CRONACAPRIMO PIANO

Condotte sì, depuratori no: anche il comitato suggerisce il cambio di rotta

La conferma arriva dal verbale della prima riunione del Comitato Tecnico Scientifico congiunto su acque reflue e sistemi di smaltimento naturale: 75 milioni di euro (stima ferma al 2005) servirebbero soltanto ad alzare i costi per i cittadini e lasciare troppe incognite. L’alternativa resta economica e validissima dal punto di vista ambientale

Da una parte ci sono i sindaci di Ischia e Barano che accelerano e insistono perché un’opera che rischia di assumere le sembianze di una “eterna incompiuta” (specialmente dopo la recente sentenza del Tar che ha restituito i terreni dove sorge l’impianto alla società Limparo che fa capo alla famiglia Di Meglio) possa essere conclusa dopo anni di tribolazioni. Dall’altra altre due strutture che dovrebbero essere sistemate a Casamicciola e Forio e servire gli altri quattro Comuni dell’isola e che sono ferme ancora alla fase progettuale.

Pierluica Ghirelli, liquidatore Evi

E dunque all’anno zero, anzi sottozero se proprio dovessimo essere sinceri. Nel mezzo, però, ci sono anche una serie di studi che evidenziano come i depuratori, contrariamente a quello che si è portati a pensare, per un territorio come l’isola d’Ischia non rappresenterebbero la panacea di tutti i mali, per niente. Anzi, avrebbero molte controindicazioni. Il Golfo si è già occupato di questa materia, pubblicando tempo fa anche una relazione di qualificati docenti universitari che evidenziava quanti e quali fossero i “contro” di una operazione del genere, che sono tornati ad emergere di recente quando si è svolto – presso il dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II – la prima riunione del “Comitato tecnico-scientifico congiunto su Acque Reflue e Sistemi di Smaltimento Naturale” che ha tra i suoi compiti la valutazione delle problematiche dello smaltimento in mare dei reflui delle isole minori e che dunque interessa Ischia decisamente molto da vicino. All’appuntamento erano presenti Pierluca Ghirelli (liquidatore dell’Evi spa, gestore del servizio idrico integrato dell’isola verde, nella sua qualità di coordinatore del comitato), i professori della Federico II Francesco Aliberti e Marco Guida e un altro nostro concittadino, l’ingegnere Angelo D’Abundo, tecnico incaricato dall’Ancim.

GHIRELLI: ISOLE MINORI, PERCHE’ ISCHIA PUO’ ESSERE “LABORATORIO”

Il dipartimento di Biologia
dell’Unversità Federico II

Ebbene ad aprire la discussione è stato proprio il dott. Ghirelli che ha fatto un resoconto delle varie considerazioni che nel corso degli ultimi due anni sono state svolte di concerto dai presenti fino ad arrivare per l’appunto alla costituzione del gruppo di studio. E che convergono di fatto in una direzione ben chiara e marcata. Ghirelli ha sottolineato in primis che i principali problemi che affliggono lo smaltimento dei reflui sulle isole minori e segnatamente sull’isola d’Ischia, che potrà a suo avviso essere definita “laboratorio” per la sperimentazione di nuove metodiche in relazione alla costruzione dei depuratori. E il professionista le elenca tutte in maniera analitica. Ghirelli parte dalla rete fognaria “corta” e “ripida” sottolineando che “per dimensioni e configurazione orografica, il recapito dei reflui negli impianti è caratterizzato da una concentrazione di imponenti volumi di acque reflue in un arco temporale breve, con un’alta velocità di afflusso e volumi di utenza variabili per una percentuale maggiore del 400 per cento tra estate e inverno: impossibile il dimensionamento ottimale, efficienza minima”. Letta così, sembra una sentenza inappellabile ma siamo appena agli inizi. Quando si tocca l’argomento legato ai costi di gestione, Ghirelli spiega che “la bassa efficienza dei piccoli impianti e l’inevitabile sovradimensionamento comporteranno come diretta conseguenza costi di gestione elevatissimi che dovranno riflettersi sulla tariffa idrica facendola lievitare a livelli difficilmente sostenibili”. E se come recita l’antico adagio più indizi fanno una prova, ecco cosa dice il liquidatore dell’Evi (che, lo ricordiamo, fa sintesi anche di quanto appurato da un comitato di esperti, giusto per intenderci) quando il discorso scivola su inquinamento atmosferico e gestione fanghi: “Notevoli le ricadute negative relative all’inquinamento atmosferico da CO2 ed alla produzione di ingenti quantità di fanghi da smaltire”.

DAI CONSUMI AI REFLUI TERMALI, ECCO TUTTE LE CONTROINDICAZIONI

Il commissario per la depiurazione,
Maurizio Giugni

E se ancora non vi basta ecco il capitolo dedicato al consumo elettrico: “Notevoli saranno anche i consumi elettrici, perché la realizzazione delle strutture è prevista nel sottosuolo: necessiteranno, pertanto, di raffreddamento e ventilazione costanti. Più elettricità, più spese, più CO2 e conseguente inquinamento”. E poi va sottolineato anche che “in considerazione della circostanza che le strutture saranno poste fino a dieci metri al di sotto del livello del mare, sussiste evidente il pericolo di infiltrazioni negli impianti di falde acquifere termali ad alta temperatura, di cui l’isola è ricca, con conseguenti ed ovvi danneggiamenti. La natura sismica del territorio, poi, introduce ulteriori elementi di fragilità in strutture così complesse”. Un altro aspetto che va poi risolto è quello legato alla necessità della separazione dei reflui termali dagli altri “perché nei depuratori non può arrivare acqua termale, che ostacolerebbe i processi di bio-massa, né possono essere recapitate anche meteoriche che non necessitano di inutili trattamenti, apportatrici peraltro di polveri e residui terrosi. Oggi è operativo un sistema di parziale collettamento misto. In tale ambito è significativo l’operato del Commissariato Straordinario per la Deputazione che, tra le sue varie incombenze, sta cercando di perseguire il completamento totale della rete fognaria e la sua differenziazione”. Che è una missione che definire impossibile, non ce ne voglia nessuno, non è poi così azzardato.

LE CONDOTTE SOTTOMARINE ELIMINANO POSSIBILITA’ DI INQUINAMENTO

Le considerazioni appena riportate, peraltro, sono quelle che hanno portato – come ricorda sempre il liquidatore Evi – a promuovere un confronto con docenti dell’Università di Napoli, volto ad una profonda rivisitazione della materia, che tuttavia necessita del coraggio di perseguire nuove soluzioni. Già, ma a questo punto qual è l’alternativa? Quella più plausibile rimane la stessa, è in corso di valutazione un pretrattamento dei reflui al massimo livello possibile, con assolvimento delle prime fasi della depurazione così come previsto dalle normative vigenti, seguito dall’immissione in lunghe condotte fognarie sottomarine che recapitano i reflui ad una quota batimetrica superiore al termoclino. Nel corso della riunione, Pierluca Ghirelli ha voluto ricordare che per quanto riguarda l’isola d’Ischia, ma non solo, “è opinione confortata dal parere scientifico degli esperti che, per i semplici reflui di natura igienica, entro certi limiti, il pretrattamento e l’immissione in condotta sottomarina siano più che sufficienti ad assicurare un ideale abbattimento di ogni potenzialità inquinante, azzerando gli effetti negativi collaterali dei depuratori per l’ecosistema”.

GLI ERRORI DI VALUTAZIONE DELLA COMUNITA’ EUROPEA

Attenzione a un altro passaggio particolarmente significativo che fa Ghirelli e con il quale si vuol anche spiegare come mai dall’Unione Europea insistano da sempre sulla necessità di realizzare i depuratori piuttosto che cercare soluzioni alternative. Un passaggio che va letto con assoluta attenzione: “La comune, diffusa convinzione relativa all’apparente, assoluta necessità per ogni contesto, della costruzione di impianti di depurazione, così come stabilito nella normativa europea, è probabilmente ascrivibile all’ambiente fisico di riferimento dei legislatori di Bruxelles più attenti al tema in parola; essi si sono confrontati con problematiche gravissime derivate dall’immissione, nei mari dell’Europa settentrionale, di ingenti quantità di reflui industriali, veicolati in un corpo recettore caratterizzato da scarsissima profondità dei fondali. Contesto differente da quello delle isole minori italiane, laddove i reflui industriali sono assenti e i fondali sono generalmente profondissimi”. Un esempio chiaro, rafforzato successivamente quando si ricorda che grazie alle differenze di profondità la capacità di diluizione del mare ischitano è di ben 30 volte superiore a quella dei mari del nord Europa. E poi attenzione, perché viene citata anche l’isola d’ischia, a proposito della quale i partecipanti alla riunione del comitato ricordano che nonostante l’insufficiente collettamento dei reflui, la presenza di impianti di pre-trattamento attivi non efficienti e in precario stato di conservazione e condotte sottomarine inferiore alle necessità e pure vetuste, la situazione vede il primato riconosciuto dalla Comunità Europea di coste con acque di balneazioni classificate “eccellenti”. Tutto ciò imporrebbe dunque una seria riflessione sulle modalità di spesa di circa 75 milioni di euro (costi peraltro stimati e risalenti all’ormai lontano 2005) per la realizzazione di tre impianti sulla nostra isola.

DA COMMISSARIATO ED ENTE IDRICO OK ALLO STRALCIO FUNZIONALE

Il prof. Francesco Aliberti

Ma non è ancora finita, perché in coda c’è un ultimo significativo indizio, questo sì decisamente rilevante. Nel verbale redatto al termine della seduta del comitato, infatti, si legge che “la bontà delle argomentazioni sopra esposte è stata, di fatto, riconosciuta dai nostri interlocutori istituzionali (Commissario Straordinario Depurazione, Ente Idrico Campano), questi hanno condiviso uno stralcio funzionale dei progetti generali dei costruendi depuratori e si è scelto di procedere con l’immediata realizzazione delle condotte sottomarine, senza incremento di costo, a sostituzione di quelle oggi in uso, causa di continue perdite anche in prossimità della costa… sarà così conseguita nell’immediato, senza attendere gli anni necessari alla costruzione dei depuratori (ad oggi in ritardo di oltre quindici anni) un efficiente smaltimento separato dei reflui urbani dopo più accurati pretrattamenti rispetto a quanto oggi fatto con i limitati impianti disponibili, necessari per essere immessi in condotta. Tali opere, di rapida realizzazione, comporteranno una drastica riduzione della propagazione dei già modesti agenti inquinanti e potranno essere oggetto di campagne di monitoraggio e di studi sia negli arenili marini in prossimità dei diffusori che delle aree circostanti, al fine di verificare l’efficienza del sistema ed eventualmente proporre i correttivi. Risulterebbe ragionevole ed opportuno, valutare all’esito di questa prima fase di verifica, l’effettiva necessità della costruzione dei depuratori”. Insomma, un altro segnale chiaro e unanime della strada che andrebbe seguita: ma siamo davvero sicuri che valga la pena di intestardirsi in progetti peraltro (almeno in due casi su tre) rimasti soltanto allo stato di semplice idea? Meditate, gente, meditate…

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