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CULTURA & SOCIETA'

Gli spaghetti alla puttanesca diventano un caso internazionale. Nigella Lawson cambia il nome al piatto ischitano perché offende le donne

DALL’ESTERO CI GUARDANO E CI…GIUDICANO - Secondo gli utenti del blog inglese, Nigella Lawson non è nuova a rivisitazioni e cambi di nome: poco tempo fa decise che lo “Slut red raspberries in Chardonnay jelly”, un dolce a base di lamponi in gelatina, non potesse essere chiamato “slut” – in inglese, letteralmente, significava “sgualdrina”

Sul social Virgilio da qualche giorno sta circolando una storia che ci riguarda, o meglio riguarda Ischia ed il noto architetto Sandro Petti. Una storia, da noi già trattata qualche anno fa, legata agli spaghetti alla puttanesca,al locale alla moda dove nacquero, il Rangio Fellone ed al suo inventore. A distanza di tempo, di questa storia se ne parla ancora anche se in altri termini e con maggiore vigore e coinvolgimento. La giornalista britannica Nigella Lawson esperta della gastronomia mondiale , non nuova a prese di posizioni particolari, torna a far discutere, questa volta su di una pietanza nostra tipica ischitana: cambia il nome della “pasta alla puttanesca” ed esplode il caso internazionale. Nigella Lawson è una giornalista e conduttrice britannica, famosa per le molte rivisitazioni in chiave “Nigella” di piatti della tradizione di mezzo mondo.

GLI SPAGHETTI ALLA PUTTANES CA PREPARATI OGGI DA SANDRO PETTI ULTRANOVANTENNE
GLI SPAGHETTI ALLA PUTTANES CA PREPARATI OGGI DA SANDRO PETTI ULTRANOVANTENNE

Con una laurea ad Oxford ed una carriera fulminante, prima a capo del ‘Sunday Times’ e poi nel mondo dei cooking show, la “domestic goddess” sa come catturare l’attenzione del suo pubblico, e non solo. L’ultima uscita, che ha già fatto discutere, riguarda gli spaghetti alla puttanesca. Il blog di Nigella è un vivace compendio di ricette, consigli e sezioni community. Tra gli ultimi post della Lawson, una ricetta degli spaghetti alla puttanesca affatto particolare, ma con un “leggero cambio di nome”. “Anche se la troverete spesso indicata con un nome”, scrive Nigella, che in inglese si rende come “whore’s pasta”, l’idea generale è che si tratti di un piatto “cucinato da sciattoni che preferiscono svuotare i barattoli della dispensa piuttosto che andare al mercato per comprare prodotti freschi” , ossia i pomodorini. Ed ecco che la Pasta alla Puttanesca diventa la “Pasta alla Sciattona” in uno dei blog più letti in tutto il mondo, the Slattern’s Spaghetti. In ogni caso, continua l’autrice, “è un piatto gustoso e facile da preparare”, che concede variazioni in senso vegetariano e vegano e permette di sperimentare diversi gradi di piccantezza. Un capolavoro, secondo gli utenti del blog. Nigella Lawson non è nuova a rivisitazioni e cambi di nome: poco tempo fa decise che lo “Slut red raspberries in Chardonnay jelly”, un dolce a base di lamponi in gelatina, non potesse essere chiamato “slut” – in inglese, letteralmente, “sgualdrina”. rispose in quell’occasione di non gradire la parola “slut”, in quanto ha una connotazione “grossolana e crudele”. Non è però il caso della Puttanesca: la star britannica ha immediatamente smentito tramite Twitter di aver cambiato nome al piatto in nome del “politicamente corretto”.I nomi originali possono essere offensivi, secondo la star della cucina, ma non è questo il caso della Pasta alla Puttanesca: “non sarebbe neanche necessario tradurne il nome”, si legge nella ricetta in questione. Sull’origine del nome della Pasta alla Puttanesca esistono diverse versioni: c’è chi sostiene che derivi da una casa d’appuntamenti dei Quartieri Spagnoli, in cui veniva offerta agli ospiti in quanto semplice e veloce da preparare.Secondo altre fonti, l’origine del nome sarebbe da attribuire ad una prostituta francese di nome Yvette che inventò la ricetta e decise di chiamarla “Puttanesca” in onore al suo mestiere.La storia più colorita e più largamente accettata, si legge sul social di internet Virgilio, rispetto all’origine del nome della pasta alla puttanesca, è quella che lo fa risalire all’architetto Sandro Petti, che incalzato dagli affamati amici ospiti non poté che preparare “una put*anata qualsiasi” con quel che aveva in dispensa. La smentita di Nigella è stata chiarita da bufale.net che spiega: “Se accettiamo  l’etimo corretto, quello derivato da Sandro Petti, Nigella ha sbagliato. Ed infatti ha ammesso l’errore”.

L'ESPERTA DI GASTRONOMIA INTERNAZIONALE LA GIORNALISTA INGLESE NIGELLA LAWSON
L’ESPERTA DI GASTRONOMIA INTERNAZIONALE LA GIORNALISTA INGLESE NIGELLA LAWSON

Quello che è stato letto come un audace cambio di nome, era effettivamente nel blog della giornalista nient’altro che una precisazione etimologica, peraltro corretta: “slattern” sarebbe infatti riferito allo “sciattone” che si arrangia con quel che ha in dispensa, esattamente come fece il Petti. Cos’era il Rangio Fellone il Rangio Fellone quando spadroneggiava nella Ischia Bay Night degli anni ’50 e con lui un intraprendente giovane aspirante architetto Sandro Petti nipote degli artisti ischitani Colucci. Era agosto del 1958, mentre Mina si conquistava la prima fama di grande cantante di tutti i tempi alla vicina Tavernetta del Moresco, uno già scoppiettante Domenico Modugno entusiasmava il pubblico habituè del Rangio Fellone accorso numeroso quella sera per il particolare ed atteso evento. Modugno diede fondo a tutto il suo repertorio canoro del momento tanto che si vide costretto a compiacere anche il pubblico strabocchevole che lo applaudiva e lo invocava dall’esterno del locale, assiepato com’ era sulla spiaggia, sugli scogli e sulla parracina instabile di cinta del Rangio Fellone, cantando per i suoi fans una sua bellissima, allegra, scherzosa canzone “Farfalle” del 1956. Questo per dire cos’era il Rangio Fellone nella Ischia sognate degli anni ’50 quando a Ugo Calise e Sandro Petti si aggiunsero anche il fratelli Amendola di El Prado a Lacco Ameno. Parlare oggi con l’arch. Sandro Petti del Rangio Fellone, del resto è stato una sua creatura nato dalla fantasia dell’artista ischitano, è come riferirgli di essere diventato un ricco ereditiero. Sandro Petti, non appena gli accenni dell’argomento a lui tanto caro, scatta come una molla ed immediatamente ti fa la lista dei ricordi, del successo, degli incontri, delle belle donne conosciute e dei cantanti noti e di quelli poi divenuti famosi che sono passati su quella straordinaria passerella. “’O Rangio Fellone” di oggi, tiene a precisare Sandro Petti, nulla ha a che fare con l’originale. Esso ci richiama solo alla sua memoria di ciò che è stato e di cosa ha rappresentato nel panorama della vita turistica e mondana di quel tempo. E’ stato il mitico locale che d’estate richiamava a Ischia tutta la “dolce vita romana” , il locale che ha visto nascere Peppino di Capri come cantante napoletano e interprete di memorabili canzoni che hanno fatto innamorare un’intera generazione. Quindi ricordare ‘O Rangio Fellone, si fa giustizia di una storia che ha visto un semplice ritrovo notturno alla moda, sorto fra i pini e il mare di una Ischia incontaminata e affascinante, assurgere in brevissimo tempo a sede naturale e punto di riferimento principale della vita mondana dell’isola. Al Rangio Fellone sono nate storie d’amore famose, inventate mode gastronomiche e di abbigliamento dell’epoca; dove molte canzoni di successo sono nate insieme alla vera cucina ischitana, parallelamente a quella tradizionale, lasciando spuntar fuori di tanto in tanto qualche specialità come la pasta e fagioli, insieme ad assolute invenzioni: proprio come i miei Spaghetti alla Puttanesca, che fino a pochi anni fa erano conosciuti in tutto il mondo salvo che a Ischia, dove di fatto ebbero i “natali”. “A proposito degli spaghetti alla puttanesca, ci riferisce Sandro Petti, questa mia invenzione culinaria mi creò un problema col Vescovo di Ischia di allora Mons. Ernesto De Laurentiis che conosceva bene i miei zii Colucci, La parola “puttanesca” segnata nel menu del ristorante appariva come una offesa alla decenza, quindi era scandalosa per quei tempi. . Fui convocato dal Vescovo, con cui chiarii le nostre buone intenzioni lasciandogli la…ricetta”

Foto Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

antoniolubrano1941@gmail.com

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