POLITICA

Elezioni politiche del 25 settembre 2022 Grande affermazione dell’astensionismo che sull’isola d’Ischia raggiunge perfino il 60%!

di Gianni Vuoso*

Le elezioni politiche del 25 settembre hanno espresso un verdetto inequivocabile nella storia elettorale italiana: l’astensionismo è di gran lunga il primo “partito”. A nulla è servita l’accanita campagna contro l’astensionismo.

Infatti si sono astenuti – disertando le urne, annullando la scheda o lasciandola in bianco – 17,9 milioni di elettrici ed elettori che corrispondono al 39% del corpo elettorale con un incremento del 9,6% rispetto alle precedenti elezioni politiche del 2018.

Sull’isola d’Ischia il risultato è davvero incredibile, perché l’astensionismo ha raggiunto quasi il 60% a Serrara Fontana, passando per il 59% a Barano e attestandosi sul 55% negli altri comuni! E non c’entra il maltempo. La causa fondamentale è il disgusto che anche gli isolani cominciano a provare nei confronti dei partiti borghesi, di partiti che hanno preso in giro tutti. Si pensi per esempio, a circa il 55% dell’astensionismo registrato a Casamicciola e Lacco Ameno, due comuni colpiti dall’ultimo sisma del 2017 e praticamente abbandonati alle chiacchiere di chi non è in grado di risanare il territorio, di garantire l’isola dai rischi idrogeologici.

Altro che maltempo. Questi dati li avremmo avuti anche col solleone. La gente comincia a capire che questo parlamento non ha più credibilità, che questi partiti sono solo una banda di personaggi che rincorrono solo pensioni e vitalizi.

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Dunque, un risultato storico per l’astensionismo

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L’Italia, che a causa della sua particolare storia politica, istituzionale ed elettorale vantava una delle più alte affluenze elettorali al mondo e ancora fino al 2008 poteva contare su un’affluenza superiore all’80%, in soli 4 anni è scesa di oltre 17 punti percentuali collocando il nostro Paese, in una virtuale classifica, addirittura al quintultimo posto in Europa.

Negando il loro consenso e il loro avallo queste elettrici ed elettori hanno delegittimato il parlamento e i partiti del regime capitalista neofascista. L’astensionismo non è dunque una “malattia”, ma il primo passo della guarigione dalle illusioni elettoraliste, parlamentariste, costituzionaliste e pacifiste e dalle trappole della democrazia borghese che tengono imprigionati il proletariato e le masse popolari, giovanili e femminili sfruttate e oppresse.

Ormai vari sondaggisti e analisti del voto, ammettono che l’astensionismo non è un dato involontario e causale, l’astensionismo è di gran lunga più praticato fra le masse più povere e diseredate, dagli operai e dai lavoratori impoveriti, i disoccupati, i giovani precari, i pensionati poveri..

Sempre secondo la stessa analisi, l’astensionismo è maggiore fra i giovani sotto i 34 anni e gli over 65 che pure in passato erano fra quelli più propensi a recarsi alle urne.

Non è un caso che la diserzione alle urne dilaghi nel Sud e nelle Isole martoriati dalla miseria, dalla disoccupazione, dall’emigrazione e dall’abbandono con percentuali che si avvicinano al 50%. Come in Calabria dove l’astensionismo è al 49,2%, in Sardegna al 46,8%, in Campania al 46,7%, in Molise e Puglia al 43,4%.

L’astensionismo dilaga anche nelle aree più povere e disagiate del centro-nord, nelle periferie delle grandi città.

L’astensionismo è per ora un voto per lo più spontaneo, non organizzato e seppur sempre più cosciente e qualificato, non ancora qualificato in senso anticapitalista e rivoluzionario.

Siamo consapevoli che la nostra propaganda ha potuto raggiungere solo qualche migliaia di elettrici e di elettori di sinistra. Tuttavia, oggettivamente, l’astensionismo si pone già su un terreno anticapitalista.

La destra batte la “sinistra” borghese

L’astensionismo è senza ombra di dubbio il grande vincitore di queste elezioni.

La destra batte la “sinistra” borghese frantumata in tanti partiti. Non vi è però stato nessun spostamento a destra dell’Italia. Vi è stato piuttosto una redistribuzione di voti all’interno della coalizione di destra a vantaggio di Fratelli d’Italia e a spese di Lega e Forza Italia.

I 5,8 milioni di voti in più che Fratelli d’Italia conquista rispetto al 2018 fanno quasi pari con quelli persi nello stesso arco di tempo dalla Lega e da Forza Italia. C’è inoltre da dire che coloro che hanno votato Fratelli d’Italia non sono solo elettori di destra. Secondo vari sondaggi, solo il 7% del 26% dei voti validi ottenuti da FdI si dichiara di destra. Essendo FdI l’unico partito ad esser rimasto fuori dalla grande ammucchiata del governo Draghi, ha potuto demagogicamente beneficiare anche di una buona parte di voti di protesta, come era già in passato accaduto alla stessa Lega Nord o al Movimento 5 stelle. Senza contare l’indegna pretesa della Meloni di rappresentare il riscatto femminile essendo con tutta probabilità la prima donna che per prima in Italia sarà chiamata a guidare il futuro governo.

Conte vuole l’egemonia della “sinistra” borghese

Dimezzato anche il Movimento 5 stelle che passa da oltre 10,7 milioni di voti nel 2018 agli attuali 4,3 milioni, il più marcato arretramento fra tutti i partiti. Paradossale che questo risultato così negativo venga letto da Conte e dai vari commentatori come una sorta di vittoria.

Incredibile davvero che chi è passato impunemente da destra a sinistra, cavalcando tutte le onde del momento e ha governato con i neofascisti e razzisti e nel governo del banchiere massone Draghi, oggi si erga a punto di riferimento della “sinistra” borghese.

Anche Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi, che pure entrano in parlamento, non possono cantar vittoria perché falliscono l’obiettivo del 10% e di diventare l’ago della bilancia parlamentare fermandosi al 7,8% dei voti validi, che hanno succhiato quasi esclusivamente al PD.

Restano fuori dal parlamento partiti minori.

Male anche per Unione popolare dell’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistrs, Potere al popolo e PRC che si ferma all’1,4% dei voti validi

Italia sovrana e popolare, che riuniva varie anime cosiddette “rosso-brune”, no vax, ecc, come il PC di Marco Rizzo e che aveva nelle sue liste tra gli altri Antonio Ingroia, si ferma all’1,2% dei voti validi. Il PCI ottiene 24,5 mila voti pari allo 0,1% dei voti validi.

Tutte queste forze (Unione Popolare, Italia sovrana e popolare e PCI) in pratica hanno carpito il voto solo di una parte dell’elettorato più avanzato, mentre la parte più rilevante si è riversata nell’astensionismo.

Uniti contro il capitalismo, per il socialismo

Alla luce di questi risultati elettorali, non possiamo che tornare a rilanciare l’appello conclusivo del documento elettorale del PMLI del 24 luglio scorso con cui l’Ufficio politico invitava le elettrici e gli elettori ad astenersi. Si legge nel documento che: “Qualsiasi sia il governo che uscirà dalle urne trattiamolo come si conviene, rendendogli la vita difficile attraverso la lotta di classe.

C’è però bisogno che tutte le forze anticapitaliste, a partire da quelle con la bandiera rossa, aprano una grande discussione pubblica per elaborare un progetto comune per la nuova società socialista.

Questa discussione rivoluzionaria è il primo passo per cominciare a lavorare unitariamente per abbattere il capitalismo”.

E concludeva: “Uniamoci impugnando l’arma dell’astensionismo per delegittimare il capitalismo e i suoi governi e partiti e per avanzare verso la conquista del socialismo e del potere politico del proletariato!

*Segretario della Cellula isola d’Ischia del PMLI

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