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LE OPINIONI

IL COMMENTO La rivolta di Panza contro il bruciatore dei rifiuti

Ricorrono in questi giorni 50 anni da quelle giornate drammatiche in cui tutta la popolazione di Panza scese in piazza per protestare contro l’installazione del bruciatore dei rifiuti solidi urbani. Domenica 8 marzo 1970, con un gruppo di miei coetanei della associazione PAG (Panza Associazione Giovanile) promuovemmo, all’uscita della messa delle 11, una manifestazione con dei cartelli (oggi la chiameremmo flashmob) dove chiamavamo la popolazione a manifestare contro il bruciatore dei rifiuti urbani, che era stato installato il giorno precedente nella cava della “Ferrunia” (un materiale ferroso molto utilizzato all’epoca nelle gettate di calcestruzzo al posto della sabbia o della ghiaia). La cava era nei pressi dell’attuale incrocio che da Panza porta a Serrara e Forio (all’epoca non c’era la variante esterna di Panza). Il bruciatore fu montato in una buca ai piedi di una scarpata, molto soggetta a frane, per poter alimentare la tramoggia di carico direttamente dai camion della raccolta, senza nessun tipo di preselezione. La raccolta differenziata sarebbe stata introdotta più di trent’anni dopo!

Nella foto,scattata qualche anno dopo da Ambrogio Castaldi si vede molto bene questo catorcio,che era un rudimentale forno a griglia, senza nessun controllo della temperatura di combustione, senza recupero di calore e senza nessuna filtrazione dei fumi che venivano scaricati direttamente in atmosfera attraverso un camino di meno di 15 metri sotto le case del Ciglio che sarebbero state investite direttamente dai fumi. Al confronto i roghi della ‘terra dei fuochi’ avrebbero fatto meno danni! Panza contava all’epoca circa tremila abitanti ed i suoi rigogliosi vigneti, insieme a quelli della Martofa e dei Frassitelli, producevano tra i vini più pregiati dell’isola e costituivano la fonte primaria dell’economia della frazione. In tutte le case si raccoglieva l’acqua piovana per gli usi domestici, perché la rete idrica era ancora poco estesa e poco affidabile soprattutto nel periodo estivo. Ed era ancora molto diffusa la produzione di fichi secchi ed uva passa, che avevano permesso di sopravvivere alle frequenti carestie nei periodi di guerra. Lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani cominciava però a rappresentare un problema sempre più grave per l’isola dovendo essere smaltiti localmente in discariche improvvisate o addirittura a mare.Arenella, Pallarito, Zara e tante altre località disseminate sul nostro territorio esaurirono rapidamente le loro capacità, rendendo del tutto ingestibile il problema.

Pur trattandosi di pochi carichi di rifiuti all’anno contro le 12000 ton/anno attuali di Forio e le 42000 ton/anno dell’intera isola, le discariche si esaurivano rapidamente ed in tale contesto maturò per Forio la decisione di installare un bruciatore di rifiuti a Panza come risulta dalla risposta che Franco Restivo Ministro dell’Interno diede all’interrogazione del senatore Gaspare Papa del PCI. Analoga interrogazione era stata presentata anche dall’on. Antonio Caldoro del PSI. Nella quale si leggeva tra l’altro: “La soluzione prescelta offre l’indiscutibile pregio di eliminare le notevoli preoccupazioni nutrite, sotto il profilo igienico-sanitario per la salute degli abitanti e nel con-tempo restituisce decoro e bellezza alle spiagge di Forio, garantendo lo sviluppo turistico della località con evidenti benefici per l’economia locale oltremodo interessata all’incremento del turismo… per quanto riguarda, infine, l’intervento della forza pubblica nei confronti di coloro che l’8 marzo scorso effettuarono una manifestazione di protesta, nella frazione Panza di Forio d’Ischia, si fa presente che l’intervento stesso fu diretto, nella circostanza, solo alla rimozione degli ostacoli posti dai dimostranti per ostruire la circolazione nella strada statale. Se violenza vi fu, essa venne esercitata da un gruppo di persone che aggredirono guardie di pubblica sicurezza e carabinieri, causando lesioni a un sottufficiale e due militari. Per tale episodio, la Tenenza dei carabinieri di Ischia ha deferito i responsabili alla competente autorità giudiziaria”.

In realtà il bilancio di quella rivolta fu ben più pesante perché nel pomeriggio di domenica 8 marzo l’assessore, avvocato Nino D’Ambra, venne a Panza per spiegare alla popolazione i motivi per i quali, a suo parere, l’amministrazione comunale non poteva disattendere gli impegni contrattuali già assunti in relazione all’acquisto e gestione del bruciatore.

In piazza c’erano circa 1500 persone, che rimasero “deluse” dalla risposta di Nino D’Ambra; al che un funzionario di polizia mi invitò a parlare per chiarire quali erano le richieste della popolazione. Io ribadii con molta decisione i motivi per cui quella scelta era sbagliata ed i danni che avrebbe portato alla frazione ed al Ciglio. Il giorno successivo a mezzogiorno un gruppo di dimostranti andò a suonare le campane per chiamare di nuovo alla protesta la popolazione. Io mi recai all’ufficio postale che era in piazza per spedire un telegramma alla RAI per segnalare che la protesta continuava. Al ritorno trovai una rudimentale barricata di pietre, bombole di gas vuote e con al centro strada una pietra di basalto, che fungeva da sedile e che è ancora presente davanti alla pasticceria di Michele Migliaccio.

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Nel frattempo, erano arrivati una cinquantina di poliziotti in assetto antisommossa con auto e camionette. Il commissario, che li comandava, venne direttamente verso di me, mentre io gli giravo le spalle e tornavo verso la piazza,invitando la gente alla resistenza passiva. Il commissario mi affiancò e con tono perentorio mi disse: faccia togliere immediatamente queste pietre dalla strada! Io gli risposi pacatamente: guardi che non so chi le abbia messe e non sono il capocantiere. Al che lui con tono minaccioso mi disse: sappia che oggi non è come ieri. Ed io di rimando: certo ieri era festivo ed oggi è lavorativo. Non ebbi il tempo di completare la mia risposta, che chiamò la carica gridando con un megafono e io, “profeta della non violenza”, venni sollevato di peso e scaraventato in uno dei cellulari insieme ad altri 5 o 6 manifestanti. I poliziotti, armati di manganelli, si schierarono intorno al cellulare, mentre un gruppo di sole donne li attaccava e li graffiava al volto. Vidi mia madre che, poverina, correva verso di me, venendo travolta dalla carica. Gli uomini, invece, misero di traverso alcune auto all’altezza del bar Luca, imbottigliando in questo modo gli uomini ed i mezzi della polizia. Gli scontri stavano pericolosamente degenerando quando il brigadiere De Palma, un galantuomo di grande correttezza e buonsenso, aprì le porte del cellulare e ci fece salire su delle scale perché tutti potessero vedere che eravamo di nuovo liberi.

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Grazie all’intervento di De Palma la manifestazione si sciolse senza ulteriori danni. Nei giorni successivi si susseguirono manifestazionied incontri con rappresentanti politici a livello locale e nazionale.

Intanto proseguivano le indagini che portarono ad una sessantina di indagati, la maggior parte dei quali furono rinviati a giudizio. Per la messa a punto della linea difensiva una domenica mattina andammo ad un incontro “burrascoso” con l’avv. Mario Buono in una grande grotta alla “Sgarrupata”. L’esordio dell’avvocato mi sembrò più una dura requisitoria di un PM, che non un’arringa difensiva. Ci fece un elenco impressionante dei capi di imputazione e tra quelli più gravi: BLOCCO STRADALE; RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE; RADUNATA SEDIZIOSA; Concluse con un minaccioso: vi siete macchiati di reati gravissimi! Voi chi siete? Ed io di rimando: Avvocato noi siamo gli spettatori paganti! Lui replicò:qui c’è poco da scherzare si rischiano anni di carcere! Bisogna assolutamente trovare qualche nullatenente psicolabile, meglio se amante della bottiglia, che dichiari di aver messo lui le pietre in mezzo alla strada.

Pensai subito che a Bronte, nella tragica insurrezione popolare del 1860, descritta dal Verga nel suo racconto Libertà, Nino Bixio aveva fatto fucilare anche lo scemo del villaggio. Fortunatamente per noi, in questo caso, non ci avrebbe giudicato Nino Bixio! Infatti con DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 maggio 1970, n. 283  fu concessa amnistia per i seguenti reati, se commessi, anche, confinalità politiche, a causa e in occasione di agitazioni o manifestazioni sindacali o studentesche, o di agitazioni o manifestazioni attinenti a problemi del lavoro, dell’occupazione,della casa e della sicurezza sociale, e infine in occasione ed a causa di manifestazioni ed agitazioni determinate da eventi di calamità naturali.

Qualche anno dopo la scarpata, come avevamo purtroppo previsto, franò seppellendo per sempre quella vergogna del bruciatore, fortunatamente senza causare vittime perché, grazie alla giusta lotta del popolo panzese, quel bruciatore non entrò mai in funzione. Ma il problema della raccolta e smaltimento dei rifiuti resta tuttora insoluto, anzi ha assunto dimensioni planetarie. Per questo motivo torno periodicamente, anche sulle colonne di questo giornale, a formulare proposte e progetti per al soluzione di questo grave problema. Lo dobbiamo anche a quanti nel 1970 si ribellarono ad una scelta sbagliata. Ad una palese ingiustizia!

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Mario Maltese

Lo scheletro della struttura è ancora bel visibile di colore blu, all’epoca (avevo 6 anni) ricordo che davo la mano a mia madre incinta insieme ad altre signore incinte erano tutte in prima fila con bambini in modo che i poliziotti non potevano toccarle. Poi un altro ricordo è che gli uomini piu’ forti del paese, quella pietra di diversi quintali la fecero rotolare come una pietra di plastica tanto erano forti, poi quella pietra è stata sotterrata e ritrovata dopo 40 anni circa e rimessa alla luce. La camionetta delle forze dell’ordine tanto che era sottomessa a spintoni della folla era quasi ribaltata sottosopra. Forza Panzesi.

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