LE OPINIONI

IL COMMENTO A chi spetta valorizzare parchi sommersi e musei

La settimana scorsa ho criticato il “minimalismo”, di cui spesso ci accontentiamo, nella valorizzazione dei nostri beni culturali. Ciò ha suscitato qualche risentimento di quanti sono invece convinti che Ischia faccia già abbastanza (affidandosi all’iniziativa di privati). Lo segnalavo a proposito delle ricerche di archeologia subacquea sia nel Parco Sommerso di Aenaria che sotto il Tondo di Marco Aurelio nel Porto d’Ischia, dove sono stati evidenziati reperti di una villa marittima romana. Anche Benedetto Valentino non si è sottratto alla tentazione minimalista di ritenere prematuro un coinvolgimento diretto della Soprintendenza, perché – a suo avviso – sarebbe una decisione affrettata ed ingiusta. Affrettata in quanto siamo solo agli inizi della ricerca sulla villa marittima del Tondo di Marco Aurelio; ingiusta in quanto sottrarremmo “gli onori e la riconoscenza” alla Benini. Voglio ricordare, non solo a Benedetto ma anche a tutti coloro che – per età – hanno vissuto in diretta certi avvenimenti, che per Aenaria Sommersa fu inopinatamente messo nel dimenticatoio Don Pietro Monti. Don Pietro certo non era un archeologo di studi ma aveva dimostrato di esserlo sul campo. Questa volta nessuno vuole togliere niente a nessuno. Risorse e riconoscimenti possono e devono arrivare in un’ipotesi di collaborazione “istituzionalizzata” pubblico-privata. Non è questione di “autorizzazione del Ministero o della Soprintendenza “, la quale – per istituzione – non può limitarsi a delegare le ricerche ai privati. E’ questione di sinergie pubblico private, a guida pubblica.

Manco a farlo apposta, nella giornata di domenica scorsa, su La Lettura (inserto culturale de Il Corriere della Sera) l’archeologo subacqueo Michele Stefanile, ricercatore presso la Scuola Superiore Meridionale- Università di Napoli Federico II, col titolo “Città sotto” elencava i maggiori tesori sommersi. Ancora una volta veniva evidenziata la costa molisana di Termoli, Conca- considerata l’Atlantide romagnola -, Sinuessa in Campania per il relitto di una nave romana, il Parco archeologico di Baia, ma non Aenaria. Trattasi di dimenticanza e sottovalutazione degli studiosi italiani o piuttosto di una incapacità nostra di “lasciare il segno” incidere nel panorama culturale del Paese? Ma ancor prima di domenica, e precisamente giovedì 17 giugno, irrompeva il Mattino di Napoli con l’allarme sul Museo archeologico di Villa Arbusto “nascosto” agli occhi di visitatori e turisti. Ma procediamo per ordine e partiamo da una verità incontrovertibile, anche se dal sapore un po’ materialistico: può un Comune in dissesto, sul cui capo pende ancora la Spada di Damocle dell’incertezza di chi sarà il Sindaco, alle prese con problemi gravi come il dopo terremoto, la crisi industriale alberghiera di strutture obsolete e deficitarie, il problema della gestione del Porto turistico, il traffico insopportabile, può questo piccolo Comune (anche se dal passato turistico glorioso) affrontare il peso di una politica culturale, in grado di valorizzare l’immenso patrimonio archeologico giacente sotto la Chiesa di Santa Restituta (Monumento nazionale fin dal 1978) e presso il Museo di Villa Arbusto? E’ bastato che una brava e giovane giornalista, Maria Pirro, inviata del Mattino, pubblicasse un reportage sulla inadeguatezza della collocazione, valorizzazione e pubblicizzazione della Coppa di Nestore, per scatenare una pioggia di critiche rivolte, impropriamente ed ingenerosamente, al solo Comune di Lacco Ameno. Tutto vero quello che ha evidenziato l’inviata del Mattino, dalla mancanza di adeguate informazioni all’inesistenza di audioguide, alle didascalie solo in lingua italiana. Si tratta di 8 sale, sistemate più o meno così come originariamente previsto da Buchner, con un migliaio di reperti. C’è una brochure, in più lingue, curata a suo tempo da Costanza Gialanella e ad accoglier ed indirizzare i pochi visitatori quotidiani provvede un gruppo di giovani studenti con tirocinio formativo, tra l’altro in scadenza. Il custode è dipendente comunale. Il Sindaco Pascale ( se rimarrà Sindaco) parla di alcuni progetti presentati al Ministero per i quali si attendono finanziamenti.

C’è un solo buco, nell’articolo del Mattino, anzi due: non si fa cenno alcuno al Cratere del Naufragio, che è un reperto di grande valore e se è stata giustamente sottolineata l’importanza della Coppa di Nestore, primo esempio di scrittura greca dell’intera Magna Grecia e che è assurta agli onori prima del Louvre e poi del British Museum, è vero anche che il Cratere del Naufragio ha fatto giustamente mostra di sé dal dicembre 2019 a marzo 2020, alla Mostra “ Thalassa, meraviglie sommerse del Mediterraneo” tenutasi al Mann (Museo Archeologico Nazionale di Napoli). Perché è importante il Cratere del Naufragio? Perché ci offre molti elementi per la comprensione delle navi e della navigazione del tempo. Secondo elemento che nel reportage del Mattino manca è l’individuazione dei ruoli e responsabilità di Enti ed Istituzioni. Anche se, va detto, sullo stesso Mattino un successivo intervento dell’architetto Alessandro Castagnaro, individua il nocciolo della questione “ruolo e responsabilità” degli Enti devoluti alla valorizzazione di Parchi e Musei: la SCABEC . Scrive Castagnaro: “Auspichiamo che la Scabec (Società in house della Regione Campania) impegnata nella promozione del patrimonio culturale regionale, torni ad occuparsi della cosiddetta Isola Verde, attraverso progetti di valorizzazione”. Ecco il punto: premesso che la questione < concentrare i patrimoni culturali, reperiti in loco, presso grandi Musei cittadini o valorizzarli in loco, in maniera adeguata e magari con una sorta di Museo Diffuso>, è stato risolto dagli esperti più accreditati in favore della “localizzazione” dei reperti. Lo ha detto, sempre al Mattino, anche il prof. Paolo Mathiae, Professore Emerito della Sapienza di Roma. Poi, è ovvio, che reperti pregiati di piccoli Musei locali debbano circolare nel mondo in Musei prestigiosi. Premesso ciò, mi sembra evidente che non ci sia la dovuta consapevolezza di amministratori locali e di responsabili museali locali che il compito di valorizzare i Musei campani spetti alla Scabec, che esiste da circa 20 anni. Spetta ad essa valorizzare parchi archeologici e musei campani, castelli e dimore storiche, chiese e complessi monastici, grotte naturali, beni materiali e immateriali Unesco. Spetta ad essa la progettazione, l’organizzazione, il marketing e la comunicazione (compresi uffici stampa, campagne pubblicitarie, gestione social media, relazioni con stakeholders privati e pubblici). E non è che in 20 anni la Scabec se ne sia stata con le mani in mano. Con dirette social, tour virtuali, Instagram, ha raggiunto 27 milioni di persone (di cui il 20% straniere) e ha fatto registrare una performance di follower del + 750%. L’Amminitratore di Scabec è Antonio Bottiglieri e sarei curioso di sapere quanti e quali Sindaci, quanti e quali responsabili locali della Soprintendenza si siano mai rivolti a Giuseppe Ariano, Direttore Marketing e Comunicazione e a Francesca Maciocia, Responsabile Organizzazione e Pianificazione di Scabec per pretendere la giusta attenzione sul Museo di Villa Arbusto, ma anche per il Parco Sommerso di Aenaria, per il patrimonio archeologico paleo-cristiano, per il Museo del Mare, la Mortella, la Villa di Visconti.

Antonio Bottiglieri, amministratore SCABEC
Antonio Bottiglieri, amministratore SCABEC

Costanza Gialanella sponsorizzava l’idea di un Archeobus che facesse il giro guidato di tutte le meraviglie storico-culturali disseminate nell’isola. Era un modo semplificato per sostenere la necessità di mettere a sistema e in rete l’intero patrimonio culturale isolano. Il Sindaco Pascale ha accennato allo studio di un nuovo logo per il Museo. Ma anche questo è compito di Scabec! Anche la formazione di fenomeni naturali rientra tra i beni che Scabec deve valorizzare, perfino i Pizzi Bianchi rientrano nella sua competenza. In definitiva, anziché rinchiuderci nei nostri “orticelli” per l’ambizione di poter dire di aver fatto qualcosa (che sarebbe sempre troppo poco) impariamo ad individuare ruoli e responsabilità e a pretendere che ognuno faccia la propria parte.

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