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LE OPINIONI

«Caffè Scorretto» «Se Federalberghi, e non solo, a Ischia non federa un bel niente»

Premessa 1. Ci risiamo. Del resto è anche normale per certi aspetti che si rilevino le flessioni del settore turistico. Il presidente di Federalberghi Campania, Costanzo Iaccarino, ha fotografato l’attuale situazione – disastrosa – degli alberghi che a causa del Covid “sono le attività più colpite”, in questo 2020 che pare non volerci lasciare e che, a quanto pare, farà pure a meno del Natale per come consumisticamente lo conosciamo. Neppure il turismo di luglio e agosto, specie sulle isole, è riuscito a frenare la caduta di questa parte attiva e integrante del turismo. Se su scala nazionale il fatturato, da gennaio a settembre, è precipitato a – 52% in Campania, si arriva a -85%, ed è facile prevedere che la curva continuerà a crollare pure nel mese di dicembre.

Ermando Mennella, già presidente di Federalberghi di Ischia, ora presiede quello delle isole minori, ha lanciato una proposta: per reggere, al settore alberghiero non può bastare il solo credito d’imposta ma c’è necessità di misure concrete di sostegno in termini di contributi, ora che i dati Istat confermano ciò che nei mesi passati si era soltanto ipotizzato. Oltre la poca attenzione da parte delle istituzioni, quelle isolane in particolare hanno sempre mostrato una sorta di rivalità nei confronti degli albergatori, pur essendo d’accordo con la richiesta di Mennella cioè di adottare misure a sostegno delle strutture ricettive e visto che l’orizzonte di una débâcle non sembra tanto lontano, il punto su cui soffermarsi è un altro. Prima di accendere la casella della riflessione, però, un ragionamento deve essere altrettanto chiaro come lo sono le dichiarazioni di Mennella: le condizioni di lavoro, e non si può menzionare i tipi di contratto utilizzati in questi anni dagli imprenditori, come la necessaria professionalizzazione mediante la costante formazione per il personale dipendente negli alberghi, sono temi che non possono essere esclusi dal dibattito riguardo alla modifica del modo di fare turismo sull’isola. Premessa 2. Dicevo: bisogna iniziare una serie di riflessioni, oltre che seria, per ridare quello slancio a “Federalberghi” che sull’isola rappresenta, sì, un’associazione ma che dovrebbe e potrebbe fare di più. Non perché glielo si chieda come s’implora una cortesia ma perché, al contrario, è il mercato a ordinarlo. È il Covid e le sue conseguenze, a esigerlo. Si può partire perciò dal significato di “federa”. Si tratta di un sacchetto di tela che si usa per ricoprire il guanciale, o normalmente definito cuscino. Lo copre, lo avvolge, per consentirci di appoggiarvi la testa. Il capezzale, insomma. “Federa” è anche l’imperativo seconda persona del verbo transitivo “federare”, ossia “unire in federazione”. Che ha in se ciò che non è più “atto” ma, appunto,” azione”. Il tempo è ciò che dovremmo ammazzare. Al contrario, però, nell’illusione di farlo è il tempo che ci sottomette, ci fagocita, ci distrugge. E il tempo, attraverso i ritardi che pratichiamo nel prendere coscienza di una situazione giunta al limite, si paga. Non è scontato, come invece potrebbe farci apparire il presente. Tutto ciò che si fa, o non si fa, ha un costo. Se il “futuro” resta un’illusione – infatti è il prodotto del momento attuale, quello in cui viviamo – dobbiamo calarci in ciò che è definito comunemente e spesso a sproposito “qui e ora”. Esiste una differenza tra “atto” e “azione”. L’atto è l’aver costituito e tenuto in vita la Federealberghi di Ischia; l’azione è rappresentata dai suoi scopi definiti all’art.3 dello Statuto nazionale, vale a dire: a) la tutela e la rappresentanza degli interessi sociali ed economici delle imprese in essa organizzate nei confronti delle istituzioni pubbliche e private nonché delle organizzazioni politiche, sociali, economiche e sindacali nazionali, comunitarie e internazionali; b) la valorizzazione degli interessi economici e sociali degli imprenditori e il riconoscimento del ruolo sociale degli stessi. Ed è in vista di tali scopi che la Federazione delle Associazioni Italiane Alberghi e Turismo si impegna (tra i punti più importanti) a: a) stipulare i contratti di lavoro a carattere nazionale; b) svolgere attività scientifica e sistematica d’indagine, analisi e ricerche su argomenti di carattere economico, sociologico, culturale e tecnico, avvalendosi anche del proprio Centro Studi, il quale, nel quadro degli obiettivi della Federazione, realizza le attività necessarie per una più approfondita e anticipata conoscenza, interpretazione e previsione dei fenomeni generali di sviluppo del settore; c) promuovere la formazione imprenditoriale e l’elevazione culturale degli imprenditori associati e degli addetti del settore; d) promuovere l’offerta turistico ricettiva nazionale. Un altro fine fondamentale è indicato nel punto j), cioè: avviare, partecipare, finanziare, o contribuire a ogni iniziativa che in modo diretto, mediato o strumentale permetta o faciliti il raggiungimento dei propri fini istituzionali, anche costituendo o partecipando a istituti, società, associazioni o enti, di qualsiasi natura giuridica nonché compiendo operazioni immobiliari, mobiliari, finanziarie o creditizie. Di tutto ciò, attraverso una parziale analisi, l’associazione degli albergatori dell’isola d’Ischia pare essersi dimenticata. Sembra legata al “vincolo” del progetto, bloccata nell’azione (di voler fare, ma non “federa”), imprigionata nell’idea preparatoria (determinata appunto dall’azione), aliena a qualsiasi immediatezza dell’atto. Non c’è “presente” ma solo un ipotetico “migliore” futuro (che dipende esclusivamente da ciò che si fa). Ed è probabilmente in questo momento segnato da una crisi, che appare l’esigenza di dimenticarsi delle ragioni che hanno spinto alla costituzione di un’associazione e al suo mantenimento, per incarnare e muovere sulle gambe degli imprenditori locali gli “atti” dopo essersi “dimenticati” di se stessi.

Per contribuire al miglioramento della propria posizione e del ruolo sociale della figura dell’imprenditore, che attualmente è percepito come “prenditore” in grado soltanto di abbeverarsi in maniera mediata al flusso turistico. In sintesi, bisogna dimenticarsi dell’obiettivo che ci si pone, scordare il progetto (associativo) che è a monte per dare a quegli scopi immediata esecuzione. Sembra un paradosso. Si può fare l’esempio di un fuoriclasse del calcio: se non puntasse a fare goal, a condurre la propria squadra in avanti durante una competizione, ma si incagliasse nel “progetto di costruzione di una squadra competitiva”, si dimenticherebbe di approfittare di qualsiasi occasione per portare il gruppo in vantaggio. È per questo motivo, forse quello principale, che l’associazione condotta da Luca D’ambra, pare aggrovigliata su se stessa, incapace di approfittare di bandi e finanziamenti attraverso l’aiuto di professionisti incaricati ad hoc. Che vanno retribuiti, mi pare altrettanto chiaro. Una Federalberghi per lo più assente dal panorama della comunicazione come da quello dell’ideazione e gestione di progetti per cogliere ulteriori possibilità. E sarebbero enormi se pensiamo che già nel 2016 secondo l’Eurostat, in Europa si spostavano d’inverno circa 150 milioni di persone mentre nello stesso anno nel nostro Paese abbiamo avuto circa 216.5 milioni di pernottamenti da parte di non residenti. Numeri questi, è chiaro, che devono fare i conti con l’attuale contesto determinato dal Covid. Bene. Secondo i dati ENIT di settembre solo 3 italiani su 100 sono andati all’estero; il 97% ha scelto l’Italia, ritenuta sicura dall’85%. Per il 58% la vacanza si allungherà in autunno nelle città d’arte, mentre un 33% sceglierà di recarsi in luoghi come la Campania. Premessa 3. Questi numeri rischiano di essere sballati, specie per come (non) stiamo gestendo il virus, in Italia e nella nostra regione. Tuttavia la riflessione “sull’atto” che deve compiere Federalberghi di Ischia, non perde forza. Anzi. Si tratta della capacità di operare secondo le coordinate Statutarie. Non ci sono fondi per progetti sulla comunicazione? Sembrerebbe strano che un’associazione d’imprenditori non abbia pensato nel tempo di costituirne uno. Malgrado ciò si potrebbe realizzare un “fondo di solidarietà” intra associativo – oltre ai canali di finanziamento europei e regionali – per avviare una pianificazione già in questo periodo e raccoglierne i frutti nel medio, e perfino nel lungo. Ancora, si può avviare una riorganizzazione – d’idee e di “atti” – assumendo un approccio strategico mediante la costituzione di una Destination Management Organization (DMO), cioè la gestione coordinata di tutti gli elementi che compongono una destinazione (attrazioni, accesso, marketing, risorse umane, immagine e prezzi). I DMO hanno un ruolo di primo piano sia nella promozione e nella commercializzazione delle mete turistiche sia nel guidare lo sviluppo di tali mete. Si tratta di organismi di natura pubblica o pubblico-privata che svolgono attività di marketing attraverso portali e siti web. Premessa 4. I DMO, non si possono fare da soli come l’isola non si può fare senza il lavoro di squadra tra amministrazioni.

Pagina Fb Caffè Scorretto di Graziano Petrucci

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