CULTURA & SOCIETA'

Ieri sera anche San Domenico e i suoi devoti hanno fatto il tifo per il Napoli. L’atteso evento sportivo di Barcellona ha sostituito la processione del Santo

IN COLLINA IL PARROCO DON GIUSEPPE NICOLELLA PER L’OCCASIONE DELLA FESTA DI SAN DOMENICO SENZA PROCESSIONE RIVOLGE AI SUOI PARROCHIANI PAROLE DETTATE DAL CUORE E DALL’ANIMA: “Fedeli carissimi, siamo come una piantina: delicati, bisognosi di nutrimento e di cure, del calore del sole come dall’essere protetti dai venti e dalle intemperie. Le giornate della festa ci offrono ciò che ci occorre: sotto lo sguardo di Maria SS. E di San Domenico riceviamo il cibo abbondante della tavola e dell’Eucarestia, il calore della grazia del perdono, il tenero abbraccio di una comunità in festa, il concime dell’aggiornamento culturale. Grati a Dio per questo rinnovato dono, che predisposti accogliamo e viviamo con intensità”

San Domenico, ovvero l’altra metà della estesa parrocchia in comune San Domenico-San Antuono ( San Antonio Abate) è da sabato 1 agosto scorso in festa, e ne avrà fino a questa sera 9 agosto con un ricco programma svolto ed alla sue ultime battute organizzato a misura della fedele comunità parrocchiale della zona alta del Comune d’Ischia, che segue con intensa devozione i due santi di riferimento, San Antuono e San Domenico con uguale partecipazione e spirito votivo.

IERI LE STATUE DI SAN DOMENICO E DI
MARIA SS DELLA MISERICORDIA TRASFERITE
AL PIAZZALE PER LA MESSA SOLENNE

Ieri 8 agosto, ricorrenza solenne di Sa Domenico e oggi domenica 9 agosto naturale prolungamento dei festeggiamenti in onore del santo di quella parte di parrocchia fra le più antiche dell’isola. Questa festa patronale di zona, nel mezzo della campagna che estende i suoi confini fra Cartaromana e San Michele coinvolgendo la vasta area perimetrale esterna del cimitero locale, è vissuta dall’intera comunità parrocchiale con la fede genuina e sincera verso il Santo protettore e col senso irrinunciabile della tradizione. Garante di questi sentimenti in pratica e nello spirito, si pone l’attivissimo ad amato parroco Don Giuseppe Nicolella che si è rivolto ai suoi parrocchiani in questi giorni di festa della parrocchia con le seguenti parole espressive dettate dal cuore e dall’anima: “Fedeli carissimi, siamo come una piantina: delicati, bisognosi di nutrimento e di cure, del calore del sole come dall’essere protetti dai venti e dalle intemperie.

Le giornate della festa ci offrono ciò che ci occorre: sotto lo sguardo di Maria SS. e di San Domenico riceviamo il cibo abbondante della tavola e dell’Eucarestia, il calore della grazia del perdono, il tenero abbraccio di una comunità in festa, il concime dell’aggiornamento culturale. Grati a Dio per questo rinnovato dono, predisponiamoci ad accoglierlo e a viverlo con intensità”. Si parlava del ricco programma della festa che fino a tutt’oggi ha impegnato ed impegna tanti giovani , ragazze, ragazzi e bambini ciascun o col proprio compito nelle funzioni religiose e negli spettacoli esterni per animare il più possibile l’ambiente ben preparato e vitalizzato per altro da un entusiasmo che accomuna tutti, genitori e nonni.

Sono tutti lì, specie ieri e oggi che sono gli ultimi giorni di gaudio dedicati al “loro” San Domenico, col vestito della festa a seguire i momenti emozionanti delle ore particolari vive e lucenti con i colori della natura e l’atmosfera mistica che sprigiona dal Tempietto dove, fin dal 1469, fu aperto un convento di frati Predicatori e i Domenicani vi abitarono per circa due secoli. L’attuale chiesa, però, non è quella quattrocentesca perché fu semidistrutta da un terremoto nel 1557. L’ultima ristrutturazione è avvenuta negli anni 1983/84 ed è stata consacrata dal Vescovo Mons. Antonio Pagano il 27 maggio 1990. Il quadro raffigurante la Madonna del Rosario è ora al centro dell’abside, da quando è stato incoronato solennemente dal compianto Vescovo Mons. Filippo Strofaldi il 25 maggio 2003 nell’anno del S. Rosario indetto dal Papa Giovanni Paolo II. Fin dal 1870 è fortissima la venerazione della Madonna sotto il titolo della Misericordia.

Fino agli anni ’50 i festeggiamenti esterni in onore di San Domenico con relativa processione del Santo e della Madonna della Misericordia, si svolgevano nella piccola contrada di San Michele nella cui piazzetta e lungo la strada da dove parte la stradina che conduce al cimitero ed a San Domenico stazionavano piccole bancarelle del torrone e del mellone. Di fronte alla stradina che porta al cimitero e quindi alla chiesa di San Domenico, secondo i nostri ricordi di fanciullezza, si posizionava il noto pasticciere del “ Bar Ischia” Emilio Di Meglio e a volte anchje suo cognato Bebè Lauro col suo banchetto di bibite e di gelati al bacio di cioccolato fatti col primitivo sistema artigianale. La Festa di San Domenico fa parte di quel ristretto novero delle storiche piccole feste patronali estive di zona che si organizzano da sempre nel Comune di Ischia.

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Infatti essa si affianca alla Festa di San Pietro che si effettua il 29 giugno,aòlla festa di San Antonio alla Mandra che negli anni ’50 aveva luogo nella prima domenica di Luglio, alla Festa della Madonna del Carmine che si tiene il 16 luglio e alla Festa dell’Addolorata che ha luogo il 15 settembre. L a Festa per osannare San Domenico che pochi fedeli identificano per San Domenico di Guzman, anche perché non esistono testimonianze certe che il Santo discenda dalla nobile famiglia dei Guzmán, è attesa ed accolta ogni anno con sempre più fervore di fede e spirito innovativo intorno ed all’interno della comunità parrocchiale dove si programmano cose belle, istruttive, sociali e di sano svago in cui tutti si rendono partecipi. Citiamo la passata Corrida con la collaudata formula “dilettanti senza bavaglio” con cui si aprivano i festeggiamenti esterni nel piazzale davanti alla chiesa di San Domenico.

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Si è dato spazio significativo ad incontri culturali di letteratura e di “Musica Transfigurata” col concerto del maestro Gianfranco Manfra e del Pithecusa.Brass. Quest’anno a causa della emergenza sanitaria da coronavirus-Covid 19 si ò varato un programma diverso rinunciando ad alcuni eventi realizzati per gli anni precedenti compresa la tradizionale attesa processione. Perfino i fuochi son saltati, tranne però che per gli spari della tradizionale Diana. Ieri giorno della solennità di San Domenico ed oggi domenica coda animata e gioiosa della festa dedicata al Ringraziamento, i fedeli hanno potuto ascoltare il rituale panegirico del Santo e l’attesa Supplica al San Patrono e Protettore, assistere alla celebrazione dell’Eucarestia mattina e sera nelle ore come da programma .e l’ascolto coinvolgente del Te Deum.

La piacevole novità di ieri sera dopo la messa solenne serale è stato l’evento sportivo per i fedeli appassionati di calcio e tifosi del Napoi per aver potuto assistere sul grande piazzale della zona all’aperto alla partita di Champions League Barcellona-Napoli su maxischermo. I festeggiamenti particolari di quest’anno anomalo 2020 in onore di San Domenico si concludono questa sera con il Gran Concerto lirico sinfonico offerto dalla Banda Musicale “Città di Ischia” diretta dal Maestro Aniello Castaldi. Poi l’attesa per l’Assunta il 15 agosto. La vita di San Domenico di Guzman il Santo amato dai parrocchiani della collina di san Michele e San Antuono a Ischia, è molto interessante. La sua storia offre non pochi spunti di riflessione. Proviamo a sintetizzarla. Domenico era figlio di Felice di Guzmán e di Giovanna d’Aza, di famiglia agiata, anche se non esistono testimonianze certe che discenda dalla nobile famiglia dei Guzmán.

Alla nascita venne battezzato con il nome del santo patrono dell’abbazia benedettina di Santo Domingo de Silos, Inizialmente fu educato in famiglia, dallo zio materno, l’arciprete Gumiel de Izan; fu poi inviato, all’età di quattordici anni, a Palencia, dove frequentò corsi regolari di arti liberali e teologia per dieci anni. Qui venne a contatto con le miserie causate dalle continue guerre e dalla carestia. Domenico, che nella pietà popolare cattolica è conosciuto per aver avuto sentimenti di compassione fin dall’età giovanile per la sofferenza altrui, durante una di tali carestie, forse intorno al 1191, vendette quanto in suo possesso, incluse le sue preziose pergamene (un grande sacrificio in un’epoca in cui non era stata ancora inventata la stampa), per dare da mangiare ai poveri, affermando: “Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di fame?”.

Terminati gli studi, all’età di 24 anni seguì la sua vocazione ed entrò tra i canonici regolari della cattedrale di Osma. Qui venne consacrato sacerdote dal vescovo Martino di Bazan, che stava riformando il capitolo secondo la regola agostiniana, con l’aiuto di Diego d’Acebo (o Acevedo). Diego fu eletto vescovo nel 1201, e nominò Domenico sottopriore; e quando il vescovo Diego, nel 1203, fu inviato in missione diplomatica in Danimarca dal re Alfonso VIII di Castiglia per prelevare e accompagnare una principessa promessa sposa di un principe di Spagna, il sottopriore Domenico fu invitato ad accompagnare il vescovo Diego. Il contatto vivo coi fedeli della Francia meridionale (dove era diffusa l’eresia dei càtari) e l’entusiasmo delle cristianità nordiche per le imprese missionarie verso l’Est costituirono per Diego e Domenico una rivelazione.

Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca, scesero a Roma (1206) e chiesero a papa Innocenzo III di potersi dedicare all’evangelizzazione dei pagani. Ma Innocenzo III orientò il loro zelo missionario verso quella predicazione nella Francia meridionale, la regione dove erano più attivi i càtari, missione promossa dal pontefice fin dal 1203. I due accettarono e, nel 1206, furono inviati missionari in Linguadoca; Domenico continuò anche quando si dissolse la legazione pontificia e pure dopo l’improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207). San Domenico rimase in Linguadoca a Prouille, nel paese dei Catari, come missionario, per oltre dieci anni (12051216), collaborando col vescovo di Tolosa, Folchetto di Marsiglia. Come legato papale cercò sempre di convertire gli eretici con semplici riconciliazioni. Solo una volta Domenico è citato tra coloro che assistevano al rogo degli eretici.

La sua attività di apostolato era imperniata su dibattiti pubblici, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza, appoggiato in questa sua opera da Folchetto, che lo nominò predicatore della sua diocesi. San Domenico inoltre si convinse immediatamente che bisognava anche dare l’esempio e vivere in umiltà e povertà come gli albigesi, e pian piano maturò anche l’idea di un ordine religioso. Iniziò con l’istituzione di una comunità femminile che accoglieva donne che avevano abbandonato il catarismo, e questa comunità di religiose domenicane esiste ancora oggi. A Domenico si avvicinavano anche uomini, ma questi resistevano poco al rigoroso stile di vita da lui preteso per testimoniare con l’esempio la fede cattolica tra i càtari. Alla fine però riuscì a riunire un certo numero di uomini idonei e motivati che condividevano i suoi stessi ideali, istituendo un primo nucleo stabile e organizzato di predicatori. Nel 1209, in occasione dei massacri compiuti dai Crociati (particolarmente feroce fu quello compiuto dopo la conquista di Béziers), che non badarono all’età e al sesso e, nella loro furia, arrivarono a colpire perfino i cattolici, Domenico si distinse nel biasimare severamente tali azioni brutali.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

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