POLITICA

De Siano sonda il terreno e medita sullo “scontro” con Pascale

Forse non conviene a nessuno dei due arrivare divisi al confronto elettorale, mentre sembra ripetersi la storia di qualche anno fa

Sarà un lungo inverno quello che porterà alle elezioni comunali di Lacco Ameno. Un inverno simile a una partita a scacchi in cui i mesi, le settimane e i giorni scandiranno le mosse dei possibili attori che movimenteranno la primavera lacchese. Se è vero che la possibilità di una “scissione” dell’attuale maggioranza consiliare non è del tutto irrealistica, c’è da domandarsi quanto convenga, anche al senatore Domenico De Siano, arrivare a una contrapposizione in campo aperto col suo “delfino” Giacomo Pascale, per l’elezione a prossimo sindaco di Lacco Ameno.

Sulla carta i pronostici sono tutti per il Senatore, ma dall’altro lato la volontà di ritornare a ricoprire la fascia tricolore, esplicitamente espressa un mese fa, potrebbe essere anche un iniziale tentativo di sondare il terreno prima di prendere una qualsiasi effettiva decisione. Si direbbe che Domenico voglia tastare il polso al “paese reale”, dopo quasi cinque anni di consiliatura guidata dal Barone, e che abbia mosso le acque a tale scopo, in attesa di adottare la successiva strategia. Se è da escludere un ritorno di De Siano mosso dalla volontà di controllare il processo di ricostruzione post sisma, che qualcuno aveva pure ipotizzato come motivo del suo “ritorno a Itaca”, forse non è invece del tutto peregrina l’altra ipotesi, quella cioè del timore che le redini del paese possano allentarsi a vantaggio di altri attori, compreso Giacomo Pascale. È vero che, dopo aver ricoperto tutte le cariche istituzionali possibili, dal consiglio della Torre dell’Orologio fino a Palazzo Madama passando per Montecitorio, suona quantomeno curiosa (e le perplessità sorgono anche agli alti livelli del partito) questa voglia di tornare a fare il sindaco del paese d’origine a un’età ancora relativamente giovane (a proposito, oggi cade proprio il 61° compleanno dell’imprenditore lacchese, a cui vanno i nostri migliori auguri), ma sul tavolo vanno considerate altre variabili: a livello nazionale il partito del Senatore non è nei suoi anni migliori, e dunque Domenico De Siano potrebbe aver già iniziato a pensare al “dopo”. Non proprio un buen retiro, insomma, ma comunque una maggiore vicinanza all’epicentro del suo impero imprenditoriale, recentemente estesosi oltre i confini dell’isola. Da questo punto di vista, lasciare la ribalta locale per un altro quinquennio a Giacomo Pascale, potrebbe essere “deleterio” per le aspettative personali del coordinatore regionale di Forza Italia: significherebbe cioè lasciar “consolidare” la personalità politica del Barone, il quale si è sciroppato la non facile fase di dissesto, terremoto e gestione delle partecipate (fallite), e che dunque potrebbe a buon diritto vedersi riconosciuto lo status di provare a fare il bis dopo l’affermazione del 2015.

A volte tuttavia è bene conoscere e riflettere sugli eventi passati per provare a interpretare i fatti del presente (e dell’immediato futuro). In quest’ottica quello che sta avvenendo a Lacco Ameno non è affatto inedito: molti lettori ricorderanno come nel 2012 la fase finale della consiliatura che vedeva Tuta Irace come sindaco di Lacco Ameno fu caratterizzata da un’altra spaccatura all’interno della maggioranza costruita dal Senatore. Spaccatura che allora arrivò a manifestarsi ufficialmente prima della fine del quinquennio. Anche in quel caso, il Senatore si rivolse allo schieramento avverso: a quel Carmine Monti che grazie a quella “larga intesa” divenne sindaco. Eppure, l’epilogo non fu positivo: la maggioranza scaturita dalla “grande coalizione” non resse, portando alla caduta dell’amministrazione e al commissariamento (e al dissesto). A ben vedere, la storia si sta ripetendo: la latente e silenziosa crepa nell’attuale maggioranza sta portando De Siano a lanciare messaggi all’ex sindaco Carmine Monti (come si evince dall’intervista rilasciata dal senatore al nostro quotidiano un mese fa), nell’ottica di una possibile “convergenza” per il bene del paese. Resterebbe da vedere se un’asse Domenico-Carmine riuscirebbe a reggersi con maggiore successo rispetto a un quinquennio fa. In ogni caso, Giacomo Pascale non sarebbe soggetto passivo dello scacchiere: il Barone, da leale uomo di partito, si è detto pronto ad accettare senza troppe sceneggiate il verdetto sull’ipotesi della sua candidatura, ma c’è chi continua a giurare che non sia affatto impreparato a un’eventuale decisione negativa.

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