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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «La “dittatura” dell’attesa a tutti i costi»

Premessa 1. Non si può soltanto e limitatamente pensare che abbiamo semplicemente fermato la macchina per scendere – anche se in modo obbligato – per approfittare della pausa, magari andare al bar per prendere un caffè, per poi risalirci, mettere in moto e ripartire come prima. In questo periodo di transizione, che ci interessa e coinvolge, come luogo comprende un sistema economico e turistico, ciò che si può suggerire è iniziare immediatamente una riflessione e, senza girarci intorno, cogliere le falle che l’hanno finora caratterizzato. Alla solida certezza circa la presenza del “Sole e del mare”, ragioni che il più delle volte abbiamo dato ai turisti e a chi decideva di venire in vacanza a Ischia, il motivo per trascorrere l’estate o periodi ferie, dobbiamo sostituire la paura e l’incertezza del mercato che verrà e renderli stabili. Il vecchio modello isolano, insomma, sistemico e turistico, presenta un altissimo rischio d’involuzione, anche dato dalla crisi che stiamo affrontando.

La “macchina” e il suo modo di funzionare che abbiamo conosciuto finora, rischia di non essere più all’altezza. Se prima potevamo permetterci di procedere senza un sostanziale esame al modello, oggi siamo giunti in quel momento in cui è necessaria la sua sostituzione. Serve un’auto più funzionale, un meccanismo capace e che, basato sulla sinergia tra attori istituzionali, imprenditoriali e persone, sappia uscire dalla tipica chiusura del sistema feudale su cui ci siamo cristallizzati per anni, per procedere verso una forma in cui lo scollamento sociale, la sua frantumazione, sia sempre più sostituito dalla partecipazione condivisa. È chiaro che per farlo non basta solo cambiare l’auto, il sistema. Neanche è sufficiente che l’iniziale presa d’atto che qualcosa non funziona possa rimpiazzare l’ipotesi pratica che la macchina, da sola, non va da nessuna parte senza il conducente. Ragione per la quale spetta oggi, più che mai, a chi guida, l’indicazione di una precisa direzione in grado di guardare e ragionare in termini di lungo periodo. Non basta, perciò, uscire dal bar, dopo il caffè, rimettere in moto e partire per lavorare sei mesi. Serve un conducente capace di guidare verso una direzione ben precisa. In questo, scendendo dal piano teorico per addentrarsi sempre più nel pratico, possiamo trovare nel ragionamento molte somiglianze tra ciò che non ha fatto la politica isolana in questi anni, espressa a vari livelli nei comuni, e la nuova direzione da attribuire al sistema economico e turistico.

Alla sua sostenibilità. Il conducente, la politica amministrativa in questo caso ma anche politica, spesso ha lasciato al sistema, la macchina, la piena capacità di guidarla. Per contro se qualcuno dei nostri politici, a volte più inadatto o inadeguato rispetto ad altri, fosse riuscito a svegliarsi anche per un solo attimo alla guida dell’auto per attribuirle una direzione sensata, avrebbe trovato di fronte a se la ribellione del sistema per poi lasciarsene travolgere. Si avverte la necessità, pertanto, non solo di cambiare l’auto ma anche il conducente. Se nel caso della macchina è forse più facile, il presupposto del suo funzionamento è meccanico, più semplice la sostituzione di un pezzo in caso di una rottura, è più difficile il rimpiazzo del guidatore. Non perché sia complicato sostituirlo, è chiaro che alle prossime tornate elettorali si terrà conto anche di che cosa è stato – e non è stato – fatto oggi. Ma perché è difficile dire al conducente, che ha sempre guidato in un certo modo che quello non è più adatto e deve trasformare il suo stile di guida. È fargli cambiare visione, idee e schemi, dirgli che deve ragionare in modo differente, la parte più complessa. Tuttavia è fermo il convincimento che solo una rivoluzione del pensiero, che è soprattutto mentale, corrisponde a una responsabilità che adesso più di ieri compete a chi guida i comuni. Premessa 2. Il nuovo documento che Progetto Ischia ha inviato alle amministrazioni, “Nuove azioni di contrasto per la limitazione del Covid-19 sulle isole di Ischia e Procida”, contiene una serie di punti su cui impostare la strada da percorrere nell’immediato e presuppone l’avvio di un dibattito che – ora, a bocce ferme – in questo tempo di sospensione deve trovare il suo inizio.

Diventa indispensabile perciò, come riporta il documento di proposta, «Procedere alla creazione di un team di esperti, insieme ai rappresentanti di categoria, quale Comitato isolano con funzioni consultive e propositive, costituito in prevalenza da rappresentanze professionali di settore, comunicatori, giuristi, analisti finanziari ed economici, rappresentanti delle categorie sociali ed economiche, con il compito di monitorare i bisogni e le necessità da rappresentare alle istituzioni competenti per supportarne le scelte tecniche e politiche, indispensabili per contribuire al sostegno di famiglie, imprese e per la riqualificazione dei servizi essenziali anche da parte degli enti comunali». Punto, questo, che ha anticipato di almeno 24 ore la dichiarazione del Presidente del Consiglio circa la composizione di una task force di esperti a livello nazionale. Ed ecco, allora, che di fronte alle dichiarazioni legittimamente ripetute anche dal sindaco di Ischia Ferrandino in una recente intervista, vale a dire che non è il momento di fare polemiche, diventa più che mai attuale, però, la presa d’atto che queste non devono limitare l’attività e il ragionamento sulle soluzioni che spetta ai comuni e deve essere compiuto. Anzi devono muoversi per uscire dall’impasse dell’attesa a tutti i costi. Bisogna mettersi in movimento, e bisogna farlo adesso. Non basta “aspettare” per vedere che cosa succede, che cosa faranno gli altri. Bisogna lavorare per la composizione di un team di esperti, quale sintesi che sappia sostenere le attese dell’isola e del suo sistema turistico-economico. È indispensabile per sapere in quale direzione proseguire una volta usciti dal bar dopo questo “stop” forzato. Necessario, anche per uscire dalla perenne questione che cementifica l’isola in un moderno Medio evo del pensiero e dalla dittatura della “concretezza”. In cui prevale, a torto, l’affermazione dell’inutilità della teoria sulla pratica e, perciò, come molti affermano, “modello che funziona non si cambia”. Secondo voi può continuare a funzionare un sistema come quello attuale isolano, che sarà chiamato ad adeguarsi alle nuove dinamiche globali, in cui ognuno dei sindaci ancora prende decisioni sconnesse, opposte o a danno del suo vicino?

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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