CRONACAPRIMO PIANO

Gino Iacono nominato Cavaliere da Mattarella

Il docente ischitano lo scorso marzo positivo al Covid era ricoverato al Rizzoli e dal letto di ospedale continuava ad insegnare a distanza ai suoi alunni dell’Istituto Telese di Ischia: «Non sono un eroe. Sono un insegnante a servizio dei ragazzi». Analogo riconoscimento anche per la ricercatrice procidana Maria Rosaria Capobianchi

Gino Iacono, il docente ischitano che, positivo e ricoverato al Rizzoli di Lacco Ameno, ha continuato a insegnare a distanza nei giorni di degenza, è ufficialmente Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Ieri mattina al Quirinale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito “motu proprio” il 3 giugno scorso l’onorificenza a un gruppo di cittadini, di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza del coronavirus. I riconoscimenti, attribuiti ai singoli, vogliono simbolicamente rappresentare l’impegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali. Sono stati 56 gli eroi della prima fase della pandemia in Italia che sono stati premiati dal Capo dello Stato. «I meriti acquisiti non si esauriscono nel ricordo di un giorno ma permangono – ha detto Mattarella prima iniziare con le premiazioni -. Vi siete impegnati per la cura di coloro che erano malati per il Covid, vi siete impegnati ad assicurare con forte sostegno e ad aiutare chi era in condizioni di disagio, vi siete impegnati affinchè il nostro Paese non rimasse paralizzato assicurando trasporti e collegamento. Come voi, tanti italiani e italiane lo hanno fatto. Voi qui li rappresentate tutti».

MATTARELLA: «QUANTO E’ AVVENUTO NON E’ STATA UNA PARENTESI»

Nel corso della cerimonia il Presidente ha anche sottolineato come «in questa fase serve la responsabilità collettiva, comportamenti diffusi, tutti siamo chiamati a contribuire e a sconfiggere la pandemia, con i comportamenti, le mascherine, il distanziamento», anche perché «sembra avvicinarsi una nuova fase di emergenza e questo richiede fiducia nella possibilità che il Paese possa superarla. Questo momento difficile ci rammenta che quanto è avvenuto in passato non è stato una parentesi ma questa fase va affrontata con terapie, impegno, organizzazione, sapendo che abbiamo maggior preparazione rispetto a marzo e aprile quando il fenomeno era sconosciuto». Riguardo alla nuova sfida che si trova ad affrontare l’Italia, secondo Mattarella «dobbiamo avere senso di responsabilità ma anche maggior fiducia. Evitando contatti superflui, siamo chiamati a fornire il nostro contributo per evitare di ricadere nelle condizioni di marzo-aprile. Siamo chiamati ad una prova d’orgoglio».

GINO IACONO: «NON SONO UN EROE»

La voce trasmette ancora l’emozione quando lo raggiungiamo al telefono subito dopo il conferimento dell’onorificenza dalle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «È stata una grande emozione. Mi sono sentito davvero parte della nostra Nazione», ci conferma il professore Iacono. Il docente, però, rigetta l’etichetta di eroe. «Non sono un eroe. Mi sono sentito, in quel momento, di non abbandonare i miei ragazzi e grazie alla tecnologia sono rimasto in contatto con loro. È stato un gesto naturale». Un atto d’amore, potremmo anche definirlo, quello del professore Iacono verso i ragazzi dell’istituto Telese dove lo scorso anno insegnava Scienze integrate. Attualmente Ambrogio Iacono è docente in una scuola di Pozzuoli. «Ma l’incarico è solo fino al 28 ottobre», ci conferma. E qui il paradosso. Da un lato Gino è stato indicato come esempio da seguire. La scorsa primavera per il suo gesto ebbe una pioggia di complimenti e titoloni sulle testate nazionali. Poi l’attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ed a giugno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’ha nominato Cavaliere del Lavoro. Ma tutto ciò non fa punteggio per scalare posizione tra i precari e Gino Iacono è rimasto senza cattedra.

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«Avrei voluto cominciare il nuovo anno scolastico con i ragazzi che ho seguito fino allo scorso giugno. Si tratta non solo di continuità didattica, ma anche una questione umana. Mi sono affezionato a questi ragazzi». Ma non è stato possibile. «Non mi aspettavo trattamenti di favore – conferma Iacono – ma un segnale per gli studenti. Speravo che con tanti mesi di anticipo si pensasse a garantire loro un percorso sereno da subito. Speravo che la Ministra predisponesse per tempo l’avvio del nuovo anno scolastico. Invece si pensa solo ai banchi, alle distanze ed alle mascherine. E la didattica ed i ragazzi quasi vanno in secondo piano». E poi c’è un altro paradosso. «A breve sosterrò altri due concorsi per entrare di ruolo nel mondo della scuola e mettermi alle spalle il precariato. Si parla, appunto, di concorsi per assumere docenti che entreranno in servizio il prossimo anno. Intanto, i ragazzi sono mortificati come la didattica. Nelle scuole restano con cattedre vuote e con orari ridotti». E così Gino Iacono quando ha ritirato l’onorificenza dal Presidente della Repubblica gli ha sussurrato: «Faccia qualcosa per la scuola. Ce n’è davvero bisogno». È l’unica cosa che sono riuscito a dirgli, ci confida, ancora emozionato, Gino Iacono.

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ANCHE LA PROCIDANA CAPOBIANCHI E’ CAVALIERE

Anche la procidana Maria Rosaria Capobianchi, a capo del team dell’istituto Spallanzani che ha contribuito a isolare il virus è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. La biologa ischitana è la direttrice del Laboratorio di Virologia dell’Inmi Lazzaro Spallanzani e del Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca Preclinica e Diagnostica Avanzata ed ha guidato il team che ha isolato il Coronavirus. Maria Rosaria Capobianchi è nata e cresciuta sull’isola di Procida, nello specifico nel rione di Terra Murata, dove sorgeva il noto penitenziario che ospitava gli ergastolani. Molto legata alla “sua” isola, Maria Rosaria Capobianchi l’ha lasciata soltanto adolescente, quando ha cominciato gli studi superiori al Liceo Genovesi di Napoli per poi proseguire, sempre a Napoli, l’università alla Federico II e all’istituto internazionale di Genetica e biofisica di Fuorigrotta. Dal 2000 lavora allo “Spallanzani” e ha dato un contributo fondamentale nell’allestimento e coordinamento della risposta di laboratorio alle emergenze infettivologiche in ambito nazionale, nel contesto del riconoscimento dell’istituto quale centro di riferimento nazionale. Per la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi e per le altre biologhe del team sono mesi intensi e frenetici. Dall’isola del Golfo di Napoli, dove vive ancora una fetta famiglia (in primis la sorella Anna, docente di inglese al liceo “Caracciolo” di Procida e poi tanti cugini), sono arrivati tanti complimenti per la dottoressa Capobianchi, accolti con piacere misto anche ad un po’ di stupore dalla direttrice Laboratorio di Virologia dell’Inmi Lazzaro Spallanzani. Nei giorni scorsi Maria Rosaria Capobianchi è stata premiata anche con le «Mele d’oro» del Premio Bellisario. Un premio a tutte le donne della pandemia, come messaggio di ringraziamento e incoraggiamento. «Le vere eroine» il cui ruolo è stato «importante in questa crisi terribile». Ecco perché quest’anno, oltre ai tradizionali riconoscimenti alle donne che si sono distinte per meriti imprenditoriali e istituzionali, le «Mele d’oro» del Premio Bellisario sono state assegnate anche alle «Donne della sanità» con un riconoscimento speciale al «dream team» di ricercatrici dell’Istituto Spallanzani di Roma guidate da Marta Branca che per prime in Europa hanno isolato il virus Sars- Cov 2 responsabile dell’infezione: Maria Rosaria Capobianchi, Francesca Colavita, Concetta Castilletti e la stessa Marta Branca.

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