POLITICAPRIMO PIANO

De Siano e i suoi pronti a staccare la spina a Pascale

La fatidica mezz’ora di sospensione che nell’ultimo consiglio comunale ha rischiato di far saltare la maggioranza: “esecuzione” soltanto rimandata?

di GHINO DI TACCO

Il consiglio comunale svoltosi una settimana fa alla Torre dell’Orologio di Piazza Santa Restituta ha approvato tutti i punti all’ordine del giorno. Roba di natura contabile, atti dovuti, eppure, anche nell’apparente disinteresse dei media, si è comunque trattato di un appuntamento emblematico e i cui risvolti avrebbero potuto essere ben più dirompenti rispetto alla semplice ratifica di atti di bilancio e poco altro. La “guerra fredda” interna alla maggioranza guidata da Pascale ha invece scritto un’altra pagina, al principio di questo autunno che a dispetto della pioggia e dell’abbassamento di temperature si prospetta piuttosto “caldo” per la compagine che amministra Lacco Ameno dal 2015. Un po’ come una faglia nel sottosuolo: due masse rocciose si muovono lentamente lungo la frattura, e ogni sia pur minimo movimento è in grado di generare enorme subbuglio in superficie.

Nei giorni precedenti, i pretoriani del Senatore De Siano avevano sollevato dubbi, malumori, perplessità, in merito ai punti all’ordine del giorno, fino a pretendere l’inserimento di un emendamento ritenuto come un presupposto necessario all’approvazione di alcuni debiti fuori bilancio. Eppure, nonostante tale emendamento sia stato puntualmente posto all’attenzione del consiglio, e poi approvato, la sera di venerdì nella sala consiliare erano assenti proprio alcuni dei consiglieri più vicini al Senatore, compreso chi aveva voluto quell’emendamento. Insomma, roba da guerra dei nervi. Fra l’altro, su quell’emendamento l’opposizione guidata dall’avvocato Carmine Monti ha chiesto mezz’ora di sospensione prima del voto. E c’è subito chi ha pensato che la manovra sia stata voluta nell’ambito di una già operante “larga intesa” tra il Senatore e il leader dell’attuale minoranza. Ma la maggior parte degli osservatori ha interpretato quella mezz’ora di sospensione come l’attesa da infliggere al condannato prima del fischio delle pallottole: in pratica, un lungo momento di “suspence” per intimorire i pascaliani, in quanto sarebbe bastato il voto contrario di tre consiglieri di maggioranza per far finire il Barone e i suoi in minoranza. Anzi, alcuni danno ormai per certo un accordo tra De Siano e Carmine, che sarebbe già stipulato e operante da varie settimane, e lo scorso consiglio comunale avrebbe dovuto sancire la fine prematura della consiliatura, prima della naturale scadenza primaverile del quinquennio. Rimane oscuro il motivo per cui le armi siano state rinfoderate e il ribaltone rimandato.

Nella maggioranza è ormai guerra di nervi: i fedelissimi del Senatore sembrano cercare il “casus belli” per fare lo sgambetto al Barone

È questa la cifra stilistica dominante dell’attuale momento politico lacchese: i pretoriani del Senatore, il quale è in procinto di tornare in prima persona a concorrere per la poltrona di sindaco, da tempo hanno dato vita ad azioni di disturbo, una sorta di guerriglia interna, in modo da moltiplicare le occasioni di “frizioni” e dunque provocare l’innesco della rottura. Innesco che preferibilmente dovrebbe essere causato da una qualsiasi reazione dei pascaliani, i quali da parte loro sembrano guardarsi bene dal raccogliere le provocazioni e offrire il pretesto ai “golpisti”. La tattica per ora ha funzionato: a ogni occasione in cui le temperature si alzavano, il Barone e i suoi sono riusciti a disinnescare i motivi di attrito, mantenendo un profilo basso.

Da un certo punto di vista, comunque, non si capisce come si possa andare avanti con una maggioranza dove alcuni consiglieri operano per logorare la leadership di Giacomo Pascale, in attesa di un qualsiasi “casus belli”, una scusa qualunque per provocarne la caduta.

Se l’ipotesi di una fine anticipata della consiliatura veniva vista come improbabile alcune settimane fa, essa ha invece ripreso quota negli ultimi tempi: azzoppare Pascale prima della scadenza del mandato, significherebbe ridurre fortemente la potenza di fuoco del Barone in ottica elettorale. Il sindaco uscente, se arrivasse alle elezioni ancora in sella, potrebbe dirigere una campagna elettorale nettamente più vantaggiosa, come accade a tutti i primi cittadini che si preparano a tentare il mandato-bis.

Durante il civico consesso ci sarebbe stata la prima occasione per far cadere Pascale e i suoi ma, nonostante la mezz’ora di “suspence”, non è stato affondato il colpo fatale

Se invece Domenico De Siano dovesse fare un cenno ai suoi fedelissimi e mettere in minoranza Pascale, si andrebbe al commissariamento, e da quel momento il Barone dovrebbe vedersela con l’ “arsenale” del Senatore, che è pur sempre colui che con la sua grande forza economica, imprenditoriale e politica ha caratterizzato l’ultimo ventennio dello scacchiere lacchese, in perfetta sintonia con la storia nazionale, dove il tramonto dei partiti di massa ha lasciato il posto ai partiti personali e agli imprenditori capaci di gettare sulla bilancia politica tutto il peso della propria potenza economica, senza più nessuna di quelle remore che pure caratterizzavano la tanto vituperata Prima Repubblica.

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Certo, far cadere l’amministrazione in un momento in cui viene varata l’ordinanza di ricostruzione pesante per il post-sisma e a pochi mesi dalla scadenza-limite per l’approvazione del Piano urbanistico comunale, non sarebbe il massimo per il paese, alle prese con uno dei periodi più complicati della sua storia, ma queste sono considerazioni flebili, di fronte alla volontà del Senatore di riprendersi per la terza volta la poltrona di sindaco.

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