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Don Antonio Angiolini in cattedrale e Don Agostino Iovene a San Pietro presiedono la liturgia della Candelora e di San Biagio vescovo e martire

CONOSCERE IL SANTO PERSEGUITATO E VITTIMA DEL PIU’ ATROCE DEI MARTIRII - A causa della sua fede San Bisgio Vescovo venne imprigionato dai romani. Durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per cardare la lana. Morì decapitato. Molti di noi nel registro parrocchiale delle nascite in Cattedrale vantavamo la registrazione di un secondo nome accanto a quello ufficiale. Il secondo nome storico era proprio quello di Biagio. Per tanto, ci siamo sempre chiesti: come mai, fra i tanti santi protettori comprese le madonne, onorati con festeggiamenti solenni dentro e fuori della chiesa ove il santo è venerato, il nostro San Biagio della Cattedrale non viene festeggiato allo stesso modo con processione per le vie del paese, con banda musicale al seguito e fuochi d’artificio come da tradizione? – Sicuramente San Biagio della Cattedrale lo avrebbe meritato.

San Biagio è stato il Santo molto venerato in passato in Cattedrale a Ischia Ponte per via del fatto che lo si invocava per la guarigione della gola e perché si era anche attratti da una bella statua che lo raffigurava nelle vesti di vescovo troneggiante nella chiesa madre che noi negli anni della fanciullezza frequentavamo assiduamente.

DON ANTONIO ANGIOLINI IN CATTEDRALE PER LA CANDELORA E SAN BIAGIO

San Biagio per noi e per gli altri del Borgo ha rappresentato tante cose: la fede in primis, i tortanelli benedetti venduti fuori la chiesa da personaggi caratteristici indimenticabili del tempo (Giovanniello ‘e milan, Marialuigia ‘a pelessa, Massarella ‘a panettera, i fornai Conte, Barile e Failuccio ‘a Vigna) e per ultima la Spezzina, la distesa dei lumini che i devoti di San Biagio accendevano ai piedi del Santo sul freddo pavimento di marmo grigio della Cattedrale imbrattando di cera consumata tutto lo spazio dove ardevano le rosse fiammelle votive, la certezza che l’inverno stesse passando e che avevamo davanti una primavera che prima o poi sarebbe venu, forti del popolare detto “San Bias ‘o sole pe’ case” che per noi e per gli altri era quanto dire. Infine il giorno di “vacanza” a scuola che i genitori (non tutti) autorizzavano per… devozione a San Biagio. Molti di noi nel registro parrocchiale delle nascite in Cattedrale vantavamo la registrazione di un secondo nome accanto a quello ufficiale.

DON CAMILLO D’AMBRA ESEGUE IL RITO DI SAN BIAGIO DELLE CANDELE INCROCIATE ALLA GOLA

Il secondo nome storico era proprio quello di Biagio. Per tanto, ci siamo sempre chiesti: come mai, fra i tanti santi protettori comprese le madonne, onorati con festeggiamenti solenni dentro e fuori della chiesa ove il santo è venerato, il nostro San Biagio della Cattedrale non viene festeggiato allo stesso modo con processione per le vie del paese, con banda musicale al seguito e fuochi d’artificio come da tradizione, indipendentemente dal Covid che quest’anno poi ce lo avrebbe impedito ? – Sicuramente San Biagio della Cattedrale lo avrebbe meritato. La sua storia di certo non è arrivata a noi ricca di episodi ed eventi che l’ha visto assai perseguitato dai governati del suo tempo, nonostante fosse personaggio di tutto rispetto. Vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia (Asia Minore), Biagio era medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani.

I TORTANELLI DI BOCCIA AL BORGO

Durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per cardare la lana. Morì decapitato. San Biagio muore martire tre anni dopo la concessione della libertà di culto nell’Impero Romano (313). Una motivazione plausibile sul suo martirio può essere trovata nel dissidio tra Costantino I e Licinio, i due imperatori-cognati (314), che portò a persecuzioni locali, con distruzione di chiese, condanne ai lavori forzati per i cristiani e condanne a morte per i vescovi. Pochissimo si sa sulla vita del santo. Le poche storie sulla biografia dell’armeno sono state tramandate prima oralmente e poi raccolte in agiografie,gelosamente conservate nei vari archivi dei sipo luoghi di origine.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

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