CRONACA

IL COMMENTO L’importanza dei sindaci e del Comuni

Si è tenuto a Bergamo, dal 22 al 24 novembre, la 39^ Assemblea annuale dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia). Aderiscono a tale Associazione il 94,7% dei Comuni italiani (7.134 Comuni), tra i quali i Comuni isolani. L’Anci è attiva da oltre 100 anni. Dal 2016 è presieduta da Antonio De Caro, Sindaco di Bari. Di particolare interesse è stato l’incontro del 23 novembre su “Il valore dei Sindaci nella nostra democrazia” moderato da Enrico Mentana. Nella giornata inaugurale ha giustamente detto il presidente della Repubblica Mattarella “I Comuni sono l’Italia”, al contrario di quello che sta accadendo in questo momento storico, che vede un duopolio Stato-Regioni. Ha ragione Mattarella a sollecitare una rimessa al centro dell’assetto istituzionale italiano i Comuni. Si sono poi confrontati Sindaci come Luigi Brugnaro (Venezia) e Dario Nardella (Firenze) nonché l’esperta di ricerche statistiche Alessandra Ghisleri, Francesco Rutelli (Presidente Anica, ex Ministro ed ex Sindaco di Roma) ed infine il cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente CEI. E’ stato presentato e commentato un panel illustrativo degli aspetti storico-culturali del ruolo che i Sindaci hanno svolto negli anni. Tale panel è stato elaborato dal prof. Mario Caciagli, docente di Politica Comparata presso l’Università degli Studi di Firenze.

Antonio Decaro, presidente ANCI

La storia ci dice che il Sindaco divenne elettivo fin dal 1888, poi con l’avvento del fascismo subentrò la figura del Podestà. E’ dal secondo dopoguerra che la figura del Sindaco riprese vigore e diventò figura centrale per lo sviluppo dei territori. Precedentemente governavano notabili, di nomina regia e granducale, piovuti dunque dall’alto e, pertanto, spesso non amati dal popolo. Il prof. Caciagli ha citato tre figure di Sindaci esemplari: Ernesto Nathan, Sindaco di Roma dal 1907 al 1913, Giuseppe Dozza, Sindaco di Bologna dal 1945 al 1966, Giorgio La Pira che fu Sindaco di Firenze per 10 anni in due diversi periodi. Una svolta arrivò nel 1993 quando fu legiferata l’elezione diretta del Sindaco. Una riforma che ha generato aspetti positivi e negativi. Il lato positivo è che si crea un rapporto diretto fiduciario tra Sindaco e cittadini e si assicura una continuità amministrativa contro un’eccessiva litigiosità dei gruppi consiliari. Ma questo maggior potere nelle mani del Sindaco avrebbe dovuto essere compensato da un rafforzamento del ruolo dei consiglieri, che invece sono stati svuotati di molte prerogative. Appare equilibrata la durata complessiva di due mandati per il Sindaco.

Oggi invece ci sono pressioni per consentire un terzo mandato anche per i Sindaci di Comuni con più di 5.000 abitanti (per i microcomuni fino a 5.000 abitanti il terzo mandato è possibile per la L.35 del 12/4/22). Ma a mio avviso e anche ad avviso di molti sindaci, tra cui il Sindaco Gori di Bergamo, in 10 anni un Sindaco può dare il meglio di sé e portare a compimento progetti importanti, dopodiché potrebbe dare segni di stanchezza e irrigidimento di idee e azione. Personalmente mi auguro che non sia possibile il terzo mandato per il Governatore De Luca, né il terzo mandato per Francesco Del Deo, Sindaco di Forio o per Enzo Ferrandino, Sindaco di Ischia. Peraltro le proposte di legge giacenti in Parlamento prevedono una soglia di 15.000 abitanti, per cui Ischia e Forio sarebbero comunque esclusi. In questi casi ritengo non valido l’assioma di Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”. Il potere del Sindaco logora, eccome. Altra questione è l’eventuale rilancio del Sindaco uscente o del Governatore regionale che va a ricoprire un’altra carica, cosa che propone nuovi stimoli. Nel caso di De Luca ciò comporterebbe però di fuoriuscire dal comodo ruolo di “uomo della Provvidenza” sganciato da partiti e costruttore di maggioranze oceaniche e composite. Se De Luca vuole proseguire in altri ruoli, dovrà gettare la maschera e dichiarare scelte politiche precise. Per quanto riguarda il Sindaco Del Deo, che è anche bravo Presidente Ancim, si aprono scenari di livello superiore per i quali credo stia tessendo rapporti romani e posizionamenti tattici. Al contrario, constato che il Sindaco d’Ischia Enzo Ferrandino, pur forte di un consenso e una maggioranza di ferro, appare intenzionato a portare a termine con onore ed opere il suo secondo mandato ma non sembra particolarmente allettato da sirene regionali. A meno che l’isola non riesca a decidere, attraverso referendum, la fusione in un solo Comune o anche in due Comuni, nel qual caso personaggi come Del Deo e Ferrandino avrebbero molte chances per essere eletti a capo del Comune più grande e diverso da quello di provenienza. In un’ipotesi del genere vedo del tutto fuori gioco sia De Siano che Giosi Ferrandino che, per motivi diversi (passaggio da un partito all’altro e totale assenza sui problemi del territorio) sembrano aver perso appeal verso il proprio elettorato tradizionale.

Francesco Del Deo

Ma tornando ai Comuni attuali e alle difficoltà gestionali non v’è dubbio che tra i primi problemi da risolvere (e se ne è parlato all’Assemblea Anci) vi è il caro energia che, se non supportato dalle casse dello Stato, metterebbe a seri rischi la capacità dei Comuni di continuare ad erogare servizi come l’illuminazione pubblica, il riscaldamento nelle scuole e una serie di servizi sociali. Ma c’è un altro tema importante che riguarda il ruolo dei Sindaci: ce lo ha spiegato uno storico di Harward, James Hankins, nel suo ultimo libro “La politica della virtù”. Il professore rifacendo la storia dell’Umanesimo, da Petrarca a Machiavelli, enuncia i principi ispiratori di una “buona politica”. Petrarca, contro gli scolastici, riteneva che non servono a nulla i professori universitari che si parlano addosso e solo tra di loro, in maniera autoreferenziale. Bisogna arrivare alla mente e al cuore della gente e per far questo bisogna addestrare la classe dirigente. Dirigenti che devono conoscere i fondamentali della grammatica, ma anche dell’eloquenza, perché devono essere in grado di commuovere il pubblico, emozionarlo. A tutto ciò è necessario coniugare una statura etica e culturale dei soggetti deputati a dirigere la cosa pubblica. Se il soggetto prescelto non è un modello di correttezza e di sostanza culturale, la conoscenza linguistica e la capacità dell’oratoria rimangono fini a se stesse. Ecco quello che si chiede e si chiederà sempre più ai Sindaci dei Comuni. Non è poco , ma è comunque indispensabile.

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