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I dinosauri italiani: cosa si sa

Quando in generale si pensa ad un dinosauro si immagina bestie di grossa taglia, perlopiù feroci e capaci di distruggere tutto. Questa idea della cultura popolare cozza totalmente con la realtà che emerge dai reperti: erano sicuramente presenti dinosauri imponenti, ma la radiazione dei dinosauri ha fatto sì che fossero presenti forme di diverso tipo, anche molto piccole (a livello di una lucertola). In alcuni casi anche nei gruppi di taglia grossa sono state presenti forme nane nelle isole. Qui però bisogna dare una spiegazione di cosa intendiamo per “nano”, ovvero ciò che ha subito il processo del nanismo insulare. Il nanismo insulare, nomen omen, è il processo tramite il quale le specie tendono a ridursi di taglia progressivamente nel tempo a causa di pressioni evolutive (per esempio risorse limitate): non indica patologia o dimensione esigue. Ad esso è affiancato il processo inverso, il gigantismo insulare, che invece “permette” l’accrescimento, spesso per la mancanza di predazione o cambio di “ruolo” ecologico (nicchia), per esempio un piccolo predatore che va al top della rete trofica. Il nanismo insulare è la spiegazione per la taglia, relativamente piccola, di diversi dinosauri europei, anche di alcuni dei 6 reperti ufficiali italiani.

Quando pensiamo all’Europa Mesozoica (da 252/251 a 66/65 milioni di anni fa, abbreviato in m.a.) non dobbiamo pensare alla disposizione attuale dei paesi: per gran parte del Triassico (da 252/251 a 201 m.a.) i continenti erano ancora agglomerati nella Pangea, che cominciò poi a separarsi verso la metà del periodo in due blocchi, Gondwana a sud e Laurasia a nord. Nel Giurassico (da 201 a 145 m.a.) possiamo osservare le prime forme di dinosauro italiane, in una penisola che di fatto non esisteva: infatti l’Italia, cosi come gran parte dell’Europa del periodo (ed anche di quello successivo, il Cretacico, 145-66/65 m.a.) era un arcipelago, quindi un insieme di isole e non il territorio coerente che vediamo oggi. Però aveva contatti con l’Africa ed il resto dell’Eurasia a causa del mare poco profondo, che permetteva a momenti alterni alle varie specie presenti in quel periodo di passare.

Nel 1985 vennero trovate delle impronte sulle Dolomiti di Belluna: esse furono la prima testimonianza ufficiale della presenza dei dinosauri in Italia, seguite poi nel 1989 da orme del Giurassico vicino Rovereto. Il primo dinosauro italiano venne trovato nel 1980 ma, al seguito di una fantozziana vicenda che nulla ha a che vedere con la scienza e che preferisco omettere, venne ufficialmente mostrato ad un paleontologo solo nel 1992 e descritto in un articolo su Nature nel 1998: si trattava dello Scipionyx samniticus, rinvenuto nei pressi di Pietraroja, piccolo comune in provincia di Benevento. Il reperto mostra un giovane dinosauro carnivoro di circa mezzo metro, che forse poteva crescere fino a 2 metri di lunghezza, con gran parte degli organi interni conservati come impronte di fosfato di calcio: spicca l’apparato digerente, che ha permesso di inferire come avesse una digestione molto efficiente. Molto probabilmente “Ciro”, come è stato ribattezzato dai giornali locali, dovrebbe essere vissuto circa 113 m.a..

Nel 1994 viene scoperto in una grotta vicino Trieste un adrosauro (“becco d’anatra”), ufficialmente descritto però nel 2009: il nome scientifico è Tethyshadros insularis, anche se è popolarmente chiamato “Antonio” (sebbene le ricerche hanno dimostrato come esso fosse un esemplare femmina). Il nome scientifico fa riferimento al fatto che fosse un adrosauro che viveva in un’isola della Tetide (oceano che separava la Laurasia dal Gondwana). Estratto nel 1999 dal blocco in cui era presente, era lungo circa 4 metri (poco per un rappresentante di quell’ordine tassonomico), viveva in branco e forse accudiva i piccoli. Viveva circa 86-85 m.a..

Nel 1996 venne invece ritrovato il cosiddetto “Saltriosauro”, nei pressi di Saltri, Varese: ben poco è stato rinvenuto di questo animale, ma si suppone fosse un dinosauro carnivoro di circa 7 metri di lunghezza e che vivesse circa 196 m.a., mentre nel 1999 vennero trovate impronte ad Altamura, in provincia di Bari, risalenti al Cretacico. Al 2005 risale la scoperta di un osso di dinosauro, probabilmente teropode, nei pressi di una grotta vicino Palermo, di circa 100 m.a., mentre l’ultima scoperta “made in Italy” è il titanosauro (sauropodi), la cui specie potrebbe essere di origine africana, denominato “Tito”: vissuto circa 112 m.a., era un giovane lungo circa 6 metri ancora in crescita (sebbene si supponga che la sua taglia fosse più piccola rispetto ad altri titanosauri) ed è stato trovato anche lui in maniera alquanto eterodossa.

*BsC in STeNa e specializzando in Scienze della Natura presso “La Sapienza” di Roma

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