vista delle amministrative entra nel vivo. E spuntano manifesti su una presunta terza lista di orientamento giovanile con il tricolore che adorna l’iconico Fungo sovrastato da un gallo maestoso e sgargiante. E qualcuno ha già individuato chi si nasconderebbe dietro questo (più o meno) fantomatico progetto

Un paese attraversato da tensioni politiche, simboli che parlano al passato e uno scenario istituzionale sospeso. Alla vigilia del voto amministrativo di maggio, Lacco Ameno si ritrova senza guida politica, con un commissario prefettizio, la dottoressa Silvana Tizzano, al posto del sindaco e una campagna elettorale che, prima ancora dei programmi, si gioca sul terreno della memoria e dell’identità. All’indomani delle conferenze stampa di sabato, seguite alla sospensione del Consiglio comunale e alla conseguente sfiducia al sindaco Giacomo Pascale, nel paese si aperto il dibattito e molte sono le incognite. Nel mentre le coalizioni, già definitesti intorno alle figure degli aspiranti sindaci Giacomo Pascale e Domenico De Siano, si sono lanciate a caccia di candidati pronti a dare sostegno e forza, sono comparsi nuovi manifesti politici. A colpire l’attenzione dei cittadini è soprattutto una nuova lista, dichiaratamente giovanile, che ha scelto uno slogan destinato a far discutere: “Botta in testa al Gallo 2.0”. I manifesti sono apparsi lungo il corso principale e raffigurano il tricolore che adorna l’iconico Fungo di Lacco Ameno, sovrastato da un gallo maestoso e sgargiante. Un’immagine tutt’altro che neutra, che molti hanno letto come una chiara allusione politica e simbolica, capace di evocare stagioni passate e antichi scontri che ancora oggi segnano l’immaginario collettivo del paese.

Il contesto è quello di una crisi politica profonda. La caduta dell’amministrazione Pascale è maturata a seguito della sfiducia votata dalla maggioranza dei consiglieri comunali, sotto il pungolo costante dell’oppositore Domenico De Siano, aprendo una fase di transizione affidata al commissariamento. Una fase che non ha congelato il dibattito politico, ma al contrario lo ha reso più acceso e carico di riferimenti simbolici. Non è un caso che lo slogan scelto richiami esplicitamente un’epopea politica lontana nel tempo ma ancora viva nella memoria locale: le amministrative del 1985, quando Luigi Monti, per tutti “’ U’ Tappo”, dopo la rottura con Mennella (DC), diede vita a una lista autonoma. Una frattura che finì per rimescolare gli equilibri politici dell’epoca, coinvolgendo di riflesso socialisti e comunisti, con figure come Tommaso Patalano e Francolino Taliercio che sfruuttarono la frattura tra Monti e Mennella, ottenendo una isperata vittoria elettorale. Oggi quella storia sembra tornare in una versione “2.0”, con il riferimento diretto a Carmine Monti, figlio di Luigi ed anche egli ex sindaco finito nel tritracarne delle cicliche sfiduce lacchesi. Al momento, Monti risulterebbe fuori dai giochi ufficiali delle due principali coalizioni, ma il suo nome continua a pesare nel dibattito politico locale. Un peso legato a un pacchetto di voti considerato cospicuo, corteggiato da più parti, nonostante critiche, resistenze e tentativi – nemmeno troppo velati – di estrometterlo dall’agone politico con considerazioni e motivazioni legate alle recenti e meno recenti problematiche interne al nucleo familiare originario. Si sa a Lacco Ameno, il voto, oltre ad essere un sentiemtno è un fatto di famiglia, piuttosto che di imprese ed aziende.

La comparsa dei manifesti ha quindi assunto il valore di un messaggio politico trasversale: non solo una provocazione grafica, ma un segnale indirizzato tanto agli elettori quanto ai protagonisti della contesa elettorale. Un modo per dire che, a Lacco Ameno, nulla è davvero archiviato e che le eredità politiche continuano a riaffiorare nei momenti di crisi. Resta ora da capire se questa “Botta in testa al Gallo 2.0” sarà solo un’operazione simbolica o l’anticamera di una discesa in campo più strutturata. La domanda che circola tra i cittadini è una sola: sarà davvero di Carmine Monti la versione 2.0 di una storia che ha segnato la politica locale, dopo la 1.0 del padre Luigi? In un paese chiamato a scegliere presto il proprio futuro amministrativo, tra passato che ritorna e nuove generazioni che bussano alla porta, la risposta potrebbe arrivare direttamente dalle urne.

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