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LE OPINIONI

IL COMMENTO Bosco della Maddalena, un progetto da rispolverare

Ci sono, ad Ischia, cultori di storia locale non solo, ma anche di cronaca, di resoconti di convegni, di progetti e proposte e c’è, grazie ai fratelli Valentino, un’attrezzata Emeroteca, che continua ad acquisire antichi giornali e riviste che parlano della nostra isola. E c’è chi, come il prof. Nunzio Albanelli, che è stato amministratore del Comune d’Ischia, ha scritto numerosi libri su Ischia e si è sempre interessato di cultura e di turismo, oltre a raccogliere documenti, giornali e libri, ha anche un’enorme raccolta di antiche fotografie dell’isola. Di tutto ciò, alla maggior parte dei consiglieri ed amministratori dei sei Comuni isolani, credo importi ben poco. Siamo immersi in un eterno “presente” che ignora il passato e e non guarda il futuro delle generazioni a venire. Abbiamo una meravigliosa rivista, “Rassegna d’Ischia”, curata da anni da Raffaele Castagna che, con pazienza certosina, ha messo tutto on line, con una facilità di consultazione impressionante. Se avessimo la capacità e l’intelligenza di andare a ristudiare tutto quello che è stato già detto, proposto, analizzato, raccontato, potremmo avere a portata di mano le soluzioni per tutti gli atavici problemi isolani. Non posso, in questa sede, ovviamente citare la miriade di convegni, studi, ricerche e proposte accumulatesi negli anni. Di volta in volta, negli articoli che propongo su questo giornale, terrò conto di questa o quella proposta già fatta in passato. Nel presente articolo, mi limito a riprendere un importante documento che riguarda la necessità di valorizzare il patrimonio naturale, arboreo, boschivo del Bosco della Maddalena.

Il dossier è a cura dell’Amministrazione Provinciale di Napoli, Assessorato all’Urbanistica e ai Beni Ambientali, del 1986 (assessore dell’epoca, Franco Casa). L’opuscolo doveva essere diffuso soprattutto nelle scuole e prevedeva, in collaborazione col Distretto scolastico, visite guidate domenicali per ragazzi (ma è stato mai fatto?). Il dossier era intitolato “Itinerario Didattico nel Bosco della Maddalena” ed era stato redatto da Elio Abatino e Maria Teresa Lipartiti dell’Istituto di Ricerca e Didattica Ambientale IREDA. Era stata incaricata anche la signora Gabriele Scherer, di madre lingua tedesca, che avrebbe dovuto tradurre in contemporanea l’itinerario didattico, per cittadini tedeschi. La prima visita ufficiale ci fu il 29 giugno del 1986. E poi tutto sfumò come sfumano tante iniziative a Ischia. Troppi sono stati gli anni dell’abbandono, per non parlare dello scandalo della Caserma delle Guardie forestali. Anche a Legambiente (che era presente all’atto dell’inaugurazione del progetto provinciale) ed altre Associazioni ambientaliste vorrei raccomandare di tenere alta l’attenzione su questa situazione. Anche se le mie stesse lamentele potrebbe farle la stessa Legambiente che da anni inutilmente propone l’istituzione del Parco Naturale di Zaro e l’istituzione di un Centro di Educazione Ambientale nell’ex Teleposto dell’Aeronautica Militare a Montevico. In altro articolo proponevo l’istituzione del Parco Regionale Naturale dell’Epomeo e dei Pizzi Bianchi. Non posso non aggiungere l’importanza del Bosco della Maddalena i cui pregi venivano così descritti nell’opuscolo studio della Provincia di Napoli: La facile accessibilità; la presenza di specie vegetali di notevole interesse naturalistico; la struttura morfologica e geologica di particolare valore didattico-ambientale del Bosco, circondato da rilievi vulcanici non ancora completamente urbanizzati, su un complesso edificio vulcanico, dove è ancora possibile notare numerose fumarole; la vicinanza a località preistoriche di elevato interesse storico archeologico (Castiglione).

Per quanto riguarda le ricadute economico turistiche, lo studio provinciale prevedeva di far svolgere all’aperto (e quanto sarebbe stato importante oggi al tempo della pandemia) incontri, mostre, concerti non di massa. La proposta più concreta da un punto di vista dell’esplorazione dei luoghi, era il disegno e mappatura di tre diversi itinerari nel Bosco, già individuati. Ma gli autori dello studio si allargavano anche oltre lo stretto ambito del Bosco e, nell’interesse del Comune di Casamicciola Terme, proponevano altri 5 itinerari naturalistico-culturali: a) itinerario archeologico (Castiglione) b) itinerario termale (visita a sorgenti e stabilimenti termominerali) c) itinerario vulcanologico d) itinerario storico (centro storico, antiche ville, alberghi storici) e) itinerario marino (escursioni lungo la costa con notizie su flora e fauna). Inutile dire che il Monte Rotaro (Cretaio) offre, da solo, una storia geologica che può giustificare un turismo di nicchia. Quattro eruzioni (dal Rotaro I al Rotaro IV) a partire dal 91 a.C., proseguendo nel 69 d. C. e quindi , dieci anni dopo, si ebbe il Rotaro III, per finire nel III secolo d.C. col Rotaro IV. In altra occasione parleremo di altri progetti, di altri studi incentrati sul recupero naturalistico, archeologico e geologico dei luoghi di cui stiamo parlando: ad esempio del progetto del 2016 dell’Associazione ANUSIA per il “Sentiero della collina Montevico-progetto Mesa Lakkos (l’idea di un Parco Verticale con asilo per bambini nel bosco). E parleremo della Carta geologica- Guida e Itinerari geologico-ambientali, del 2012, pubblicato dalla Regione Campania, a cui lavorò alacremente la geologa Lucilla Monti.

Ma ritornando al dossier provinciale, esso si chiude con una descrizione minuziosa del patrimonio arboreo e faunistico, esteso su 450.000 mq. Per la fauna andiamo dal passero al rondone, dal cuculo al barbagianni, al greppio, al colombaccio, alla quaglia e alla beccaccia e poi ci sono i rettili e gli insetti. Per quanto riguarda la flora, vengono segnalati il Cisto femmina, il Mirto, Il Lentisco, l’Edera spinosa, l’Erica, il Corbezzolo, il Leccio, il Pino domestico e la Ginestra. Un patrimonio immenso. Tutto quello che è stato scritto e proposto nel 1986 rimane tuttora valido. E se nel 1986 i visitatori furono appena 2’000, in futuro si potrebbero raggiungere cifre a quattro zeri. L’Amministrazione comunale di Casamicciola ha, a mio avviso, quattro capisaldi su cui costruire l’economia turistica futura: la nautica da diporto (ed è stata ben avviata); la riconversione del Maio e di tutta la zona terremotata a Centro Internazionale di Studi scientifico-naturalistici, con un Centro di Ricerca per la mitigazione del rischio (proposta Luongo); il rilancio del Bosco della Maddalena; il recupero, la ristrutturazione, la riconversione del più antico patrimonio termale dell’isola. Anche una località termale storica come Montecatini era in discesa, in crisi. Si è inventata la candidatura a Patrimonio Unesco dell’Umanità e c’è riuscita. E le terme di Casamicciola, storicamente, non sono seconde a nessuno. Se squillano entusiaste le trombe di Montecatini, Casamicciola si deve dare una mossa e suonare le proprie campane (e le Chiese non mancano). Basta apprendere dal passato.

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