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CRONACA

IL COMMENTO O la borsa o la vita!

“Niente sarà come prima”. Quante volte, in questi giorni in cui la luce del sole contrasta fortemente col grigiore dell’anima e del corpo, ci siamo sentiti ripetere questo refrain! Sarà poi vero? E poi, a che cosa ci riferiamo quando proferiamo queste parole? Ci riferiamo all’economia, al lavoro, o piuttosto agli stili di vita, ai comportamenti, ai rapporti tra le persone o anche ai rapporti tra le cose e le persone? E poi, il “dopo” rispetto al “prima” sarà peggio o meglio? Difficile dare una risposta a tutti questi interrogativi, ma proviamo a darla, insieme. Eh sì, perché se di mutamenti epocali dobbiamo parlare, c’è una priorità: l’insieme che prevalga sull’io, il superamento degli individualismi ed egoismi in una visione più solidale. Nell’emergenza sanitaria, sta facendo capolino il concetto di “coesione”. Concetto che va letto come fenomeno dinamico e non statico. Non è immaginabile una “coesione isolana” che si chiuda a riccio verso il resto della Regione Campania o dell’intera Nazione. Non è immaginabile una “coesione nazionale” che si barrichi nei confini dello Stato, a prescindere dall’Europa e dal resto del mondo. La coesione è paragonabile ad un sasso buttato nel mare dell’esistenza, che crea onde concentriche che si allargano. Proprio così, dobbiamo essere coesi come isolani , per poi allargarci ad una coesione regionale, meridionale e poi, via via, nazionale, europea, universale. L’uomo , da solo, è incompiuto, in quanto individuo nato per porsi in relazione con gli altri uomini. In questo senso, dopo la pandemia, avremo imparato ad essere uomini tra gli uomini, senza distinzione di confine territoriale, di razza, di religione, di sesso.

Come ha scritto il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti “ occorre oltrepassare il paradigma psicologico che ha occhi solo per l’interiorità e accedere al paradigma esistenziale, che concepisce l’uomo come un essere-nel-mondo (in-der-Weltsein) secondo la definizione di Heidegger”. Mi si obietterà che sta avvenendo proprio il contrario, vedi comportamenti di Stati che chiudono i confini, Capi di Stato che cercano, in difesa del proprio popolo, di fare i furbi anche a spese degli altri: ad esempio Trump, quando tenta di accaparrarsi, in esclusiva, da una ditta tedesca, il brevetto di un vaccino allo studio per debellare la pandemia. Quando, chi produce attrezzature sanitarie e dispositivi di protezione individuale indispensabili, ne blocca l’esportazione, per riservarle solo all’utilizzo interno. Ciò è vero, ma è vero anche che tali atteggiamenti stanno riscuotendo il biasimo dell’opinione pubblica mondiale che “sente” di navigare nella stessa barca, nella quale non si salverà solo qualcuno, ma o tutti o nessuno. Analogo discorso vale per l’economia, per il lavoro. Trump aveva illuso l’America di far galoppare l’economia col protezionismo e con i dazi: “America first”. Con la Borsa di New York che aveva galoppato oltre ogni aspettativa. Sembrava addirittura che si potesse bloccare l’epidemia allo stesso modo dei dazi all’importazione. E poi la presa d’atto di una realtà profondamente diversa: accesso della Covid 19 negli Stati Uniti e Borsa americana giù in picchiata. E così, nell’assoluta ed imprevedibile variante pandemica, si ritorna ad un vecchio dilemma che veniva intimato al malcapitato, dal rapinatore di turno: “ O la Borsa o la vita”. Ove per Borsa s’intende – ora- quella finanziaria. E la risposta dei malcapitati di tutto il mondo non può che essere, ancora una volta,” meglio la vita”! Perché finché c’è vita c’è speranza e si può riprendere a lavorare e a produrre reddito. Lo dimostrerà, presto, la Cina, da cui partì l’epidemia, Dopo essere precipitata del 15%, in un trimestre, nella produzione industriale, sta già – con largo anticipo sulle previsioni – riprendendo fiato economico e lavorativo. E così sarà anche per l’Italia, se non commetteremo gravi errori ( tra cui la tentazione di operare sciacallaggio politico a meri fini elettorali). E così sarà anche per Ischia, se capiremo che la nostra principale fonte di reddito, il turismo, è un’aspirazione ineliminabile dell’umanità e, prima o poi, si manifesterà di nuovo e, dopo una lunga pausa di paura ed inattività, forse ci sarà una voglia ancora più esplosiva di quanto possiamo oggi immaginare. Ma dobbiamo attivarci ed impegnarci da subito.

Dobbiamo avere la consapevolezza che presto, di fronte alla massa di denaro che l’Europa metterà in circolo per una ripresa ( tra l’altro – come annunciato da Ursula Von der Leyen- oltre alla massima flessibilità di bilancio, la Commissione Europea ci lascerà 12 miliardi di euro di fondi strutturali inutilizzati, che l’Italia avrebbe dovuto restituire per incapacità progettuale), dobbiamo attrezzarci, altrimenti perderemo ogni treno e, questa volta, nessuno ci restituirebbe ciò che non siamo stati capaci di utilizzare. Prendiamo atto che, in questo momento, i Comuni isolani non sono in grado di progettare e intercettare i fondi europei. E mi preoccupa molto che si pensa solo a chiedere assistenza allo Stato per ristoro dei danni subiti, senza il minimo sforzo di pensare a come far ripartire la macchina produttiva e turistica. Allora mi permetto di suggerire e sollecitare i nostri Comuni a ricorrere, in consorzio o in qualunque altra forma associata, ad un ente qualificato di consulenza esterna, ai fini dell’accompagnamento delle pratiche per il reperimento dei fondi. Già Invitalia, con il vertice Domenico Arcuri che – meritoriamente – è stato chiamato dal premier Conte a gestire gli acquisti centralizzati per l’emergenza sanitaria, aveva invitato, in un recente convegno a Lacco Ameno, gli imprenditori isolani e gli amministratori locali a tentare insieme di allestire ambiziosi progetti per intercettare gli innumerevoli incentivi offerti sul mercato europeo e nazionale.

Arcuri, di cui il nostro europarlamentare Giosi Ferrandino è buon amico, si era detto disposto, con la struttura da lui guidata, a supportare l’allestimento progettuale per lo sviluppo di Ischia. Non abbiamo scelta, o ci attrezziamo per varare, in tempi rapidi, progetti sensati per un importante rilancio o rimarremo irrimediabilmente nelle retrovie. Desidero offrire agli amministratori un suggerimento di un possibile partner qualificato di consulenza, a solo titolo di esempio. Non deve essere necessariamente l’ente che sto per indicare, ma deve comunque assomigliargli molto. L’ente che suggerisco è SINLOC Spa Italia (Sistema Iniziative Locali) con sede in Padova, partecipata da 10 Fondazioni bancarie (da Compagnia di S.Paolo alla Fondazione delle Province Lombarde, dalla Cassa di Risparmio di Bologna alla Fondazione di Sardegna ecc.) i cui settori d’intervento vanno dal Risparmio Energetico e Rinnovabili alla Trasformazione urbana e Valorizzazione Immobiliare, dalla Sanità e Welfare alla Mobilità e Logistica del Territorio, dall’Arte e Cultura al Turismo. Sinloc supporta numerose Regioni, Province, Comuni, Asl nella pianificazione strategica e business planning; strutturazione del passivo e negoziazione delle fonti di finanziamento; crea una duo diligence economico-finanziaria tra ente committente ed ente consulente; valuta l’impatto degli interventi ex ante ed ex post. Il progetto più recente che Sinloc porta vanti è “ Nesoi”, dedicato all’efficientamento energetico, in chiave di sostenibilità ambientale, di 2.400 isole d’Europa. Di tale progetto, Sinloc è capofila di un Consorzio Europeo. Riguarda, dunque, inevitabilmente anche le isole dell’arcipelago campano. Segnalo questa opportunità a Giosi Ferrandino e a tutti i Sindaci di Ischia, Capri e Procida.

Vorrei chiudere questo invito a guardare con fiducia al futuro economico, con la citazione di un grande Presidente americano, John Fitzgerald Kennedy, tratta dal suo libro “ Strategia di Pace- I discorsi della nuova frontiera”. JFK, il 16 aprile 1959, in un discorso al Congresso annuale alla Camera, disse: “ Oggi, la nostra nazione, più che dell’energia atomica, più che degli aerei o della potenza finanziaria ed industriale, ha bisogno di energia intellettuale…Non confondiamo, però, la forza intellettuale con la forza verbale. Infatti, più di ogni altra la nostra epoca ha prodotto parole. Ma le parole non bastano…Noi abbiamo bisogno soprattutto di un flusso costante di idee nuove e di un governo, di una nazione, di una stampa, di un’opinione pubblica che rispettino le idee nuove”. Ed è ciò che serve anche alla nostra piccola, ma importante realtà isolana: idee nuove e rispetto di esse da parte di amministratori pubblici, stampa locale ed opinione pubblica.

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