CULTURA & SOCIETA'

C’è chi vuole abolire le congreghe diocesane sull’isola, il vescovo Lagnese dice no

C’è chi vuole abolire le Congreghe, perché nel contesto dell’opera religiosa ed ecclesiale appaiono come un’ attività privata con tanto di consiglio di amministrazione, presidente, segretario e membri di un direttivo i cui esponenti considerano il sacerdote rettore della congrega stessa un loro dipendente. Tale convinzione in più di una occasione, specie nei momenti di agitazione interna, veniva esternata al rettore in carica dai quei compatroni più puntualizzanti che in pratica tenevano a far valere la propria autorità.

Fatto sta che le 12 congreghe aperte sull’isola stanno ancora al proprio posto più vive che mai con nessun a intenzione di sparire. A tale poposito però una regolata va data a questa secolare istituzione. Ormai sono trascorsi quattro anni da quando il 10 ottobre del 2015 si tenne nella Congrega di Santa Maria di Costantinopoli ad Ischia Ponte il quarto raduno diocesano delle congreghe isolane dove fu ribadito il concetto del restogià espresso nel terzo incontro diocesano che si tenne nel marzo del 2014 presso la Congrega della Santissima Annunziata di Panza, secondo cui “le Confraternite, si disse, sappiano essere faro che risplende per illuminare il cammino della chiesa di Ischia”.

Il Vescovo che esclude l’abolizione delle congfteghe sull’isola esprime per le congreghe il suo pensiero: “Tutti sappiamo che le Confraternite originariamente avevano il ruolo nella Chiesa e nel Mondo di essere delle piccole cellule all’interno della Comunità Cristiana, perché davvero il Vangelo potesse essere vissuto soprattutto sotto l’aspetto della Carità. ho la sensazione che le Confraternite ritorneranno ad avere un significato proprio nella misura in cui recupereranno la loro funzione originaria nella Comunità Cristiana: la Carità, l’annuncio del Vangelo!” Ciascuna congrega nell’isola d’ Ischia ha un a sua storia importante.

La confinante Casamicciola conta tre Confraternite ed altrettante Congreghe, ma quella più rappresentativa per attività e spirito innovativo è L’Arciconfraternita di Santa Maria di Costantinopoli ad Ischia Ponte che venne fondata nel 1613 da alcuni artigiani del luogo, i quali si erano separati dalla confraternita dei marinai e dei pescatori che aveva sede nella vicina cappella di Santa Sofia, divenuta poi chiesa dello Spirito Santo: fu proprio addossata a questa chiesa, di fronte alla cattedrale di Santa Maria Assunta, che nel 1626 venne costruito l’oratorio, poi completamente ristrutturato nel 1693: al suo interno si svolgevano dibattiti consiliari. Nel corso degli anni sono stati effettuati solo restauri conservativi,come quello ultimo del 2003 che non hanno alterato la struttura dell’edificio. L’Arciconfraternita di Ischia Ponte, ispirata al culto della Madonna di Costantinopoli, affonda le sue radici in tempi lontanissimi, quando cioè cresceva e si popolava l’antico Borgo di Celsa, sede della nuova storia del vecchio centro storico all’ombra del Castello degli aragonesi, che vide nascere e passare personaggi di spessore della vita sociale, culturale e religiosa della parte più nota dell’isola d’Ischia. La Congrega di Ischia Ponte, conosciuta più facilmente con questa naturale denominazione, fa registrare subito il suo ruolo determinante nel tessuto sociale del paese agli albori del suo sviluppo. Si iscrivano alla confraternita le prime 250 persone di fede e “timorate di Diuo”. La lista col passare degli anni si allunga vistosamente fino a raggiungere i duemila iscritti di oggi. Un arco di tempo lungo il quale, la Congrega scrive la sua lunga storia fatta di opere e di personaggi eccellenti che hanno lasciato segni indelebili. Il suo primo Priore fu Giovanni Onorato padrone di barche e benefattore fra gli abitanti del Borgo di Celsa, mentre il primo cappellano, la storia indica il sacerdote Don Giovanni Mirabella di famiglia nota del luogo, fino agli ultimi tre che sono stati Mons- Onofrio Buonocore, Don Liberato Morelli e Don Camillo D’Ambra.

Attualmente ricopre degnamente il ruolo di cappellano-rettore Don Carlo Candido. Nei primi venti anni della sua esistenza la Confraternita di Ischia Ponte si dette un regolamento che era ben osservato dai suoi confratelli, assicurati per altro, dall’autorevole approvazione del Vescovo di Ischia del tempo, Mons. Innigo D’Avalos che dalla Torre chiamata poi di Michelangelo, dove risiedeva per vari periodi dell’anno, li gratificò con il conferimento del diritto di patronato che i confratelli seppero farne buon uso. La Confraternita di Santa Maria di Costantinopoli fu elevata al grado di Arciconfraternita il 5 maggio del 1855 per esplicita ed accorata richiesta del Vescovo isolano Mons. Felice Romano a Sua Maestà il Re Ferdinando II di Borbone. Da allora, per diverso tempo, fioccarono in favore dell’Arciconfraternita lasciti e donazioni in titoli di Stato, immobili, rendite e contributi vari.

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I primi donatori furono il primicerio don Giovanni Califano , Francesco Balestrieri di Michele, Michele Balestrieri fu Francesco, Francesco De Luca fu Camillo e tanti altri ancora che non elenchiamo per mancanza di spazio, ma che si possono verificare negli archivi dell’Arciconfraternita. La nota storica ci indica che fra gli iscritti alla Confraternita di Santa Maria di Costantinopoli ci fosse anche il padre di San Giovan Giuseppe della Croce Giuseppe Calosirto, il fratello Pancrazio e lo stesso San Giova Giuseppe col nome da giovanetto, prima di partire novizio alcantarino, Carlo Gaetano Calosirto

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Foto GiovanGiuseppe Lubrano antoniolubrano1941@gmail.com

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