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Caso “Villa Arbusto”, il j’accuse di Costanza Gialanella

Gianluca Castagna | Ischia – Da qualche mese combatte, con grinta e determinazione, contro l’ipotesi di una vendita del complesso di Villa Arbusto per risanare la voragine finanziaria in cui è sprofondato il comune di Lacco Ameno. Voci, bufale estive, ha spiegato più volte il sindaco Giacomo Pascale. Ma Costanza Gialanella, diretto.re archeologo presso la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici degli uffici di Pozzuoli e di Ischia, e soprattutto braccio destro dell’archeologo Giorgio Buchner, fondatore del Museo archeologico Pithecusae, continua la sua lotta per arrestare l’agonia di un centro archeologico, storico e culturale tra i più belli e trascurati del Meridione d’Italia.
Nel mese di giugno la soprintendente Adele Campanelli ha scritto una lettera aperta ai sei sindaci dell’Isola verde, chiedendo più sforzi nella valorizzazione dei beni culturali. L’appello fa riferimento anche al museo ospitato a Villa Arbusto: un luogo che «molto rassomiglia ai bei musei della Grecia», ha scritto la soprintendente, «ma che resta, purtroppo, molto poco conosciuto e pubblicizzato».
Inaugurato nel 1999, il Museo Pithecusae non è mai diventato autentico luogo di aggregazione, né cuore pulsante della comunità isolana. Non certo per colpa sua. Al di là dei grandi poli culturali italiani, nessun singolo museo può diventare attraente se non si fa una politica del territorio che fa vivere quel museo. Non solo in termini di disponibilità delle risorse, ma di progetti, visioni, slancio, servizi e una gestione finalmente moderna e al passo coi tempi. Più che scongiurarne un’alienazione al momento altamente improbabile, il grido di dolore della Gialanella sembra nascere come risposta a una situazione di degrado e abbandono non più tollerabili. Nemmeno dopo le rassicurazioni del primo cittadino di Lacco Ameno e un protocollo di volontariato che consente al complesso di sopravvivere, ma con molti stenti. Un punto di svolta che possa segnare il passo a un nuovo corso, in grado di attrarre e coinvolgere sempre più visitatori, o di proiettare il museo verso il futuro con una politica di gestione in linea coi tempi (anche passando, ad esempio, da un racconto descrittivo a una condivisione dell’arte più emotiva, quindi dallo storytelling allo storysharing), sembra davvero molto lontano.

Esterni del museo archeologico Pithecusae (foto quinta)Anche in occasione del tradizionale appuntamento in omaggio alla memoria di Giorgio Buchner, il sindaco di Lacco Ameno lo ha ribadito: nessun museo è in vendita. Almeno questa l’abbiamo scampata.
«Le parole del sindaco Pascale mi hanno molto tranquillizzata, ma preferirei fare una precisazione: nessuno ha accusato il sindaco di voler vendere il museo archeologico di Villa Arbusto, che, come lui stesso ha ribadito, sarebbe impossibile. Quello che tutti abbiamo temuto è una voce che gira per il paese di Lacco Ameno già prima che Giacomo Pascale diventasse sindaco: vendere Villa Arbusto, e non il museo, per ripianare i debiti del bilancio comunale. Anche questo, però, nei fatti è impossibile. Negli anni ‘80, grazie all’impulso del sindaco Vincenzo Mennella e dell’allora soprintendente Fausto Zeri, Villa Arbusto fu acquistata con fondi della Regione e della Provincia di Napoli con la destinazione d’uso obbligata a museo. Sarebbe quindi molto difficile metterla in vendita».
Il rapporto con le amministrazioni, con il tessuto sociale e imprenditoriale, diventa decisivo per la vitalità di un museo. Cos’è mancato in questi anni?
«Domenico De Siano ci ha fatto aprire il museo nel 1999, ci ha dato il personale di custodia, ha incaricato il prof. Giovanni Castagna di svolgere nei fatti il ruolo di vero direttore scientifico. Castagna è stato per anni i miei occhi, la mia voce, le mie braccia. All’entusiasmo iniziale, non è seguito un reale rispetto da parte del comune di Lacco Ameno di tutta una serie di clausole e convenzioni stabilite e controfirmate nell’atto di nascita del museo siglato con la Soprintendenza. Noi ti diamo i reperti, che raccontano, non la storia di Lacco Ameno ma dell’isola d’Ischia, reperti sulla cui importanza è superfluo spendere ulteriori parole, e voi ci fornite personale e attrezzature per poter far funzionare la struttura. Almeno i soldi dei biglietti venduti devono rientrare al Museo per consentirgli di vivere. Il museo archeologico Pithecusae non ha mai avuto dal comune di Lacco Ameno una sola lira, tutti gli introiti dei biglietti sono andati ad arricchire le casse del Comune. Oggi si parla di dissesto. Ecco, mi piacerebbe sapere come si sia arrivati, nel corso degli anni, all’attuale situazione di disastro finanziario per una località turistica piena di alberghi, con un pontile dove ormeggiano yacht megagalattici come quello di Abramovich e compagnia cantante».
Qual è l’accusa più grave che muove alle amministrazioni di Lacco Ameno che si sono succedute negli anni?
«Il Museo Pithecusae non ha mai potuto vivere veramente anche perché il comune di Lacco Ameno non ha mai saputo né voluto pubblicizzarlo. Siamo nell’assurda situazione per la quale un turista che sbarca a Ischia non sa che c’è un museo archeologico, bellissimo, che non ha nulla da invidiare ai tanti musei della Grecia, magari meno belli dei nostri. Già dal primo anno, in inverno, il Museo viene chiuso con la scusa che il personale deve andare in vacanza. Non è vero. Con la morte del prof. Castagna non c’è più nessuno che risponde al telefono, nessuno che dà informazioni, che si occupa di stabilire i contatti con le scuole isolane per portare gli studenti a Villa Arbusto. Il Museo doveva avere una foresteria per ospitare studiosi: per anni ha ospitato il custode notturno del complesso, che di giorno lavorava al cimitero. Oggi ci vivono due barboni che Domenico De Siano ha messo lì. Davanti non si può passare perche c’è un puzzo di urina che scoraggerebbe chiunque. Chiaramente nessuno vuole buttare queste persone in mezzo a una strada, ma possibile che non si riesca a trovare un’alternativa diversa da Villa Arbusto? Sono grata all’ex sindaco Carmine Monti e a Cecilia Prota per aver ottenuto un finanziamento regionale con il quale abbiamo stampato una serie di brochure e locandine. Voi che avreste fatto con questo materiale? Io ci avrei tappezzato tutti i negozi di Lacco Ameno e li avrei distribuiti in tutti gli alberghi dell’isola. E invece niente, stanno là. E’ difficile far intendere le ragioni ai sordi».
Nessuna autocritica? Possibile che il mancato decollo di Villa Arbusto e del suo museo sia da addebitare esclusivamente alle amministrazioni?
«Forse, come Soprintendenza, non siamo riusciti a far sentire alla comunità lacchese, alla sua classe politica e imprenditoriale e ai cittadini dell’isola d’Ischia che quel museo non è della Soprintendenza ma di tutta l’isola d’ Ischia. Non è di Lacco Ameno, se i cittadini di Forio vanno a visitarlo non trovano certo fili spinati al confine. Tutti dovrebbero comprendere il valore, riconoscere l’importanza degli oggetti e farsene portavoce. A Ischia e nel mondo. Questo non è mai avvenuto».
La Coppa di Nestore, uno dei reperti più celebri,di un museo tra i più belli e trascurati del Meridione d'Italia (foto quarta)A questo punto, il Soprintendente Adele Campanelli decide di lanciare un appello in difesa di un patrimonio culturale eccezionale.
«Abbiamo scritto una bella lettera a tutti i sindaci dell’isola, a tutte le associazioni culturali, al presidente degli Albergatori, al responsabile dell’Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo, dicendo loro: sediamoci tutti attorno a un tavolo, cerchiamo di capire cosa possiamo fare, non solo per il museo archeologico di Villa Arbusto ma per l’intero patrimonio culturale dell’isola d’Ischia. Pubblico e privati insieme. C’è il Castello Aragonese, nella baia di Cartaromana continua la campagna di scavo sottomarino dove troviamo cose meravigliose, c’è il Museo dell’Orologio, i Giardini la Mortella, ci sarebbe il Parco Archeologico di Punta Chiarito e altri gioielli sparsi sul territorio. Se tutte questi siti fossero messi in rete, si favorirebbe il rilancio non solo di Villa Arbusto ma di tutta l’isola. Attraendo un turismo differente da quello esclusivamente balneare, un turismo sostenibile tutto l’anno, un turismo di qualità. Sono sempre sicura che la forma migliore per vincere questa sfida sia quella della concertazione. Bene, a quest’appello hanno risposto Cecilia Prota per il comune di Lacco Ameno, Alessandra Vinciguerra della Fondazione Walton, il Circolo G. Sadoul, l’associazione Archeologia. Punto. Nessun’altro. Il dott. Barra non ci ha nemmeno risposto, anche se ha fatto sua la nostra proposta rilanciandola poi in un’intervista. E allora forse dobbiamo cercare davvero aiuti sovracomunali, visto che Ischia non sembra interessata alla sua storia, al suo rilancio e a riprendersi quel ruolo di primo piano non solo da un punto di vista turistico ma culturale».
Non restano che i volontari?
«Ho portato a Villa Arbusto Elena Coccia, vicesindaco della città metropolitana di Napoli. Ne è rimasta entusiasta. Poiché la Provincia dovrà mettere in mobilità il 73% del suo personale per effetto della legge Del Rio, conto che alcuni isolani, se ci sono, possano prestare servizio a Villa Arbusto. Non si può pensare che siano solo i nostri adorati volontari a tenere il museo aperto a vita. Soprattutto il museo non può restare aperto solo la mattina, d’estate, quando i potenziali visitatori vanno al mare».
Tra gli obiettivi, o i sentimenti, che portarono alla creazione del Museo Pithecusae c’è, a suo avviso, qualcosa che abbiamo smarrito o perso di vista in questi anni?
«Penso di sì, soprattutto il bisogno di valori e di radici».

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