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LE OPINIONI

IL COMMENTO E’ l’ora della cittadinanza attiva

Il bravo scrittore italiano Antonio Scurati ha una casa a Torello, frazione di Ravello, che egli considera uno dei luoghi più belli di tutto il Mediterraneo. Ebbene, proprio sotto la sua casa si è verificata una frana che ha inferto una grave ferita nello stupendo paesaggio circostante. Felice di essere scampato al disastro, ha riflettuto però amaramente su come la mano dell’uomo sia riuscita a rendere fragile la terra del Mito, la terra dei limoni. Scurati pertanto, mette in risalto il contrasto tra l’uomo che è riuscito a domare, lavorare, affinare una Natura di per sé già preziosa e il modo in cui poi lo stesso uomo abbia forzato la mano e abbia violentato quel territorio. Quel che Scurati lamenta per la Costiera amalfitana, vale anche per tutta la Campania turistica affacciata sul mare o circondata dal mare, come le isole partenopee. Il grido di dolore che Scurati eleva, termina con un appello accorato: “Voglio credere che ormai un concetto fondamentale sia chiaro, la tutela del paesaggio non è solo nell’interesse di pochi idealisti nostalgici ed estetizzanti ma nell’interesse vitale di tutti. L’economia turistica di questi luoghi, la salute, la sopravvivenza, il benessere dei loro abitanti (residenti o avventizi) dipendono da esso. Il passato non ritorna, la civiltà contadina non ritorna, le schiene spezzate che hanno trasportato a spalla, per generazioni, ceste di limoni su queste scalinate ripide e assolate non possono e non devono tornare. La Costa d’Amalfi come l’Italia tutta, esiste solo nel tempo, nel divenire della storia. E’ nel divenire, diceva Eraclito, che le cose si riposano. Tutela del paesaggio non può significare cristallizzazione. Deve significare, invece, cittadinanza attiva, tensione appassionata, militanza di tutti coloro i quali vogliono e possono contribuire al futuro virtuoso di questa nostra terra meravigliosa. Siamo in tanti, qui e in ogni angolo del mondo. Non ci lascerete scoraggiare. Non ci lasceremo sopraffare”.

Questo grido di dolore tenevo in mente, quando ho deciso di tacitare il mio innato senso della moderazione per firmare (con altri 11 cittadini) la richiesta di accesso agli atti relativi alla pratica della Siena. Questo è un fronte importante per verificare la quantità di anticorpi che l’isola è in grado di sviluppare per sconfiggere la pandemia del sopruso, delle connivenze, della passiva acquiescenza di pubblici poteri imbelli (se non peggio). Ma le battaglie che Ischia deve affrontare sono tante. Dalla gestione del post terremoto alla pratica di restauro e riuso del Pio Monte della Misericordia a Casamicciola Terme. Come è possibile che il consiglio comunale possa approvare una convenzione, un accordo in cui la controparte nebulosamente viene qualificata come “persona da nominare”? E’ possibile contrattare con un soggetto che non si sa in partenza chi sia? Qui non stiamo discutendo della formula di transazione col privato né della destinazione d’uso che si vuole dare alla struttura. Stiamo discutendo di “trasparenza”, di atti che devono essere fatti alla luce del sole. I cittadini sono stanchi di tirare a indovinare, vogliono essere informati di tutto e, se del caso, vogliono dire la loro, eccepire se c’è da eccepire. E c’è un’altra questione, grande quando un grattacielo,sulla quale è bene che la cittadinanza attiva apra uno squarcio nell’omertoso silenzio. E’ una vergogna che il Prefetto Valentini debba aver diffidato, tra quindici Comuni campani ritardatari, anche il Comune d’Ischia e quello di Casamicciola, ad approvare, entro 20 giorni, il bilancio di previsione 2021-2023 nonché il rendiconto 2020. Cosicché i due Comuni si sono visti costretti a convocare per il 10 settembre i loro consigli. E se il Comune di Casamicciola può accampare qualche giustificazione relativa agli appesantimenti burocratici post terremoto, cosa può accampare l’Amministrazione comunale d’Ischia, che si vanta per la sua compattezza, per la maggioranza bulgara, per la sua efficienza? Il Comune d’Ischia ha un macigno sullo stomaco, rappresentato dalla gigantesca creditoria vantata per mancati introiti di tributi comunali, per lo più accentrati nelle mani (anzi nelle tasche) di pochi imprenditori? Il Comune d’Ischia ha paura di innescare una catena di fallimenti aziendali? Bene, la cittadinanza attiva non può più attendere, bisogna pretendere di conoscere almeno i dati aggregati per categoria d’impresa e conoscere gli atti posti in essere e la tempistica dell’azione di recupero per capire se c’è danno alle casse del Comune e quindi dei cittadini.

Per quanto riguarda la tutela paesaggistica ed estetica del Comune d’Ischia, è chiaro che ne risponderà in buona parte il Sindaco d’Ischia, ma saranno chiamati a risponderne, ad uno ad uno, tutti gli amministratori che hanno in capo deleghe attinenti. Non sfuggirà che l’assessore Ciro Ferrandino (una volta valido consigliere di opposizione) detiene la delega “Tutela del territorio”. Non sfuggirà che l’assessore Liviana Buono ha la delega “Tutela e valorizzazione dei beni di interesse architettonico e storico”. Soprattutto terremo presente che l’assessore Paolo Ferrandino ha la delega “Riqualificazione urbana. Estetica cittadina”. E che , per il resto, preferisce navigare “sotto coperta” e, qualche volta, dando l’impressione di essere il Sindaco effettivo. La cittadinanza attiva che auspichiamo non vuole, però, avere solo una funzione di controllo serrato, vuole anche proporsi per rivendicare una compartecipazione al potere, nelle forme istituzionali e normative che in Italia sono consentite. Mai sentito parlare dell’Associazione italiana Labsus, laboratorio per la sussidiarietà orizzontale (art. 118 della Costituzione)? Mai visto il Regolamento per l’amministrazione condivisa, già adottato in Italia da 252 tra Comuni, Comunità montane e Unione dei Comuni? Sono sicuro che gli amministratori conoscono questo istituto, anzi hanno sulla loro scrivania o magari in fondo a qualche cassetto, precise richieste, in tal senso, avanzate da associazioni senza scopo di lucro. Bene, sappiate che i cittadini pretenderanno che si applichino i Patti di collaborazione per la gestione concordata di determinati beni comunali. E sappiate infine che non passeranno inosservati eventuali clientelismi e discriminazioni tra partner cittadini che offrono la loro collaborazione. E, in tutto questo, la politica, intesa come azione partitica, non c’entra. Troverete coalizzati cittadini con nessuna ambizione politica e di diverso orientamento, l’uno affianco all’altro, a tutela di un unico interesse: il bene collettivo. E non è male ricordare, in un momento in cui si parla e si rivendica la libertà individuale, la canzone di Giorgio Gaber, il cui refrain dice: “La libertà non è stare sopra un albero/ Non è neanche il volo di un moscone/ la libertà non è uno spazio libero/ Libertà è partecipazione”.

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