LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «La Ricorrenza della Res Pubblica»

Pure quest’anno è passata la Festa della Repubblica. Lo scorso 2 giugno la “Repubblica” – che, per i meno attenti, non è da confondersi con uno dei maggiori quotidiani nazionali – ha compiuto 78 anni. Nel 1946 gli italiani, chiamati al voto, la scelsero con referendum al posto della Monarchia. La manifestazione che in quel giorno a Roma ricorda la parata militare che si svolge ai Fori Imperiali dal 1948, nel resto della Nazione è stata riprodotta un po’ ovunque. A Ischia non siamo (stati) da meno con la celebrazione organizzata da ANMI e dal Presidente – e collega – Luigi Della Monica. «Fare memoria – ha detto il Presidente Mattarella nel messaggio inviato ai Prefetti – è un esercizio proprio a ogni cittadino e soprattutto per quanti, esercitando pubbliche funzioni, trovano nei principi costituzionali di libertà, uguaglianza e solidarietà una bussola di sicuro orientamento di fronte alle complesse sfide del presente».

La manifestazione che in quel giorno a Roma ricorda la parata militare che si svolge ai Fori Imperiali dal 1948, nel resto della Nazione è stata riprodotta un po’ ovunque. A Ischia non siamo (stati) da meno con la celebrazione organizzata da ANMI e dal Presidente – e collega – Luigi Della Monica

Partiamo da questo passaggio della lettera e fermiamoci sull’isola. In un luogo in cui si adorano i campanili e amiamo i borghi che gettiamo nella competizione reciproca lasciando che prevalga la separazione tra Comuni – come tra iniziative – quasi fossero in gara tra loro, si potrebbe indirizzare questo messaggio pure ai Sindaci (dei sei – si sottolinea “sei” – Comuni). Non per ricordare loro la Costituzione che bene o male, pure a grandi linee, dovrebbero già conoscere. Per rammentargli, invece, che oltre a fare politica locale o cercare “voti” per le elezioni, idem per le prossime europee, dovrebbero agire insieme – aggiungiamo l’avverbio “instancabilmente” – per diventare, sempre di più e meglio, cornice “isolana” in cui tessere reti e sinergie, favorire la partecipazione, in primis fra loro, e per questa il benessere collettivo.

Che non basta insomma citare come avviene in certe occasioni, a volte impropriamente, l’interesse pubblico in attesa che si compia da sé o che qualcuno, rinsavito da sviste precedenti, lo getti ovunque a grandi dosi con parole, opere di poco interesse e omissioni come il formaggio sulla pasta. Il presente – come dice il Presidente della Repubblica – “presenta” delle sfide? Bene. Serve allora una bussola per sapersi orientare anche nella complessa nebulosa isolana che ha fatto non della partecipazione ma della “separazione” – tra Comuni, tra zone alte e basse, tra contrade e parrocchie – la sua abitudine principale. Pur considerando il bene amato fotogramma che adora chi sostiene l’utopico “Comune Unico”, si potrebbe ancora una volta ricordare che dal 2015, anno in cui Mimmo Barra promosse la firma del “Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia”, non è cambiato nulla. Dopo quasi dieci anni niente si è fatto – tranne firmarlo, e basta – per avviare la collaborazione pratica tra Enti e affrontare sfide “comuni” (sanità, lavoro, rifiuti, trasporti, mobilità e sostegno a economia, imprese e lavoratori tra i punti più incisivi) attraverso un percorso di progettazione in quegli ambiti che interessano – pubblicamente – l’isola e chi la vive. Considerando la forbice di finanziamenti cui si avrebbe accesso tramite tale strumento – tra i 200 e i 250 milioni di euro, fino al 2029, cui si aggiungerebbero quelli del PNRR – ci si sarebbe aspettati una serie di effetti.

Pur considerando il bene amato fotogramma che adora chi sostiene l’utopico “Comune Unico”, si potrebbe ancora una volta ricordare che dal 2015, anno in cui Mimmo Barra promosse la firma del “Patto per lo Sviluppo dell’isola d’Ischia”, non è cambiato nulla. Dopo quasi dieci anni niente si è fatto – tranne firmarlo, e basta – per avviare la collaborazione pratica tra Enti e affrontare sfide “comuni” (sanità, lavoro, rifiuti, trasporti, mobilità e sostegno a economia, imprese e lavoratori tra i punti più incisivi) attraverso un percorso di progettazione in quegli ambiti che interessano – pubblicamente – l’isola e chi la vive. Considerando la forbice di finanziamenti cui si avrebbe accesso tramite tale strumento – tra i 200 e i 250 milioni di euro, fino al 2029, cui si aggiungerebbero quelli del PNRR – ci si sarebbe aspettati una serie di effetti. Come minimo un capitombolo dalla sedia sia da parte dei lettori sia un balzo sulla poltrona da parte dei Sindaci

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Come minimo un capitombolo dalla sedia sia da parte dei lettori sia un balzo sulla poltrona da parte dei Sindaci, insieme a manifestazioni pubbliche d’indignazione, interviste in tv, sui giornali e post su facebook (sul social tra citazioni di autori noti e meno ci passa di tutto) anche di “comuni cittadini” in grado di chiedere il perché questa enorme massa di soldi non sia ancora arrivata a Ischia. Nel massimo invece, sarebbe stata accolta con gioia una missiva a firma dei cinque primi cittadini, con cui domandare al Comune di Forio – che è capofila del “Patto Strategico” -, perché siamo a pane e acqua e perché all’avvocato Enzo Di Maio, pur essendogli stata concessa questa particolare e consistente delega, di fatto, siano stati limitati i poteri d’azione. Il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, in una dichiarazione ha esaltato il momento del 2 giugno. In occasione della celebrazione della Repubblica in Piazza Antica Reggia ha detto che «dietro al simbolo della Bandiera della nostra Nazione, c’è la Storia di tanti italiani che hanno messo a repentaglio la loro vita, in qualche caso perdendola, proprio per garantire a noi altri uno Stato sociale che funzionasse – sì, con i suoi difetti – ma che comunque desse delle risposte ai cittadini. Troppo spesso queste cose le diamo per scontate, invece scontate non sono».

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Nel massimo invece, sarebbe stata accolta con gioia una missiva a firma dei cinque primi cittadini, con cui domandare al Comune di Forio – che è capofila del “Patto Strategico” -, perché siamo a pane e acqua e perché all’avvocato Enzo Di Maio, pur essendogli stata concessa questa particolare e consistente delega, di fatto, siano stati limitati i poteri d’azione

Ed ha aggiunto «è fondamentale non perdere la memoria, avere degli esempi e la possibilità di approfondire – specie da parte dei giovani – la storia e le fasi con cui poi si è giunti alla proclamazione della Repubblica Italiana, ai periodi oscuri che abbiamo dovuto attraversare dove i diritti, oggi ribaditi per essere quasi scontati, erano negati agli italiani. Ed è quindi bello ricordare la storia di un passato non tanto lontano che si materializza anche in altri contesti del mondo dove i diritti di cui noi godiamo, non sono presenti, non vengono tutelati e nemmeno rispettati ed è giusto che si faccia il confronto, il giusto paragone». Non si può che essere d’accordo con il sindaco Ferrandino. Lasciando aperta però la porta al dubbio che “i diritti di cui godiamo” siano davvero tutelati e rispettati pure sull’isola, è legittimo approfittare delle occasioni per avviare un dibattito tra ciò che non è stato fatto – finora – e ciò che invece si può ancora fare. Proprio per non fermarsi “solo” all’intonazione dell’Inno Nazionale ma per espandersi alla pratica di valori, alla tutela dei diritti e all’uso come all’applicazione di quella bussola cui ha fatto riferimento il Presidente della Repubblica. Mattarella ha terminato il suo messaggio dicendo «Quando vengono tessute proficue sinergie tra le Istituzioni locali e favoriti percorsi di raccordo tra il centro e i territori, quando […] gli enti locali sono sostenuti nel superamento dei momenti di crisi amministrativa e finanziaria, viene rinsaldata l’unità dell’edificio democratico, valorizzando il principio di autonomia nell’orizzonte della solidarietà, nell’auspicio che la ricorrenza del 2 giugno rafforzi la consapevolezza e l’orgoglio della partecipazione, prerogativa di ciascun cittadino». Se lo dice Mattarella, non possiamo che credergli.

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