CULTURA & SOCIETA'

I rumori di capodanno sull’isola tra leggenda e realtà per allontanare gli spiriti maligni

Nel cenone di questa sera come la tradizione comanda non mancherà il classico zampone con le lenticchie che secondO la credenza popolare assicurano denaro e felicità

Le piazze ove non si farà baldoria e al limite si brinderà solamebte al nuovo anno 2023 sono quelle solite: Piazza Antica Reggia a Ischia, Piazza Marina a Casamicciala, Piazza Santa Restituta a Lacco Ameno, la piazzetta di Sant’Angelo e piazza del Municipio a Forio. Barano “esploderà” al Testaccio. Ciascuna piazza ha un suo programma. La sfida ad Ischia ed alle altre piazze dell’isola è purtroppo “sospesa e rimamdata all’anno prossimo. Sul piano della storia e delle tradizioni sull’ Isola il Capodanno ha mantenuto inalterato il fascino di una festa antichissima dal sapore delle tradizioni popolari, con quel tocco di sfrenatezza dionisiaca tra balli, cibo e vino a volontà. La tavola ischitana del San Silvestro non si fa certo trovare impreparata ad uno dei momenti più ghiotti dell’anno, quando mangiare bene e a volontà è fondamentale anche in senso benaugurale. Una festa che affonda le radici nella notte dei tempi, Il rumore svolge un ruolo fondamentale nei festeggiamenti per il Capodanno di questa sera . In origine, si credeva che il rumore cacciasse gli spiriti maligni e già nel medioevo l’inizio dell’anno era salutato con i suoni di diversi strumenti, dalle campane delle chiese, alle trombe e i tamburi. Con l’invenzione della polvere da sparo, al rumore degli strumenti si è aggiunto lo scoppio dei colpi di fucile e, più tardi quello dei fuochi d’artificio. I fuochi d’artificio di Capodanno sono uno spettacolo incredibile, con vere e proprie perfomances coloratissime e rombanti. Questa sera si sparerà dappertutto, nonostante le ferree misure di sicurezza. Già gli antichi Romani celebravano l’anno nuovo. Il loro calendario era però continuamente mutato dai vari imperatori; si scelse quindi di sincronizzarlo con il sole. Fu Giulio Cesare, nel 46 a.C., a creare quello che ancora oggi è conosciuto come il calendario Giuliano, che stabiliva che l’anno nuovo iniziava il primo gennaio. Il primo di gennaio i Romani usavano invitare a pranzo gli amici e scambiarsi il dono di un vaso bianco con miele, datteri e fichi, il tutto accompagnato da ramoscelli d’alloro, detti strenne come augurio di fortuna e felicità. Il nome strenna derivava dal fatto che i rami venivano staccati da un boschetto della via sacra ad una dea di origine sabina: Strenia, che aveva uno spazio verde a lei dedicato sul Monte Velia. La dea era apportatrice di fortuna e felicità; il termine latino strenna, presagio fortunato, deriva probabilmente proprio dalla dea. Terra che mantiene sempre vivo l’ancoraggio con la cultura marinara e contadina, Ischia festeggia san Silvestro con cibi assolutamente genuini, il menu è molto vario: si va da piatti di pesce freschissimo, a volte pescati personalmente dagli ischitani la notte tra il 30 ed il 31 dicembre, frutti di mare, pasticci di pasta e tortani a volontà. Ma che si ceni a base di pesce o di carne un piatto non deve assolutamente mancare sulla tavola ischitana di Capodanno, per motivi scaramantici: le lenticchie che assicurano denaro e felicità.

michelelubrano@yahoo.it

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