LE OPINIONI

IL COMMENTO Il dolore dei boschi e della montagna

DI ANTIMO PUCA

A pochi giorni dal Natale il dibattito politico langue sotto un logoro albero. Peccato che la festività sia diventata la metafora degli asinelli, del popolo bue e delle mangiatoie di partito, mentre le imposte locali pesano sempre di più sul calendario dell’Avvento. Tempi addietro la colpa era dei Re Magi berlusconiani. La gente s’è accorta che è necessaria una seria alternativa di governo. Quante fesserie ci tocca mandare giù. “Luce dona alle menti”. Sono in tanti a chiedersi in che modo saranno impiegate queste imposte che ci prelevano come definitive gocce di sangue. Che non siamo a Strasburgo ce ne siamo accorti dal tanfo di mondezza che si spande nelle vie non illuminate a festa. Trattasi di afrori natalizi sparsi nell’aria manco tanto invernale, altro che vin brulé servito mentre si gioca a tombola e mercante in fiera. Ischia tutta sta crollando. Nessuno ascolta le voci dei contadini che da un ventennio chiedono di supportare la montagna, che non è una cosa. Per noi ischitani, e per i CasaMicciòli in particolare, è un essere vivente che necessita di cure quotidiane. I contadini hanno rappresentato i custodi della montagna, proprio come i Templari che hanno difeso e custodito il tempio e il culto di Maria.

Siamo al lumicino. Chissà se  boschi e pinete  saranno ripiantati! Non solo pini e pecci,  ma più larici, faggi, aceri, magari ciliegi selvatici, antiche foreste dove le piante non sono come oggetti ma come esseri sensibili che comunicano fra di loro. Esseri capaci di provar dolore. Cos’è, l’odore della resina se non un urlo di dolore? Come ricorda Rigoni Stern in “Arboreto selvatico”, l’albero ha sempre «esercitato sugli uomini sensazioni di mistero e di sacro e il bosco è stato il primo luogo di preghiera». Tanto che Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia dice che «non meno degli Dei, non meno dei simulacri d’oro e d’argento, si adoravano gli alberi maestosi delle foreste». Lo sapevano, i nostri vecchi che si prendevano cura dei boschi. I boschi dovevano avere un equilibrio. Troppi anni di incuria e malinteso ambientalismo da salotto che non ti fanno toccare l’albero nell’alveo. Ecco che l’alberello ti presenta il conto. La colpa è dell’ambientalismo da salotto, non certo di chi governa da vent’anni, favorendo la peggiore e più ottusa cementificazione dei suoli. Sono tante le calamità innaturali che affliggono consuetamente quest’ isola così cialtronescamente amministrata e governata. Eppure nulla s’impara. Nulla cambia. Il condono edilizio per gli immobili abusivi terremotati di Ischia è stato agevolato con il recente  art. 25 del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 (Disposizioni urgenti per la citta’ di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze).Altro che ambientalismo da salotto! Siamo alla peggiore ipocrisia cialtrona. Perché di abusivismo edilizio si può morire. Ma si continua a fingere di non vedere.

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