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CULTURA & SOCIETA'

Giornata della Memoria: marò a Pola internato nel lager a Bremen

Il dramma del baranese Antonio Baldino dal 1943 al 1945

Non solo ebrei. Quando l’8 settembre 1943 Pietro Badoglio proclama l’armistizio di Cassibile con i nuovi Alleati anglo-americani firmato il 3 di quello stesso mese (con lo sbarco in Sicilia 10.07.1943 il soldato Luigi Baldino fu fatto prigioniero), a nord il fratello marò Antonio Baldino con i suoi commilitoni (foto storiche con dedica del 7 agosto 1943) festeggia e pensa finalmente al ritorno nella sua Cufa a Piedimonte nel comune di Barano d’Ischia, laddove lo attende (a Testaccio) la sua donna amata promessa sposa: “- Dono con affetto questa mia foto alla mia cara Brunettina Lucia – Tuo Antonio 7.8.1943 -“.

Questa una delle dediche apposte sul retro delle foto, con penna azzurra stilografica, scattate sulla riva ghiaiosa della penisola istriana: all’epoca Pola era provincia italiana dell’Istria o provincia di Pola (targa PL) dal 1923 al 1947. Nel 1938 era divisa in 42 comuni e la fine di questa provincia avvenne il 10.02.1947. Infatti , nel 1945 passò sotto l’occupazione dei comunisti di Tito che il 5 maggio proclamarono l’annessione alla Jugoslavia: oggi Pola (Pula), a seguito della disciolta ex-Jugoslavia, appartiene alla Croazia. Ma torniamo al 1943: la gioia per l’armistizio si trasformò nel pròlogo di un brutto e crudele dramma. Infatti, dopo l’armistizio con gli Alleati anglo-americani, la provincia di Pola passò sotto il controllo dei tedeschi nazisti -la wehrmacht- che impose di affiancare al capo della provincia Ludovico Artusi un viceprefetto croato Bogdan Mogorovic. I militari italiani, con l’inganno di essere riportati sulle ferrovie a casa, furono imbarcati invece su treni nazisti diretti in Germania: Antonio Baldino a Bremen (Brema), cittadina posta nella parte nordoccidentale della Germania, bagnata dal fiume Weser che la attraversa in due; all’inizio importante porto di collegamento con l’America “Porto di Colombo”, poi trasformato da Hitler in nodo principale dell’industria bellica navale tedesca con ben 74 sommergibili U’boot costruiti. Bremen è anche nota per la fiaba dei “Musicanti di Brema”. Ma questa non fu una fiaba: caricati, dopo l’inganno, prigionieri su vagoni-bestiame verso campi di lavoro e di concentramento. Risulta dalla nostra ricerca che a Brema esistevano tre diversi campi: Bremerworde (oggi non più visibile), quello all’interno della città, e quello di Blomental, 40 km a nord di Brema. Si soffriva la fame: tra i rifiuti organici della spazzatura Antonio notò scorze di patate e se le mangiò, ma da una torretta di guardia il soldato nazista lo vide e lo colpì ferendolo alle costole col calcio del mitra. Per la pulizia personale costretti a spogliarsi,“docciati” col getto di una pompa, mentre i panni lavati e subito asciugati con altro sistema e rivestiti (del resto erano esperti in forni crematori !).

A Barano ormai era ritenuto morto dalla famiglia (la fidanzata si sposò), anche se un giorno arrivò una cartolina con una scritta “Antonio”. Si era ormai nel 1945, già lo sbarco in Normandia (6.06.1944) e l’avanzata degli Alleati; il finale suicidio di Hiter (30.04.1945); la resa tedesca il 7.05.45; dal lato opposto l’avanzata dei sovietici (dopo la resa di Von Paulus a Stalingrado); i bombardamenti sempre più vicini: un bel giorno nel campo notarono che non c’erano più guardie, attesero pensando a una trappola, mentre anche Brema veniva colpita e migliaia di deportati scappano verso gli Alleati: la fame costringe Antonio e commilitoni a mangiare uova nei pollai con altro e i contadini tedeschi impauriti li lasciano fare (finalmente un po’ di pietà!). Gli Amici anglo-americani li imbarcano sui treni verso l’Italia e la libertà. Arriva a Ischia irriconoscibile -creduto morto- e su un camion a Piedimonte tre giorni dopo che mio padre Giuseppe (il cognato marò Giorgio Di Scala era Caduto per la Patria a Spàlato, in Dalmazia, il 10.05.1942) si era sposato l’11 agosto 1945 (il 6 e 9 agosto atomiche sul Giappone): egli pure marò motorista sul Mas per Tolone, organizzò (verso curve Caserta) eroica fuga dai camions dei nazisti da Castellammare di Stabia dopo l’armistizio ’43: poi, liberatisi delle divise, di notte su un canotto a remi da Sorrento alla Scarrupata, invano ‘cacciati’ da velivoli Stuka. (continua)

*Pasquale Baldino – Responsabile diocesano Cenacoli Mariani; docente Liceo; poeta; emerito ANC-Ass Naz Carabinieri (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it).

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