LE OPINIONI

IL COMMENTO I lavoratori facciano storia e stiano nella storia

Molti si chiedono se vale la pena festeggiare il primo maggio in una condizione così difficile per il lavoro, ma è solo retorica prodotta da chi non ama né la storia dei lavoratori associati in libere organizzazioni, ne crede che i lavoratori debbano avere una propria soggettività sociale e politica. Ma proprio nelle grandi difficoltà, che le persone con interessi comuni, e capaci di agire insieme, devono saper fare storia e stare nella storia. La festa dei lavoratori essendo un simbolo identitario a carattere mondiale, è il momento più propizio per indicare le vie più idonee – economiche e sociali – capaci di aggredire i nodi, che ostacolano il buon andamento della economia, così come della condizione del lavoro e della democrazia. Anzi devono diventare promessa solenne, come solenne è la festa. Due sono i principali temi che hanno bisogno di essere posti alla attenzione di tutti: come ovviare la condizione disastrosa della nostra economia; come assicurare al cittadino-lavoratore europeo, una propria istituzione a carattere continentale, capace di salvaguardare il proprio avvenire. Porsi il problema della economia per lavoratori consapevoli del loro ruolo nella comunità in cui vivono, significa avere ben chiaro, come in una famiglia, che solo la qualità e quantità delle entrate, possono garantire una programmazione attendibile e solida della condizione di vita per chi vive di lavoro.

Le leve principali in mano alle organizzazioni dei lavoratori e delle imprese, sono le loro regolazioni contrattuali autonome della organizzazione del lavoro per la competivita’ attraverso qualità e quantità della produzione,  e la gestione dei fabbisogni formativi per le competenze sempre in cambiamento utili alla impresa e per lo sviluppo personale del lavoratore. È da queste devono saper condurre la loro battaglia. Ci si aspetta da loro un clamoroso cambiamento di motivazione, linguaggio, e di azioni su questi cruciali obiettivi economico-sociali, e non si può che sperare, in una inversione a “U”. Ad esempio, si parla giornalmente di industria 4.0, della programmazione che la dovrà inverare, ma se ne parla come se fosse tutta una operazione di natura tecnica. Non si tirano ancora le somme su come i soggetti sociali e politici dovranno operare per cambiare la base su cui far poggiare il cambiamento, partendo dalle persone in carne ed ossa. Insomma finora ci si è affidati pressoché esclusivamente alla voglia di migliorarsi delle singole imprese. Peraltro, la mancanza di coraggio e decisione in questa direzione, non fa altro che rendere ancora più incontrastate culturalmente, le politiche governative demagogiche, che contribuiscono a mettere in ginocchio lo stato dei conti pubblici e della stabilità a tutto tondo dell’Italia. L’altro argomento decisivo per il cittadino-lavoratore riguarda l’Europa intesa come entità politica federale, con governo eletto dal popolo, con una propria banca centrale e propria moneta, con un fisco uguale per tutta la Unione, con un solo esercito e politica estera, con un unico ordinamento giudiziario.

La continuazione dell’attuale assetto della Unione, non potrà che indebolire, su ogni piano, il vecchio continente di fronte alla crescita esponenziale delle altre economie di grandi Nazioni, e di poteri globali autonomi sempre più aggressivi. Se c’è una soluzione davvero a portata di mano per ridare sovranità al popolo Europeo, è la definitiva affermazione di una Europa in grado di essere rispettata e capace di interloquire alla pari con ogni altra entità di potere globale, perciò in grado di  assicurare benessere ad ogni cittadino-lavoratore. Ecco, il primo maggio, la festa dei lavoratori, deve essere legata strettamente a queste grandi rivendicazioni e coerenti politiche di azione. L’attuale momento, ha bisogno di soggetti collettivi che sappiano indicare orizzonti di grandi prospettive pari alle sfide che i grandi cambiamenti ci pongono. Nella ricostruzione del dopoguerra, questo avvenne, così  la economia e democrazia poterono progredire sensibilmente. Diversamente prevarranno gli obiettivi di corto respiro, che stanno soffocando ogni aspirazione, ogni sicurezza economica. La mancanza di obbiettivi alti, risucchierà ciascuno, come avviene, nella scia delle politiche populistiche. Se non dovesse esserci un forte cambiamento nella azione dei soggetti a cultura partecipativa, la stessa dimensione democratica, fondata dall’agire di tutti i soggetti organizzati – politici e sociali – che partecipano alla ricerca del bene comune, sarà progressivamente soppiantata, da forme di potere ‘ademocratiche’ che per giustificare il loro governo, ricorreranno alla sostanziale denigrazione di tutto ciò che nella realtà civile si organizza, e con propositi di governo, incompatibili con i grandi paesi industriali. Il primo maggio dunque dovrà rappresentare queste aspirazioni: aspirazioni coinvolgenti lavoratori e imprese.

* GIA’ SEGRETARIO GENERALE DELLA CISL

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