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«Caffè Scorretto» «Se essere isolani diventa un rischio»

Stando alle dichiarazioni del sindaco di Forio, Francesco Del Deo, sembrerebbe davvero intenzionato a richiedere un colloquio con il Presidente della Regione Campania, De Luca. L’episodio che non soltanto a lui ha fatto girare gli zebedei ha avuto per protagonista un operatore del 118 che, purtroppo, durante un intervento, è stato colto da infarto. Da subito le sue condizioni sono appare critiche e s’è evidenziata la necessità di trasferirlo a Napoli ma a causa del maltempo non è stato possibile l’intervento dell’elicottero. Sembrerebbe anche arrabbiato, Del Deo, (chi non lo sarebbe di fronte a una situazione che ti sbatte in faccia la verità, ossia che stai vivendo in una specie di terzo mondo di una qualche realtà parallela) oltre che determinato a coinvolgere gli altri sindaci per farli convergere intorno a un tema sensibile e ovviamente importante per molti, per tutti noi. Vale a dire richiedere per l’isola lo status di zona disagiata. Ciò darebbe modo a Ischia di risolvere, almeno in parte, una serie di criticità che l’opprimono in vari settori quali la giustizia, i trasporti e appunto la sanità e percorrere i primi passi per uscire da questo “status permanente di emergenza”. Pare una chimera, irraggiungibile. Alcuni incontri tra la delegazione ischitana e il Governo per ottenere lo stesso scopo ebbero luogo già nel 2017. Composta da Enzo Ferrandino e da Del Deo assieme all’allora vice sindaco Gianni Matarese, accompagnati a Roma dall’avvocato Cellammare e Gianpaolo Buono, la rappresentanza incontrò il Ministro per la coesione territoriale, il Prof. De Vincenti che si mostrò interessato. La richiesta, due anni fa, era disegnata attorno alla necessità di riconoscere a Ischia, partendo dalla giustizia ma allargandosi ad altri spicchi quale istruzione, trasporti e sanità, gli stessi standard della terraferma. Naturalmente il dispiacere per l’operatore del 118, per le sue condizioni e l’impossibilità di trasferimento, è qualcosa che deve farci riflettere e anche tanto. Non è la prima volta che si manifesta una limitazione del genere, nella criticità di raggiungere la terra ferma o perché qui siamo privi di mezzi, personale e strutture. Pensiamo che cosa accadrà quando la maternità sarà chiusa, dal 2020. Quanti costi vorticosi aumenteranno e quanti disservizi si aggiungeranno alla condizione già precaria di molte famiglie e cittadini? Non dobbiamo guardare, perciò, solo l’episodio che ha per centro una difficoltà, grave nella sua gravità e nell’impossibilità di esser trasferiti da un elicottero o un’astronave ma val la pena di estendere il ragionamento – e la vista – alla condizione di emergenza che pare esistere nella sua permanenza incontrastata. Come fosse guidata da un’entità ultraterrena che signoreggia sull’isola, giacché tale deve rimanere e non cambiare, mentre noi restiamo immersi e soffocati nei bisogni quotidiani nella più assoluta – si fa per dire – tranquillità. Sempre, però, in attesa di qualcuno, magari di un Messia, come il sindaco Del Deo in questo caso o di un supereroe cui delegare azioni e responsabilità, che mosso dallo spirito di sopravvivenza possa darsi da fare per arrivare a conquistare quella tanto ambita fetta di civiltà al posto nostro. La popolazione ischitana, sindaci compresi, pure quelli animati da obiettivi nobili, da anni mostra un talento smisurato nella perdita della battuta. Abituati come siamo a perdere il “pezzo”, ad abbandonare le battaglie per noi stessi figurarsi per la collettività, magari ci torniamo dopo con l’enfasi della prima volta per ricominciare le pratiche per trovarvi rimedio. Indignazione, sì ma dopo, per i problemi illuminati dai riflettori. Prima però ubriachi di strafottenza smisurata verso le criticità nell’augurio che tanto qualcuno, alla fine, ne parlerà e solo allora saremo disponibili, forse, ad allargare lo spettro dell’attenzione. E magari gli daremo ascolto, non prima di averlo etichettato come esaltato, pazzo furioso se i modi non dovessero corrispondere a un certo perbenismo e fuori dal comune. Questi sono gli elementi che ci caratterizzano. Pure perché non siamo abituati al confronto con luoghi diversi e persone differenti, magari più avanzati di noi sotto l’aspetto dei servizi e della competenza, tranne qualcuno – da solo o in gruppo – che ogni tanto singolarmente aggrediscono i micro dilemmi isolani nel tentativo di farsi sentire. Da buoni italiani restiamo spalmati sulle fette dell’inconsistenza, viviamo ciò che ci danno in pasto e non c’è quasi nessuno che al di fuori dell’ordinaria amministrazione invochi la Madonna di Zaro affinché in modo definitivo ce li spedisca i sindaci in uno “status permanente di Grazia”. Per spronarli a fare di più con la costanza e la fredda determinazione di un carro armato. Sia chiaro: ferma restando la nobiltà d’animo e l’umanità di Del Deo, delle sue dichiarazioni e della voglia destata dalla necessità di risolvere un punto sui servizi essenziali, forse è il caso che quel tavolo “dei sei” di cui spesso alcuni primi cittadini tessono le lodi quale mezzo di confronto sulle problematiche “comuni”, sia più serio e presente. Qualcosa attraverso cui far conoscere alla popolazione ischitana, almeno una volta ogni 30 giorni, dei voli pindarici e iperbolici che s’intendono perseguire in armata comune dopo essersi messi alla guida di quello stesso univoco carro armato amministrativo. E magari arrivarci a questa pia e benedetta unione dei servizi con il rumore dei cingoli in sottofondo e farsi guidare da qualche forza aliena in grado di stimolare, oltre che un semplice dibattito, pure le dovute incazzature nei confronti di un Ente regionale, che data l’indifferenza naturale della popolazione isolana dimora nella silenziosa sindrome della strafottenza.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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