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Demolizioni senza prescrizione, al Tg 5 la rabbia di Gino Di Meglio

La rubrica “L’indignato speciale” ha visto ieri l’intervento del noto legale isolano che ha denunciato come «dopo anche 40 anni dalla sentenza arrivino ordini di demolizioni. Anche in periodo di Covid». Si riaccendono così i riflettori su uno dei grandi paradossi della giustizia italica

Le demolizioni di manufatti abusivi non vengono fermati dalle prescrizioni nemmeno in tempo di Coronavirus. Questa è la denuncia dell’avvocato Biagio Di Meglio che nel corso della trasmissione ‘L’indignato speciale’ a margine del Tg5 delle 13. «Va denunciata con forza una discrasia tutta italiana», esordisce l’avvocato isolano che spiega. «In sostanza la procura della Repubblica anche in questi giorni di Covid, quindi di gravissima difficoltà per la cittadinanza, sta per mettere in esecuzione una serie di ordini di demolizione che sono stati adottati a seguito di sentenze penali di condanna o di cosiddetto patteggiamento.

La discrasia è che l’ordine di demolizione non incontra alcun limite temporale». Niente termine e niente prescrizione per gli abbattimenti, quindi. «Il pubblico ministero invece – continua l’avvocato Di Meglio – può porre in esecuzione una sentenza di condanna alla demolizione anche a distanza di 30 anni come sta accadendo proprio in questo periodo in Campania». E qui la proposta: «Credo – incalza il legale isolano – che sia assolutamente necessario un intervento della politica che su questo tema che riveste importanza sociale per la enorme mole di abbattimenti che dovrebbero essere eseguiti e con tutte quelle che sono le conseguenze. La politica, invece, è assente». Per Di Meglio «Se non interviene il legislatore, dunque se non interviene la politica con una modifica sostanziale di questo istituto della demolizione, saremo costretti ancora ad assistere a persone che vengono buttate fuori da casa». spesso di tratta di interi nuclei familiari che, a distanza di 30 anni da una sentenza di condanna, sono costretti a trovare alloggi alternativi o di fortuna per un abuso, talvolta, anche ‘ereditato’.

Ad intervenire, poi, nel corso della trasmissione è stato il giornalista Andrea Pamparana che ha spiegato come «30 in qualche caso 40 anni fa alcune persone hanno costruito abusivamente. Il giudice ha condannato queste persone alla demolizione, ma il provvedimento è stato preso dalla magistratura 30-40 anni dopo. Questo perché come sapete la giustizia in Italia è molto veloce». Ed ancora: «Non si tratta di ville, nè di seconde case per le vacanze da Ischia, ad esempio, ovvero da dove ci parlava all’avvocato». «Questo – continua il giornalista di Mediaset – è un problema di tutta Italia. Si tratta semplicemente del fatto che nella legislazione c’è un buco: è evidente. Perché si prescrive il reato, quello di abusivismo edilizio, ma non si prescrive la demolizione che viene ordinata 30-40 anni dopo, in modo tale che queste persone, in molti casi persone anche con problemi economici e di disagio soprattutto in questo periodo di Covid, si ritrovano in mezzo ad una strada».

E qui la domanda: «e allora che cosa fare?». La domanda viene inoltrata alla «politica, lo chiediamo alla Regione Campania, ma lo chiamiamo soprattutto a quei parlamentari che dovrebbero occuparsi anche di queste cose». È vero che c’è il Covid – chiosa Pamparana – però forse qualcosa d’altro canto, bisogna fare». Il problema delle demolizioni e dell’abusivismo è atavico in Campania come sull’isola di Ischia. La scorsa settimana l’assessore regionale al Governo del Territorio Bruno Discepolo ha chiesto al Prefetto la sospensione delle demolizioni di immobili abusivi quanto meno per il periodo dell’emergenza. Era stata l’allora consigliera regionale ischitana, Maria Grazia di Scala, a porre in essere questa richiesta, lo scorso agosto, al presidente De Luca. «Spero che il Prefetto – ha detto Di Scala – si renda conto che i proprietari di case abusive vivono un’emergenza nell’emergenza, e che si pervenga alla invocata sospensione». L’avvocato Di Scala, consigliere regionale uscente, era infatti riuscita a cogliere un gran risultato, da tempo auspicato, vedendo approvata la mozione peraltro presentata sin dallo scorso febbraio.

In virtù del voto unanime, il presidente della Regione Vincenzo De Luca si era impegnato a richiedere in tempi brevi la sospensione degli ordini di demolizione in corso per tutto l’anno, anche in considerazione del fatto che vige lo stato di emergenza, e a confrontarsi con il Governo nazionale tramite il Ministero allo scopo di affrontare la problematica, fino a pervenire all’approvazione del cosiddetto “decreto Riello”, per la graduazione delle demolizioni secondo i protocolli già approvati dalla Procura Generale. In sostanza si tratta di stabilire un principio di gradualità cronologica nelle demolizioni, eseguendo prima gli abbattimenti degli “ecomostri”, e solo in ultima istanza quelli delle abitazioni cosiddette “di prima necessità”. Naturalmente l’approvazione finale si gioca in Parlamento, ma intanto la regione Campania si era espressa compatta a favore, e adesso un ulteriore passo potrebbe venire dal Prefetto. Mentre le Istituzioni studiano il da farsi, però, resta il paradosso degli ordini di demolizioni a 30/40 anni dalla sentenza, così come denunciato dall’avvocato Biagio Di Meglio.

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