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LE OPINIONI

IL COMMENTO Aspettando la quiete dopo la tempesta

Questo terribile tornado, che ci ha investiti con una epidemia micidiale, seminando morte e catastrofe economica sembra, per il momento, concederci una tregua, una pausa di riflessione per capire meglio quello che è accaduto e pianificare una “Fase 2” in maniera meno caotica e drammatica di quanto sia avvenuto finora. Difficile immaginare quanto accaduto in un tempo così breve! Difficile dimenticare le terribili immagini delle autoambulanze, con i malati in condizioni disperate, attendere che si liberasse un posto in terapia intensiva. O le colonne di camion militari con le bare in partenza per la destinazione finale! Eppure, tutto questo è accaduto mentre noi assistevamo increduli a questa enorme tragedia, che solo i nostri nonni ed i nostri padri avevano vissuto con due guerre mondiali e la micidiale epidemia di influenza spagnola che, tra il 1918 e il 1920, si ritiene abbia infettato circa 500 milioni di persone nel mondo (pari ad un terzo dell’intera popolazione mondiale di allora) e causato la morte di circa 50 milioni di persone. Eravamo assolutamente impreparati ad una simile tempesta che ha demolito le nostre certezze, ma anche ridimensionato le nostre futili polemiche, le velleitarie battaglie dei NOVAX (praticamente sterminati dal coronavirus), gli instancabili teorizzatori di complotti per il dominio del mondo, che disperatamente tentano di cavalcare questa tragedia ed i tantissimi nullafacenti del web in cerca di visibilità attraverso la diffusione di fakenews. Unico sollievo a tanto sfacelo: alcune pregevoli parodie di canzoni, vignette intelligenti, messaggi e poesie contraddistinte da sentimenti di profonda umanità. Nel 2015 Bill Gates, nel suo celebre discorso ad un incontro internazionale organizzato da TED aveva illustrato come nel 2014, il mondo aveva evitato un’orribile epidemia globale di Ebola, grazie a migliaia di operatori sanitari altruisti – e, francamente, grazie a molta fortuna. Con il senno di poi, sappiamo che avremmo dovuto fare meglio.

È quindi arrivato il momento, suggeriva Bill Gates, di mettere in pratica ogni buona idea, dalla pianificazione degli scenari, alla ricerca sui vaccini, alla formazione degli operatori sanitari. Per dirla con lui, “Niente panico… ma dobbiamo andare avanti.” Bill aveva. chiaramente lanciato l’allarme pandemia mondiale che si sarebbe propagata con un virus subdolo e, nella maggior parte degli infettati, a bassa intensità, ma ad altissima contagiosità come il Coronavirus. Incredibile che nessuno gli abbia dato sufficiente attenzione raccogliendo la sfida! Un contributo fondamentale per capire quello che era già accaduto in Cina ed in Corea e stava accadendo pure in Italia è venuto dal rapporto del 16 marzo da parte dell’Imperial College COVID-19 Response Team dal titolo Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID19 mortality and healthcare demand Correspondence: neil.ferguson@imperial.ac.uk Questo report ha il grande merito di aver definitivamente convinto anche i leader occidentali più scettici come Boris Johnson e Trump del fatto che, in assenza di misure che restringessero i contatti sociali si rischiava una esplosione del contagio con milioni di morti! In parallelo anche nella comunità scientifica USA maturava un analogo orientamento a favore del distanziamento sociale con l’imperativo di abbassare il picco del contagio (FLATTENING THE CURVE).

Pur non essendo un infettivologo, in questo periodo ho dedicato il mio tempo allo studio di modelli, che ho trovato molto utili per capire l’andamento qualitativo, prima che quantitativo dell’epidemia, per capire meglio l’impatto che certi interventi hanno avuto o potranno avere sull’evoluzione dell’epidemia e sul nostro futuro. Ho trovato di particolare interesse ed utilità il modello Epidemic Calculator messo a punto dal ricercatore scientifico Gabriel Goh, scaricabile da internet. Ho utilizzato tale modello di calcolo dinamico della diffusione epidemica per l’Italia sapendo comunque che esiste, ancora ad oggi, una grandissima incertezza sui contagiati effettivi, essendo più del 60% dei contagiati asintomatici. Il modello va quindi inteso come strumento qualitativo per studiare l’evoluzione del virus e per metterlo a confronto con i dati reali che progressivamente avremo. Ad oggi la strategia che ha registrato il maggior successo nel mondo è nella Corea del Sud, con 10mila infetti e 183 morti. «Dovremmo fare come quei paesi asiatici», conferma Sergio Romagnani, immunologo e professore emerito dell’Università di Firenze. «Lì però hanno messo in campo rapidità decisionale, alta tecnologia per il controllo dei contagiati e dei loro contatti e grande osservanza delle regole da parte della popolazione. Senza questi tre ingredienti l’epidemia da coronavirus non si contiene».

Bisogna pure considerare che troppi infettati sono asintomatici e andando in giro possono contagiare altre persone «Anche per questo», aggiunge Romagnani, «temo che la nostra vita a emergenza finita sarà molto diversa da quella di prima della pandemia. Almeno fino all’arrivo del vaccino per la Fase 2 immagino: mascherina obbligatoria per tutti; assembramenti vietati, soprattutto se per motivi ludici: le partite negli stadi, i concerti, le discoteche, i congressi, non si potranno fare. Il rischio è che nascano continuamente nuovi focolai. Forse i ristoranti e altri locali pubblici potranno riaprire, ma solo garantendo una distanza di sicurezza di almeno un metro e ottanta. E il distanziamento sociale dovrà proseguire come oggi, in fila al supermercato come sul posto di lavoro». Per una economia che si basa essenzialmente sul turismo questo sarà veramente un enorme problema, perché sarà importante non registrare altri contagiati sull’isola, ma non sarà sufficiente se la pandemia non si arresterà in Italia e nel resto del mondo. Le simulazioni, che ho provato a realizzare con il modello summenzionato, nell’ipotesi di un notevole successo delle misure di contenimento, mostrano nel grafico che copre dal 20 febbraio a 30 giugno di quest’anno. che a fine giugno in Italia ci saranno ancora focolai residui di infettati. Perfino nell’ipotesi estrema e del tutto impraticabile di misure che azzerino il fattore di trasmissione del contagio, con un valore quindi di Rt =0 rimarrebbero circa 150 infettati.

Bisognerà quindi imparare a convivere con questo maledetto coronavirus, che è per tutti noi una corona sì, ma di spine! Restiamo comunque nella fiduciosa attesa che torni la quiete dopo questa tempesta o, meglio, che passi la nottata. Chiudo questa nota con un personale ringraziamento al personale sanitario, alla Protezione Civile e a tutti quelli che si stanno sacrificando per assicurare il presente ed il futuro del nostro paese. Finita questa emergenza celebreremo degnamente il ricordo di chi non ce l’ha fatta, primo fra questi Claudio Picconi, persona sempre gentile e disponibile e professionalmente impeccabile. Ci mancherà moltissimo!

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