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LE OPINIONI

IL COMMENTO La stagione turistica e le “variabili” nuove

DI MICHELE SAMBALDI

La stagione turistica 2022 sta piano piano volgendo al termine ed in Italia si respira tanta euforia per questo potente rimbalzo che segue i due anni di rallentamento pandemico. Tante destinazioni sono riuscite a materializzare risultati superiori al 2019 generando un meccanismo di ritrovata fiducia nonostante il contesto internazionale imponga di rimanere con i piedi per terra visto il perdurare del conflitto russo-ucraino, la forte inflazione ed il costo folle dell’energia. In aggiunta a questo il nostro Paese vive momento di “sospensione” provocato anche dalle imminenti elezioni. Ischia sembra vivere la stessa euforia ed i colloqui fatti con i tanti amici imprenditori isolani fanno trasparire un elevato tasso di soddisfazione per i risultati ottenuti. E pare esserci una variabile nuova che è stata riscontrata: un importante cambio del mix di nazionalità che vede una forte e crescente presenza di mercati in precedenza “minori” per la nostra destinazione, cioè quello statunitense, australiano e nord europeo. Ho avuto diversi contatti con interlocutori isolani che mi segnalano la forte presenza statunitense e, voglio essere sincero, questo genera in me una grande soddisfazione perché si iniziano ad avere tingibili frutti del lavoro fatto con il Mezzatorre ed Ischia Is More. Anche il premio di “Isola più bella del mondo” è frutto della grande semina fatta in questi mesi che ci ha visti impegnati nel garantire un certo tipo di copertura stampa internazionale per la destinazione. Purtroppo paghiamo un po’ il non riuscire ad avere un metodo o piattaforma per condividere alcuni dati sulle nazionalità per cui ci dobbiamo basare sul percepito; purtroppo, e qui chiedo a tutti uno sforzo importante, continuiamo a considerare i nostri risultati turistici misurando gli “sbarchi” o gli “arrivi” sull’isola: la parola “sbarco” è irrispettosa per la destinazione ed il viaggiatore stesso.

Ed ora che si fa? Qualche settimana fa scrivevo su questo giornale proprio del “non esserci più tempo” ed oggi sono più che mai convinto delle parole scritte in precedenza. Il motivo è semplice: probabilmente non esisterà più un tema legato alla domanda turistica internazionale perché Ischia oggi è nel mirino di tanti potenziali viaggiatori, tanti dei quali hanno già manifestato interesse per il 2023. Quindi la domanda c’è. Sicuramente la comunicazione identitaria dell’isola andrà continuata ed incentivata (sono in arrivo altri interessanti articoli su Ischia, come Ischia Is More continuiamo ad avere una grande attenzione su questo aspetto), con un focus internazionale collegato anche a stimolare nuove nazionalità. Ma lo sforzo importante andrà fatto all’interno del territorio continuando a lavorare per l’incremento della qualità che saremo in grado di offrire: i viaggiatori saranno sempre più alla ricerca dell’intangibile e dell’emozione e da questo punto di vista Ischia è certamente in grado di esprimere tutta la sua bellezza ed identità. Ma al contempo le aspettative saranno sempre più alte e dobbiamo evitare di vanificare i tanti sforzi fatti sulla comunicazione proponendo un territorio talvolta disorganizzato e disordinato.

Occorre una nuova narrativa interna per evitare che tutta questa visibilità non si trasformi in un gigantesco autogol visto che tanti, davvero tanti viaggiatori, ci visiteranno (al Mezzatorre, ad esempio, a giugno e luglio 2023 abbiamo oggi tassi di occupazione camere superiori al 30%). Come dicono gli americani “Ischia is on the map”: occorre dunque intensificare il processo di evoluzione imprenditoriale e culturale del singolo; la sommatoria di tutto questo sarà un’evoluzione qualitativa generale ed un’energia nuova. Chi ci visiterà sarà portatore di nuovi bisogni ed il territorio dovrà farsi trovare pronto. Anche per continuare ad innescare il miglior strumento di promozione turistica che esista: il passaparola. Appropriamoci dunque di un approccio di visone per guardare, oggi, non solo alla prossima stagione ma anche a quelle future. Abbiamo noi in mano la possibilità di costruire il futuro che mi auguro non sarà più fatto di “sbarchi”.

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