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Gianpaolo Buono: «Pronti a nuove elezioni, vogliamo la stabilizzazione del tribunale»

Lunga intervista al presidente dell’associazione forense dell’isola d’Ischia che fa il punto su una serie di situazioni di estrema attualità, partendo naturalmente dal ritorno alle urne in programma nell’avvocatura locale. Ma anche a un problema mai risolto definitivamente…

A ottobre è formalmente scaduto il biennio del Suo mandato di presidente dell’Assoforense isolana. È possibile fare un bilancio?

«Ovviamente bisogna tener conto dell’eccezionalità del momento, con gli ultimi due anni pesantemente caratterizzati dall’emergenza sanitaria. Insieme a tutti gli altri componenti del consiglio direttivo abbiamo cercato di moltiplicare gli sforzi pur di fronte a situazione davvero inaccettabili, insostenibili e soprattutto poco gestibili. Dunque credo che un bilancio sia possibile: un bilancio moderatamente positivo, data la particolarità del momento in cui abbiamo agito».

«Di questo biennio alla guida dell’Assoforense credo si possa trarre un bilancio moderatamente positivo, data la particolarità del momento in cui abbiamo agito, caratterizzato dall’emergenza sanitaria»

Sono allo studio alcune modifiche allo statuto associativo. Può anticipare qualcosa?

«Una apposita commissione, da me voluta, ha lavorato a lungo alla creazione di uno statuto completamente nuovo e svincolato da quello precedente, che risale a oltre trent’anni fa, e che fosse uno strumento più in linea coi tempi. E devo riconoscere che la commissione ha fatto un ottimo lavoro, chiedendo un monitoraggio da parte del direttivo in almeno due sedute: ci siamo confrontati e abbiamo apprezzato questo lavoro, che tiene conto dell’evoluzione che nel frattempo ha caratterizzato l’attività professionale in oltre un trentennio, e delle nuove necessità ed esigenze. Anticipazioni non ne posso dare, anche per rispetto dei colleghi che non hanno ancora esaminato il testo. Quest’ultimo prevede comunque una serie di meccanismi diretti a incentivare o esaltare la partecipazione della base a tutte le attività associative, sempre in riferimento alle problematiche della professione sull’isola d’Ischia».

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«Grazie al lavoro dell’apposita commissione, l’associazione sta per varare un nuovo statuto, in linea con in tempi e con l’evoluzione dell’attività professionale nell’ultimo trentennio»

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Le elezioni per il nuovo direttivo saranno posticipate?

«C’è la necessità di sottoporre all’assemblea il nuovo statuto come momento fondamentale e imprescindibile per poi procedere alle nuove elezioni. In linea con le indicazioni derivanti dalla scadenza del mandato, e nonostante la particolarità del contesto che stiamo vivendo, ho immediatamente informato il direttivo della necessità di convocare una nuova assemblea per indire le nuove elezioni, come forma di rispetto nei confronti degli associati».

«Dopo l’approvazione del nuovo statuto, sarà convocata l’assemblea per l’indizione di nuove elezioni»

Come si concilierà il momento elettorale con gli sforzi che si stanno producendo per ottenere quantomeno una proroga per la sezione distaccata del Tribunale?

«Non penso che questo sia un problema legato ai componenti del direttivo, o comunque alla persona del presidente, ma bisogna ragionare nei termini dell’intera categoria complessivamente intesa. Essa sicuramente avrà validi rappresentanti con le capacità di affrontare i problemi contingenti, soprattutto quello principale, costituito dalla proroga della scadenza oppure dal battersi per la stabilizzazione. La verità è che l’attuale Governo si occupa essenzialmente delle questioni riportate nell’agenda redatta al momento del suo insediamento grazie alla convergenza dei vari partiti: il vero dramma è che il problema della proroga, non rientrando in questa agenda, non può essere esaminato in questa fase. Di conseguenza noi stiamo cercando di sollecitare, di coinvolgere i più vari interlocutori proprio perché la stabilizzazione degli uffici giudiziari isolani deve essere il frutto di una convergenza di tutte le forze politiche. Diversamente, si tratterebbe di comprimere senza alcuna ragione dei diritti basilari di comunità che già vivono in condizioni di emergenza».

«La legge di bilancio poteva essere l’occasione per ottenere una nuova proroga per la Sezione distaccata. Sfortunatamente il governo altre priorità in agenda, legate all’emergenza pandemica ed economica»

Negli anni scorsi il periodo di fine anno era quello in cui talvolta si era ottenuta un’estensione della proroga. Stavolta dunque non accadrà?

«L’occasione giusta poteva essere quella dell’approvazione della legge di bilancio: infatti in questa fase si stanno facendo rientrare i provvedimenti più disparati all’interno del “pacchetto”. C’è però il problema a cui facevo riferimento: il governo sembra poco interessato ad affrontare un tema del genere, viste le priorità legate alla pandemia e ai noti problemi di carattere economico. Anche se ciò ci è stato comunicato esplicitamente, noi non stiamo affatto demordendo: quotidianamente stiamo sollecitando le forze politiche affinché trovino comunque una convergenza sulla soluzione del problema. La preoccupazione è che si arrivi agli ultimi mesi di proroga e che poi la soluzione non sia adottata, per questo siamo partiti per tempo. Tuttavia pur avendo intrapreso un’attività costante, finora la risposta del governo è stata davvero molto tiepida».

«Quotidianamente stiamo sollecitando le forze politiche affinché trovino comunque una convergenza sulla stabilizzazione del nostro Tribunale, per evitare che si arrivi agli ultimi mesi di proroga e che poi la soluzione non sia adottata»

Cosa risponde a qualche suo collega che auspica la chiusura della sezione distaccata, andando di fatto in direzione opposta alla battaglia che state perseguendo?

«Io non penso che ci siano delle voci dissonanti a quelle che generalmente esprime l’associazione o comunque la classe forense dell’isola. Penso invece che certe affermazioni siano provocate dal momento storico, o comunque dalla delusione per certe forme di organizzazione indubbiamente deficitarie, però non posso credere che un avvocato, che prima di essere tale è cittadino di questo territorio possa augurarsi la chiusura di questo ufficio giudiziario perché sarebbe come augurarsi la chiusura del nostro ospedale o delle scuole, cioè di servizi essenziali. Penso che il grado di civiltà di una comunità si misura anche con i servizi fondamentali di cui dispone sul territorio, e per me, non come avvocato ma come cittadino, perdere un servizio come la giustizia sull’isola d’Ischia significherebbe deprivare l’isola intera di un fondamentale diritto, che poi si ripercuoterebbe come al solito sulle classi sociali meno abbienti. Non è che ci faccia paura, come categoria, il trasferimento dell’attività giudiziaria nel Tribunale metropolitano di Napoli, ma quello che responsabilmente non ci auguriamo è che la comunità sia privata di questo servizio: non sarebbe giusto nei confronti delle categorie più deboli, ma nemmeno nei confronti dell’intera collettività. Sarebbe in definitiva una sconfitta di tutti».

«Augurarsi la chiusura della Sezione distaccata sarebbe come augurarsi la chiusura dell’ospedale o delle scuole, ma il grado di civiltà di una comunità è dato dai servizi essenziali sul territorio»

Il collega presidente dell’associazione dei giovani avvocati ha auspicato un cambio generazionale alla guida dell’Assoforense. È una ipotesi che pensate di prendere in considerazione o l’esperienza in un ruolo così delicato ha ancora la sua rilevanza?

«Io mi auguro sempre, in ogni settore, non solo quello associativo, ma anche nel campo politico, culturale, ci sia uno scuotimento delle coscienze soprattutto dei più giovani, con una partecipazione più ampia possibile. Non intendo polemizzare con il presidente Manna, ma ritengo che i componenti dell’associazione dei giovani avvocati – che costituiscono una costola dell’Assoforense – abbiano avuto la possibilità di partecipare attivamente. Durante la mia gestione, ho cercato di essere quanto più aperto e inclusivo, ma sinceramente non ho visto tutta questa foga partecipativa. Mi auguro che presto ci possa essere, e da questo punto di vista sono sulla stessa linea del presidente Manna, ma chiedo a lui e agli altri giovani cosa abbia impedito la partecipazione effettiva alla gestione dell’attività associativa. Io non ho mai impostato la cosa sotto il profilo generazionale: ho cercato di coinvolgere anche i più anziani perché sono convinto che il raggiungimento di certi obiettivi, tra cui l’edificazione dell’avvocatura come categoria passa necessariamente per un confronto che metta tutti insieme, giovani, meno giovani e anche anziani. Dunque, ben venga questo cambio generazionale, però sono anche consapevole di una eccessiva “timidezza” da parte dei giovani avvocati. Mi auguro quindi che ciò che dice Manna possa avvenire in tempi brevi ma, come detto, mi chiedo cosa abbia impedito finora una maggiore partecipazione dei giovani colleghi».

«Enzo Ferrandino e Dionigi Gaudioso hanno bene operato, tenendo conto delle molteplici emergenze che hanno dovuto affrontare negli ultimi anni»

Si profila l’ennesimo aumento di tariffe da parte delle Compagnie di navigazione: un’eventualità che riguarderà anche una professione, come quella dell’avvocatura, caratterizzata dal pendolarismo.

«Come Lei sa, io mi sono battuto non solo per la stabilizzazione del Tribunale, ma innanzitutto per avere una categoria professionale che deve riappropriarsi del ruolo storico che ha sempre avuto all’interno del contesto isolano. Almeno fino a qualche decennio fa l’avvocatura era il “faro” in politica, nel mondo della cultura e in altri settori. Quando si profilano battaglie sociali, come quella contro gli elevati costi dei trasporti, l’avvocatura dovrebbe essere in prima linea, anche da una posizione privilegiata, perché rispetto ad altre categorie abbiamo gli strumenti per contrastare decisioni non soltanto non conformi ai principi costituzionali, ma che nel periodo storico che stiamo vivendo sono quanto meno inopportune. Si stanno infatti verificando notevoli aumenti anche per i beni essenziali, e questo si ripercuote sulle categorie disagiate. Restituire una funzione sociale all’avvocatura vuol dire mettere anche la collettività nella condizione di avere un punto di riferimento. Questo è quello che ho cercato di fare, varando il progetto “insula maior”: non era una provocazione, ma uno stimolo a restituire all’avvocatura la sua giusta collocazione all’interno del contesto isolano. In tal senso mi aspetto dai colleghi, a partire dai giovani, un contributo non solo in termini di qualità, ma anche a livello di fantasia, di innovazione, indicando nuove ricette per raggiungere gli obiettivi».

«Sono d’accordo con Vito Manna sulla necessità di un ricambio generazionale nell’Assoforense, ma io ho sempre incoraggiato l’inclusione e la collaborazione attiva di tutte le fasce d’età, dagli anziani ai più giovani, anche se in questi ultimi spesso non ho riscontrato tutta questa “ansia partecipativa”»

Il prossimo anno si vota a Ischia e Barano. Come giudica l’operato dei due sindaci uscenti, che peraltro sembrano avere il vento in poppa per quanto riguarda la probabile rielezione?

«Forse non sono il più adatto per questo genere di giudizi. Penso però che anche in questo caso la valutazione sull’operato politico di un’amministrazione presuppone la considerazione del momento contingente. Siamo ormai a due anni dall’inizio della pandemia, e tenuto conto anche di ciò, penso che il giudizio non possa essere che positivo per entrambe le amministrazioni. È ovvio che si potrebbe osare di più, ma complessivamente guardando dall’esterno, credo che Enzo Ferrandino e Dionigi Gaudioso abbiano bene operato».

«Mi auguro che l’avvocatura isolana ritrovi il suo naturale ruolo di punto di riferimento nei molteplici settori della vita sociale per risolvere i problemi del territorio, e dare un nuovo impulso culturale per rilanciare l’isola, che sotto questo punto di vista sta attraversando uno dei sui momenti più bui»

In vista del nuovo anno, un augurio e un obiettivo per il 2021 dell’Assoforense.

«Mi auguro soprattutto che sia garantita la coesione della categoria: il confronto è fondamentale, però le divisioni sono una debolezza di ogni categoria professionale. Spero dunque che l’avvocatura possa continuare a dare il suo contributo per gli obiettivi “naturali”, legati alla stabilizzazione o alla proroga della sezione distaccata, ma che in generale possa riappropriarsi delle prerogative a cui prima ho fatto riferimento, “alzando la voce” per contribuire insieme alle amministrazioni locali alla soluzione di problemi endemici, tra cui anche quelli legati alla continuità territoriale, alla sanità, all’istruzione e soprattutto al mondo della cultura. Proprio parlando della cultura, credo che stiamo vivendo una delle fasi più buie che l’isola abbia affrontato negli ultimi decenni: Ischia ha bisogno di una categoria illuminata che possa farla decollare dalla condizione di generale degrado in cui versa l’intero territorio isolano, e l’avvocatura ha le capacità e le possibilità per dare un contributo decisivo in tal senso».

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