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«Caffè Scorretto» «Bozza sul senso di riscatto per non cedere al ricatto»

di Graziano Petrucci

Come sappiamo la fila della critica è sempre piena. Le poche persone, in numero sempre inferiore rispetto alla prima, in quella per affermare che cosa si potrebbe fare o avanzare proposte, e il numero pari a zero partecipanti in quella del “fare”, tengono il sistema in equilibrio. D’altro lato sappiamo che certe cose hanno sempre funzionato in tal modo e lo saranno ancora per molto, fatta salva la capacità di sentirci liberi ovvero di fare ciò che vogliamo. Pure cambiare illusione e convincerci che quel che ho detto è illusione a sua volta e non corrisponde in meno che niente alla verità che “accade”, è lecito. Tuttavia capire ciò che sta succedendo ed è accaduto a Forio, non è difficile. La complicazione sta invece nel sintetizzarlo. Molti, e qui mi riferisco a chi scrive, quindi se permettete anche a me, hanno preso una cantonata rispetto ai risultati ottenuti dall’una e dell’altra parte: quella capitanata rispettivamente da Stani Verde e Francesco Del Deo. Cioè il numero di voti – che abbiamo ricavato dal sito del Ministero dell’Interno – è quello ma l’errata interpretazione del dato ha consentito di articolare un ragionamento semplice ma falsato. Ossia che il piccolo esercito di Francesco Del Deo, per uno 0,55% di scarto attribuitogli all’inizio rispetto alla rivoluzione pretesa e condotta da Stani Verde, si fosse aggiudicato –direttamente e in modo automatico – il premio di maggioranza in Consiglio Comunale. La deduzione che ne è venuta, falsata anche questa, è che se ciò fosse stato vero, in caso di vittoria di Stani Verde Forio si sarebbe trovata in una condizione d’ingovernabilità quasi totale, detta “anatra zoppa”. Come alcuni hanno avuto modo di evidenziare un tale scenario è sballato: chi vincerà al ballottaggio del 24 giugno, tra Stani Verde e Francesco Del Deo, si aggiudicherà il premio di maggioranza pari al 60% e governerà Forio per cinque anni. Altre ipotesi o costruzioni sono inutili. Su un punto però va posto l’accento. Si tratta di ciò che è avvenuto durante e fino al giorno della tornata in cui, poi, abbiamo scoperto chi sarebbe approdato al ballottaggio. Le elezioni dovrebbero essere il momento di più alto democrazia, almeno questa è la convinzione diffusa (illusione anche questa, se ci pensate bene). Sappiamo quanto può essere compresso questo momento, comune piccolo o grande importa poco. La superficie territoriale si presta di solito a ricatti, minacce, ingiurie, o alla mancanza assoluta di programmi e visioni sul futuro e per tenere stretto il culo sulla sedia di consigliere, per esempio, e gestire così l’ormai consolidata fetta di potere. Abbiamo imparato a viverla con naturalezza e solo chi è ipocrita può avere il coraggio di non ammetterlo. Ѐ un fatto che da parte di chiunque abbia detenuto un certo controllo, per esempio la gestione di qualsiasi azienda, di norma, la compressione della democrazia possa essere tanto più evidente quanto più sotto traccia. Dipanare la matassa, neppure tanto originale si può tentare ma in certe situazioni, simili e diverse dall’isola, abbiamo saputo di doni e regali a elettori come frigoriferi, lavatrici, mobilia e talvolta regali economici che hanno generato il fiume della bassezza democratica e determinato la riuscita di operazioni elettorali consentendo ai promotori di sigillarne il successivo quinquennio per mezzo del governo locale. Non hanno mai contato, o se l’hanno fatto è venuta in rilievo la poca incisività, i progetti programmatici poiché l’elettore – secondo certi convincimenti di ordine primitivo – vuole solo il suo tornaconto. Ed è su questo che si può e si deve far leva. Gli investimenti immediati erodono quelli sul futuro che non sono importanti, seguendo tale opinione. C’è un piccolo spazio, però, che la legge elettorale per i comuni con popolazione superiore ai 15 mila abitanti contribuisce a determinare nel ballottaggio: si tratta della rottura dell’ossatura, parziale e tribale, costruita da elettrodomestici, favori e pressioni poco chiare. Paura, cecità, potere e semplificazione, la tracotanza, l’aggressività, l’ignoranza, di cui forni a micro onde e lavastoviglie come gli “aiuti economici” ne rappresentano gli snodi e i legamenti, possono essere interrotti con lo slancio verso cui ogni uomo o donna si approssima per naturale inclinazione. La libertà, del voto, dal voto, insomma può esprimersi al meglio e con vigore. Chi doveva “portare il suo consigliere” l’ha fatto. La cosi detta cambiale elettorale, pertanto, è stata pagata. Fine. Il 24 giugno, perciò, pure a Forio, si voterà la persona – non più i consiglieri – che, secondo le proprie certezze e tendenze, potrà servire un paese che secondo molti è rimasto immobile di fronte alle sfide sul futuro. Stani Verde oppure, di nuovo, Francesco Del Deo? Ciò che è certo è che “scrivere il nome”, in maniera libera da “cambiali”, quale manifestazione democratica non rintracciabile nelle indagini condotte da supporter compiacenti sui poveri e illusi elettori per “verificare” se il pagamento è avvenuto, potrà asfaltare visi cupi e idee rabbiose e facilitare il crac di un’architettura democratica sbilenca che certi personaggi usano per rinchiudere la gente. A questa trappola la reazione diffusa non potrà che essere uscire dall’anestesia sociale, superare l’illusione e “fare” per riempire la terza fila che, a quanto ci è dato sapere, è ancora vuota.

Pagina FB Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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