LE OPINIONI

IL COMMENTO La scuola pubblica: la scuola della democrazia e dell’eguaglianza

DI MARIO SIRONI

Premessa doverosa: il mese di settembre coincide con l’inizio dell’anno scolastico, di solito in uno scenario contraddistinto da numerose incertezze. Se andiamo con la memoria agli ultimi mesi, troviamo che dei processi d’innovazione proposti alcuni sono stati portati avanti in modo a volte discutibile (pensiamo all’Esame di Stato), altri sono stati anche approvati ma senza che si capisca come e quando si possa “partire” (legge sull’Educazione civica), altri ancora sono stati soltanto cibo della polemica politica (la cosiddetta “ autonomia potenziata”).
Sullo sfondo, poi, restano, ogni anno, la vicenda del reclutamento del personale scolastico, che appare sempre annegare nella nebbia dei ricorsi e contro-ricorsi, e l’andirivieni di procedure amministrative che cambiano ad ogni cambio di Ministro. A ritmo regolare, in modo particolare ad ogni pubblicazione dei dati delle indagini Invalsi, si alzano i poderosi lamenti sul divario dei risultati del sistema scolastico tra Nord e Sud.

La dispersione scolastica e la parità di opportunità

Vogliamo provare a concentrarci su un dato inquietante : la cosiddetta dispersione scolastica.
La dispersione scolastica, nota anche come “evasione scolastica”, riguarda l’insieme di comportamenti che determinano l’assenza ingiustificata di minori dalla scuola dell’obbligo e si concretizza in rallentamenti del percorso di studi, mancati apprendimenti, uscite anticipate dal sistema di istruzione e formazione, prima che si possa conseguire il titolo di studio. Se si uniscono le informazioni disponibili con i dati rilevati, emerge che la dispersione scolastica raggiunge percentuali in Italia elevate soprattutto nel meridione. Si configura, pertanto, come un fenomeno complesso e pluridimensionale, al confine con altre forme di disagio, con cui talvolta presenta profonde interconnessioni, quali il disagio psicologico, quello adolescenziale e, infine, quello sociale.
La numerosità e l’interdipendenza di questi fattori rendono difficile l’individuazione di specifiche azioni correttive, anche se la politica strategica europea ha già indicato tre direttrici fondamentali in materia: di prevenzione, di interventi e di misure di compensazione.
Senza una visione organica traducibile nella formulazione di un Piano strategico nazionale contro la dispersione scolastica, la scuola italiana rischia non solo di mancare l’obiettivo indicato a livello europeo, di riduzione del 10% degli abbandoni, ma anche di aumentare sul suo territorio le disparità sul diritto all’istruzione.

Il dovere della “formazione” e l’obbligo dell’”orientamento”

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Permane, tuttavia, il problema di una adeguata valorizzazione di quell’immenso capitale umano, che è la formazione dei giovani. Anche in questo caso, è osservabile una carenza di decisione e progettualità, oltre che una forte resistenza a mettere in discussione il modello curricolare tradizionale e gli atteggiamenti professionali ormai consolidati dei docenti. Andrebbero, quindi, sviluppate strategie che consentano di intercettare il disagio e che riescano a rimotivare lo studente con percorsi di istruzione basati sull’esperienza dell’apprendimento e non sul contenuto (ciò che si deve insegnare), prevenendo, così, sia la dispersione scolastica che l’insuccesso nei percorsi superiori (vedi Università) e migliorando sensibilmente la capacità di ingresso nel mondo del lavoro.
La ricerca empirica sull’argomento ha, altresì, rilevato un ulteriore nodo cruciale: il legame che sussiste tra insuccesso scolastico nelle carriere educative intraprese e contesto familiare, mostrando la diversa capacità di risposta a seconda della provenienza sociale. In questa direzione andrebbe ampliato e reso efficace lo strumento di “orientamento” degli studenti, con una maggiore selezione e qualificazione del personale docente coinvolto. E’ intuitivo aggiungere che il basso livello di competenze di molti giovani si riflette sul tasso di occupazione nel mondo del lavoro e, in generale, sulla capacità del Paese di elevare il PIL: è costo per la collettività in termini di ulteriori spese. Il complessivo investimento pubblico rischia, altresì, di essere vanificato dal mancato raggiungimento di una piena scolarizzazione.
L’istruzione professionale è al centro di una iniziativa di lotta alla evasione scolastica ed al non raggiungimento per tutti di un adeguato livello di competenze e di un titolo di studio superiore.

L’IPS “Vincenzo Telese” di Ischia e la vision dell’istruzione professionale

All’IPS Telese ci siamo posti due importanti obiettivi: 1. formare una “professionalità colta“; 2. abbattere la distinzione tra cultura “alta” e cultura “bassa”. I processi educativi da attivare nell’istruzione professionale non sono legati a un’idea astratta di istruzione e formazione, ma l’istruzione è concretamente legata alla formazione del cittadino e del lavoratore e il ruolo che la scuola può avere è di individuare il profilo formativo adeguato al cittadino/lavoratore di un’economia della conoscenza e della democrazia cognitiva.
La stessa introduzione delle nuove tecnologie troppo spesso occulta bisogni formativi profondi, domande di senso a cui gli adulti non sanno, non vogliono rispondere, e fa venire meno la funzione strategica della specie umana affidata agli “adulti”, agli “anziani”, agli “esperti”.
La scuola è un ambiente intenzionalmente costruito per la educazione e la formazione dei bambini, dei ragazzi, ma tutto ciò che è umano costituisce formazione per le donne e gli uomini in crescita e il processo di apprendimento, di formazione e istruzione non ha mai termine. L’istruzione professionale è impegnata in un processo di riforma che pone al centro la proposta di un percorso fortemente individualizzato in cui l’alunno o l’alunna in formazione abbia un ruolo attivo e sia via via più cosciente delle proprie scelte formative e delle scelte professionali. Con l’attivazione del Progetto Formativo, a partire da un bilancio iniziale del già conosciuto, del già noto, gli alunni e le alunne saranno chiamati, con la guida sapiente dei docenti, a costruire un percorso che non sarà rigido ma flessibile, legato in modo organico allo sviluppo della personalità ed al consolidarsi delle conoscenze.
Questo processo prevede l’interlocuzione attiva sì con la famiglia (altro grande polo di educazione e formazione) ma anche con il mondo esterno e, in modo particolare, nei luoghi di lavoro dove costruire disciplina professionale e competenze.

Conclusioni

Nel nostro Paese troppo spesso si considera il processo educativo e di formazione che avviene attraverso il “lavoro”, attraverso la “prassi” di trasformazione del mondo esterno, come una cultura “inferiore”. Eppure, la cultura umanistica, vanto della nostra storia nazionale, nei momenti alti è stata prodotta da architetti, artigiani a bottega, studiosi di geometria e matematica; è stata techne (conoscenze e prassi). La riduzione dell’Umanesimo alle humanae litterae ha segnato il destino di decadenza della nostra nazione. All’interno di questo quadro la riflessione sullo sviluppo del turismo delle nostre isole si intreccia fortemente con la scommessa della “professionalità colta” che è il principale volano per uscire dalle secche di un turismo tutto sommato di “rapina” contraddistinto da un consumo indiscriminato del territorio.

  • DIRIGENTE SCOLASTICO IPS “V. TELESE”

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