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Giornata della Memoria, la scuola si apre alle storie del Mediterraneo

Gianluca Castagna | Casamicciola T. – Bisogna sempre ricordare, riflettere, prevenire. Per evitare che i tragici errori della Storia possano ripetersi e si propaghi ancora una volta il germe dell’intolleranza, della discriminazione, della violenza. A questo serve La Giornata della Memoria, fissata il 27 gennaio, la data in cui, 72 anni fa, le truppe dell’Armata Rossa, entrarono le campo di sterminio di Auschwitz e rivelarono al mondo le architetture di morte concepite e realizzate dalla furia nazista.
Purtroppo non possiamo affermare che in questi cinquant’anni la scuola italiana (come del resto anche il paese) abbia brillato per elaborazione culturale ed educativa sui grandi, drammatici eventi della storia del Novecento. Solo negli ultimi anni si è registrato un significativo risveglio intorno ai vari olocausti e genocidi del secolo scorso. Certo, la portata dell’evento “Shoah” è complessa, brutale, idonea a elaborare interpretazioni solo a lunga scadenza e attraverso un lavoro graduale di ascolto delle testimonianze e di lunga, faticosa, raccolta del materiale. Eppure è un impegno che bisogna assumersi. Anche a scuola.

La Giornata della Memoria celebrata alla Scuola Media “E. Ibsen” di Casamicciola Terme, è stata l’occasione per riflettere su un grande libro della memoria come la Shoah e commemorare le vittime degli abissi di cui è stato capace l’uomo nel cuore più vivo dell’Europa. Se è ragionevole pensare che per un’autentica consapevolezza della Shoah (anche tra le giovani generazioni) occorrano tempo e preparazione educativa, è ugualmente vero che la memoria va resa attuale da un’attenzione altrettanto forte ai problemi del presente. Sarebbe un grave errore educativo ripiegare sulla memoria del passato e lasciare i giovani soli ad affrontare i drammi del presente. Dalla tragedia dei migranti nel Mediterraneo alla dolorosa ferita aperta in Medioriente dal sanguinoso conflitto tra israeliani e palestinesi.
«Posso dire con serenità e orgoglio che il Giorno della Memoria non è per la nostra scuola un episodio unico, slegato da tutto il resto» spiega la preside dell’Ibsen, la prof.ssa Marinella Allocca. «Fa parte invece di un percorso scolastico più ampio e continuativo. L’anno scorso abbiamo raccontato ai nostri giovani studenti la storia di Sergio De Simone, attraverso la testimonianza di suo fratello. In giardino abbiamo piantato rose bianche che curiamo e ci ricordano sempre dove portano la violenza e la discriminazione. In generale, è necessario rendere attuale l’esperienza della Shoah. Il filo conduttore che lega la scuola alla vita, alla crescita di un individuo, è questo: lavorare sula coscienza diventeranno uomini, e vivranno in una società multietnica anche a Ischia conviviamo. La nostra scuola pone molta attenzioni alle relazioni alla socializzazione, all’inclusione sociale e alla legalità. Perché il filo da seguire, e lo facciamo anche in questi anni, è il rispetto delle persone e la tutela dei più deboli. E’ impossibile giustificare quello che è accaduto nei campi di sterminio, ma conoscere è doveroso. La scuola ha questo compito».
Xenofobia, negazionismo, nazionalismo esasperato, fanatismo religioso. Teorie nefaste di superiorità di una razza sull’altra. Bisogna stare in guardia.
La Giornata della Memoria, dunque, come opportunità di costruire insieme un progetto di convivenza e solidarietà.
I giovani alunni delle classi I, II, III B e IIIC si sono a lungo preparati, con l’aiuto dei loro insegnanti, attraverso letture e testimonianze, per poi elaborare di proprio pugno testi, riflessioni, racconti che hanno letto nell’Auditorium della scuola e in cui hanno provato a immedesimarsi nelle sorti di chi è stato vittima delle camere a gas ma anche di quei tanti coetanei che oggi fuggono dalle guerre, dalla fame, dalla violenza. «Abbiamo parlato a lungo del fenomeno migratorio con i nostri alunni» racconta la prof.ssa di Lettere Margherita Casandra «è un parallelismo che volevamo fare perché certi temi come la Shoah vanno portati nell’attualità. E’ giusto ricordare la tragedia degli ebrei per non ripeterla. Inizialmente sopresi, forse anche turbati, i ragazzi hanno però subito reagito mostrano una indubbia empatia e une condivisione di sentimenti verso storie così drammatiche e piene di umanità».
Perché se la tragedia che si consuma sui barconi in balia del Mediterraneo non è genocidio inteso come gelida costruzione a tavolino di un progetto di eliminazione, il senso di indifferenza, di pregiudizio, di ostilità che colpì i popoli di allora di fronte alla persecuzione degli ebrei e alla tragedia dell’Olocausto, si verifica anche oggi sulla questione migranti e sui tanti morti che questo esodo produce ormai quotidianamente. Lo ha ricordato anche la prof.ssa Luigia Melillo, docente di bioetica interculturale all’Università Telematica Pegaso (e quest’anno, va detto, la Giornata della Memoria ha rievocato il primo programma di sterminio hitleriano prima della Shoah: quello dei disabili o affetti da malattie genetiche inguaribili; vite – così le definivano i nazisti – indegne di essere vissute). E lo ha ricordato anche lo psicologo Cristiano Greco, per sette anni al Centro di Accoglienza di Lampedusa. Testimone di prima mano di percorsi di vite e speranze lungo la rotta tormentata dei migranti. Felix, Mustafà, Michael, Kam. Burkina Faso, Niger, Costa d’Avorio, Senegal, Tunisia. Voci, volti, storie di profughi che festeggiano con la musica, linguaggio di fratellanza universale, sogni, speranze, desideri, sorrisi di una vita finalmente salva ma ancora tutta da costruire.
(photo: Franco Trani)

 

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