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Cibo a domicilio, l’ordinanza di De Luca: ma sull’isola non mancano le perplessità

Riaprono bar, ristoranti e pasticcerie, ma gli addetti ai lavori dubitano sulla convenienza della ripartenza senza l’apertura dei locali al pubblico

A Napoli attendevano ormai da tempo un provvedimento del genere. Ieri il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha emanato la nuova ordinanza con la quale è stata disposta la parziale riapertura di esercizi come bar, ristoranti e pasticcerie, già a partire dal 27 aprile. Le disposizioni saranno valide fino al 3 maggio: una settimana durante la quale, come si legge nel provvedimento, “ferme restando le misure statali e regionali vigenti e fatta salva ogni ulteriore disposizione in considerazione dell’evoluzione della situazione epidemica, a parziale modifica delle disposizioni di cui all’Ordinanza n.32 del 12 aprile 2020”, su tutto il territorio regionale sono consentite le attività e i servizi di ristorazione – fra cui pub, bar, gastronomie, ristoranti, pizzerie, gelaterie e pasticcerie – esclusivamente, quanto ai bar e alle pasticcerie, dalle ore 7,00 alle ore 14,00, gli altri esclusivamente dalle ore 16,00 alle ore 22,00.

Per tutti l’apertura riguarda tuttavia soltanto modalità di prenotazione telefonica, ovvero on line, e la consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie nelle diverse fasi di produzione, confezionamento, trasporto e consegna dei cibi. Inoltre sono consentite le attività di commercio al dettaglio di articoli di carta, cartone, cartoleria e libri, esclusivamente dalle ore 8,00 alle ore 14,00, con raccomandazione di adottare misure organizzative atte a promuovere la modalità di vendita con prenotazione telefonica ovvero on line e consegna a domicilio. In ogni caso vigerà l’obbligo, per gli esercenti e gli operatori, ma anche per gli utenti, di osservare le misure di sicurezza e precauzionali prescritte in un protocollo allegato all’ordinanza.

Marco Laraspata (Aicom): «Molti esercenti non sono autorizzati alle consegne a domicilio, e comunque per molte strutture i costi di riapertura non sarebbero coperti da tale giro d’affari»

Il provvedimento segna un primo passo verso il difficile ritorno alla normalità, tuttavia i pareri che abbiamo raccolto tra gli addetti ai lavori sulla nostra isola fanno emergere vari dubbi e perplessità sull’effettiva possibilità di riaprire alle condizioni stabilite dalla Regione. «Si tratta di limitazioni pesanti – spiega Marco Laraspata, presidente Aicom – che rendono difficile la riapertura. Pensiamo innanzitutto al fatto che esistono due tipi di esercenti, quelli che hanno la titolarità dell’immobile e chi invece deve pagare un fitto. I primi, magari anche a conduzione familiari, forse riapriranno per fare un po’ di cassa. Gli altri per il momento non hanno convenienza, senza la completa riapertura al pubblico». C’è anche un’altra complicazione: «Molti esercenti non sono abilitati per fare le consegne a domicilio, e i controlli delle forze dell’ordine saranno comunque molto più serrati. Per mettersi in regola ci vuole un minimo di tempo, ma le tempistiche imposte dall’ordinanza sono troppo ristrette. Poi dovremo pensare anche ad altro: la disciplina sui rischi di tipo chimico, biologico e batteriologico, è ormai superata. Se tutti dovessero riaprire, e quindi porre in essere le sanificazioni obbligatorie per mezzo di una ditta specializzata (e sul nostro territorio non ce ne sono mica tante), quanto tempo occorrerebbe qui sull’isola per occuparsi di tutti gli esercenti? Credo che prima di quindici giorni non ci saranno cambiamenti sostanziali. Per il periodo previsto dall’ordinanza, dal 27 aprile al 3 maggio, il gioco non vale la candela: riaprire ristoranti dovendo mantenere in piedi tutta la struttura, per un giro di affari che presumibilmente non copre i costi. Il provvedimento ha comunque un aspetto positivo: rappresenta una piccola luce in fondo al tunnel, che fa sperare in una prossima seppur parziale ripresa».

E in effetti le perplessità di Laraspata sono confermate anche da alcuni esercenti. Roberto Albano (Alibar) fa un’analisi generale: «Non so se la riapertura in questi termini sia conveniente. Io penso che non sia affatto agevole per bar e altre vendite al dettaglio operare col regime stabilito dall’ordinanza. Forse alcuni pub e ristoranti avranno maggiore convenienza. In ogni caso è un primo passo per far muovere nuovamente l’economia: i tempi per ottenere un farmaco efficace o addirittura un vaccino sono incomprimibili, quindi per un periodo dovremo convivere col virus. Credo che i cittadini abbiano introiettato le norme di prudenza, e che potrebbe essere plausibile una parziale ripartenza, anche del turismo».

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Anche Luca Testa, il noto titolare della Pizzeria del Corso a Casamicciola, nutre fortissimi dubbi sull’efficacia della riapertura limitata soltanto alle consegne a domicilio: «Anche gli orari previsti nell’ordinanza sono poco aderenti ad attività come la nostra, difficile fronteggiare quotidianamente i costi imposti da tutta la struttura, che non sarebbero ripagati dalle sole consegne a domicilio». Insomma, al momento la ristorazione isolana non promuove l’ordinanza di De Luca, pur salutando in essa un segnale verso una ripresa che mai come stavolta sarà ripidissima.

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