LE OPINIONI

IL COMMENTO L’isola e il puzzo del compromesso morale

DI LUIGI DELLA MONICA

La scorsa primavera, quando si cantava e ballava spensierati ignari ed ingenui dello scherzo beffardo che il destino ci avrebbe riservato a Casamicciola il 26 novembre 2022 alle 5 del mattino, questo giornale tuonava contro una cittadinanza colpevole di indifferenza rispetto all’immigrazione di certi personaggi vergognosi come quel “napoletano” trapiantato ad Ischia che accoltellava il musicista del “Blanco”, reo di non averlo salutato con squilli di tromba e rulli di tamburo del vacuo jet set alla maniera dei reality tanto cari a contemporanei filosofi del nulla. Ecco che nemmeno sei mesi dopo, Forio conosce scene di guerriglia urbana messa in atto da un gruppo di immigrati stranieri – mi guardo bene dal citarne la nazionalità per evitare accuse di discriminazioni – all’indirizzo di un giovane ventenne isolano, per non chiare motivazioni, al vaglio della polizia investigativa. Il Giudice Borsellino coniava la frase “il puzzo del compromesso morale” in un convegno poche settimane prima di perire nel vile attentato dinamitardo. Non è che stiamo per arrivare a tanto sull’isola? Stiamo importando tutte le brutalità della terraferma, quella stessa da cui ci curiamo di prendere le distanze, scindendo consapevolmente una Bella Ischia, una Buona Ischia, dalla melma e dal fango umano che alberga a 16 miglia marine. Non è quella stessa massa informe e putrida che improvvisamente si colora del verde dei soldi delle ferie di luglio ed agosto, per consegnare il territorio alla giungla dei turisti maleducati, in nome del “lavorare 4 mesi, guadagnare per 12 e riposarsi\oziare per 8”?

Il noto adagio “addà venì baffone, ad Ischia si cambia in “addà venì settembre”. Siamo sereni e fortunati che la D.D.A. di Napoli ci definisce avulsi dalle dinamiche malavitose organizzate e ciò sia per 1000 e più anni, ma fingere di non vedere che si stanno insinuando a poco, a poco fenomeni socio-criminali omologhi a quella di una città costiera è da masochisti. Non ho strumenti per profetizzare nulla, ma un fatto incontestabile lo vedo con i miei occhi: in nome della “Grande Bellezza” ischitana, quel patrimonio morale ed immateriale di cultura dell’ospitalità e del divertimento, della buona cucina e dell’eleganza del dolce stile nuovo dell’isola verde, ci si copre gli occhi rispetto alle anomalie del territorio e della società. Impera un negazionismo diffuso e difforme dal vero, secondo cui Ischia è bella e va tutto bene, le denuncie sociali e le criticità della convivenza sono menate della mente contorta dell’editorialista di turno. Leggevo sulla stampa locale che il 10 gennaio 2023 si esortavano i Sindaci a presentare piani strategici alla Regione per potenziare i collegamenti marittimi. Mi domando e dico, ma una popolazione che all’aumento delle tariffe di trasporto locale, ovvero alla diversificazione dei prezzi fra fascia oraria essenziale e di libero mercato reagiva con il “caccavella day” vuole davvero aspirare a diventare capitale mondiale e permanente del turismo d’elite? Oppure ci deve pensare lo Stato? Prima ancora di concorrere alle tratte di navigazione, si vuole pensare nel mondo imprenditoriale a migliorare il naviglio per rendere le traversate tollerabili agli stomaci dei non meglio definibili come lupi di mare?

Le condizioni climatiche consentono un godimento pieno del territorio certamente da giugno a settembre, ma i turisti di alto profilo, quelli che accedono alle strutture recettive di lusso per intenderci, non preferiscono luglio ed agosto, poiché in Centro e Nord Europa talvolta sono periodi di ingente lavoro. I norvegesi, ad esempio, appena le giornate senza tramonto o del sole di mezzanotte si approssimano nel mese di maggio intensificano la vita di relazione ed i bimbi ad agosto tornano a scuola, per cui prediligono gli spostamenti in periodi dell’anno quando sono costretti al buio dalle cosiddette notti polari, da settembre a marzo. Ma gli stessi svizzeri, in agosto, pur avendo condizioni climatiche similari all’Italia, sono portati a lavorare di più a causa dell’assenza delle precipitazioni nevose del loro lungo inverno. Se questi vengono sull’isola da novembre a marzo cosa trovano? Tutto chiuso per N.A.S.P.I. e qualche raro locale di ristorazione. I giardini termali che sono la attrattiva principale per questi europei a sangue freddo sono chiusi perché fruibili solo all’aperto. I musei sono pochi e scarsamente pubblicizzati, come le iniziative culturali e teatrali. Si percepisce un’atmosfera letargica, come se tutto fosse proiettato dalla stagione trascorsa a quella da venire; mentre la cugina Procida pensa in grande dopo la sua mirabile esperienza del 2022 e per i 365 giorni all’anno e le frontali Capri e Sorrento non conoscono sosta, dodici mesi su dodici. Una trebbiatrice di denaro turistico, inserita in una filiera del lusso e dell’alto profilo, che talmente viaggia su ritmi elevati, al punto da arrivare al tasso di occupazione di tutti gli abitanti, stanziali, oriundi od immigrati, assorbendo e rendendo superflui i fenomeni malavitosi ingenerati dalla noia…

È questo il patrimonio inestimabile dell’isola che viene sciupato con la geniale trovata delle chiusure stagionali, per nutrire il ventre della vacca grassa del popolo, oppure del piccolo imprenditore, il quale è sazio e satollo del suo assistenzialismo di Stato, senza accorgersi che la soglia del pensionamento è tanto lontana, quanto riduttiva delle capacità reddituali, perché a lavorare 50 anni in questo modo, ci si accorge che le settimane contributive diventano esigue e poco remunerative. Ma a larga parte della popolazione sta bene così, illudendosi che sull’isola non esiste spaccio di droga, violenza sociale e familiare, bullismo, emarginazione, povertà: andate a cercarla a Napoli, a Pozzuoli, a Mondragone che si scorgono sull’orizzonte dello stivale. Qui è tutto bello, felice, perfetto, imperturbato da una natura incontaminata dall’uomo e da una mentalità innovativa di accoglienza del turismo d’elite. Inoltre, se un nostro ragazzo di vent’anni viene pestato a sangue da alcuni balordi per non chiare dinamiche sociali, trattasi di fenomeno isolato, nell’isola, ma conviene tacere, girarsi dall’altra parte, tanto la stagione prima o poi verrà e con essa i soldi dei turisti, per cui tutto sarà mimetizzato dal caos agostano, dietro cui nascondere ogni bruttura dell’isola, per non vedere, nell’ottica di obbedire al “puzzo del compromesso morale”, che comunque vada da a campare.

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Per quanto nell’articolo ci sia molto da condividere, l’affermazione “Qui è tutto bello, felice, perfetto, imperturbato da una natura incontaminata dall’uomo e da una mentalità innovativa di accoglienza del turismo d’elite”, lascia basiti, dato che proprio più nulla riuscirebbe a camuffare il degrado isolani: traffico, sporcizia, calca, caos e rumore ovunque!
Tra l’altro il caos agostano, che a suo dire riuscirebbe ad occultare tutte le magagne, proprio non esiste, tant’è che personalmente, nemmeno gratis farei le vacanze ad Ischia in agosto!

Chris

Sehr guter Artikel! Ich freue mich sehr darüber, dass einige Menschen nun meine Vorschläge aufgreifen und sich ebenfalls Gedanken über die Optimierung des Tourismus auf Ischia machen. Die Insel ist für den Ganzjahres-Tourismus prädestiniert, sobald man dafür die Voraussetzungen schafft und vor allem den Willen, Veränderungen zuzulassen, aufbringt. Meine Vorschläge dazu habe ich hier schon des öfteren kundgetan. Ein großes Hotel zwischen Forio und Panza, in dem mein Mann und ich schon zweimal in Wintermonaten sehr angenehme Badeurlaube verbrachten, sollte dafür wegweisend sein. Wie gesagt, auf die Kanarischen Inseln fliegen die Deutschen fünf Stunden, nach Neapel zwei. Das spricht für eure Insel. Nur, ob es sich lohnt, zwischen November und April seinen Urlaub auf Ischia verbringen zu wollen, liegt ganz bei euch. Uns hatte es jedenfalls sehr gefallen, da das Hotel dafür gesorgt hatte! Herzliche Grüße von Chris aus Berlin

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